LA GUIDA DEI PERPLESSI

di Mosè MAIMONIDE  (Una breve introduzione)

 La pochezza e la divergenza di opinioni umane, crea una differente capacità di comprensione. I sensi, quando non sono in grado di percepire, si guastano facilmente. Chi tenta di studiare una scienza, senza averne l’intelletto, le basi o senza averne studiato le nozioni introduttive, è meglio che non si sforzi di comprendere ciò che non è in grado di raggiungere.

Secondo Maimonide, «i segreti della Legge» che Dio diede a Mosè, solo pochi eletti possono comprenderli, questo perché, oltre a conoscerne gli aspetti preliminari, esigono un lungo periodo di studi e una certa predisposizione naturale che non è di tutti. Alcune credenze possono essere accettate dal popolo solo come dogmi, per fede, senza un pensiero critico o un procedimento razionale, che la gente non comprenderebbe. La sua insistenza sul fatto che la fede dovesse andare d’accordo con la ragione rappresenta tuttora un principio valido.

Uno degli articoli di fede più importanti che Maimonide sostenne fu quello dell’incorporeità di Dio. Spiegare l’essenza di Dio tramite concetti fisici è impossibile. La materia è come un velo che impedisce di capire appieno la natura di Dio. Se si ricorre alle cose materiali, è solo per far capire al popolo gli attributi di Dio. Pur essendo lui un filosofo, afferma a chiare lettere la sua intenzione di parlare di filosofia solo nella misura in cui questa serve a meglio comprendere le dottrine della religione ebraica. Molte opinioni filosofiche non sono del tutto certe, ma probabili. Maimonide non condanna la filosofia, anzi per lui essa è utile e se messa nella giusta disposizione, può aiutare a una maggiore comprensione della conoscenza biblica. Ed è questo il metodo che ha seguito nella stesura della Guida.

Dio ha disposto la creazione materiale nel modo migliore per l’uomo. Se l’uomo soffre è dovuto alle imperfezioni, ai mali che lui si causa o che fa in sé, come i vizi morali. Maimonide afferma che Dio conosce tutti i pensieri e le azioni dell’uomo. Sarebbe assurdo che chi ha fatto ogni cosa ignori qualcosa che lui stesso ha creato. La conoscenza illimitata di Dio è perfetta ed esclude qualsiasi possibilità di ignoranza, essa è immutabile e copre anche le cose che non esistono ancora, e che dovrebbero verificarsi in futuro. (Isaia 46:10).

Dio è onnisciente e quando è implicato il suo proposito ne preordina il futuro. Le prove di fede di uomini singoli, come nel caso di Abramo con il figlio Isacco o di Giobbe, o come nel caso del suo popolo, non servono per far conoscere a Dio qualcosa che egli non sapeva, ma hanno valore dimostrativo ed esemplare, ossia per mostrare a tutti la fede di quella persona o di quel popolo. Comunque, Dio non preordina il destino di ciascun uomo, né prestabilisce il numero di quelli che otterranno la salvezza. Ognuno ha la facoltà di scegliere cosa fare della sua vita. (Deuteronomio 30:19, 20).

Maimonide argomenta che le azioni di Dio, non potendo essere inutili, hanno perciò un buon fine, razionalmente comprensibile. Ritenere il contrario è un’offesa a Dio. In certi casi Dio ha ordinato di compiere certe azioni religiose, come i sacrifici, non perché questi atti abbiano un’utilità razionalmente comprensibile, ma per favorirne un passaggio meno traumatico dall’idolatria (che li prevedeva) alla vera adorazione. Gli obiettivi della Legge sono ragionevoli e riguardano solo i casi frequenti, come ad esempio la pulizia fisica e morale e non quelli umanamente impossibili da soddisfare. Egli sottolinea che la vera adorazione è quella di chi, una volta compreso Dio, concepisce per Lui un amore intellettuale, concentrandosi sui pensieri di Dio. Grazie al suo Spirito, Dio protegge gli uomini in misura proporzionale alla fede da essi raggiunta.

A detta di Maimonide, il fine ultimo dell’uomo è la conoscenza di Dio, che va oltre ogni speculazione filosofica. Lo scopo della Guida è la spiegazione di termini che si trovano nelle Scritture Ebraiche. Non è quello di far comprendere tutti i termini profetici al volgo, e nemmeno ai principianti, né di insegnarle a chi si occupa di diritto della Legge (diritto ebraico talmudico). Lo scopo di quest’opera è di avvertire il devoto umile e che abbia una certa conoscenza della Legge ebraica e si sia perfezionato nella pratica religiosa e morale e ne abbia studiato i contenuti e che gli viene difficile capirne il senso giusto. Maimonide ne spiega i contenuti oscuri, cioè le metafore o le allegorie della Bibbia Ebraica che appaiono senza significato all’ignorante e al distratto. Per questo si chiama La guida dei perplessi, per aiutare chi è già sapiente ad assumere nel loro vero significato le varie metafore bibliche, le espressioni proverbiali e in particolare quelle che creano esitazioni come gli enigmi. (Osea 12:10; Ezechiele 17:2) La Guida si propone quindi di rafforzare il perplesso con i suoi ragionamenti, di guidarlo nella retta via e di liberarlo delle perplessità che lo assillano.

Per Maimonide, si deve tener conto anche dei vari cambiamenti, una cosa può apparire giorno e poi notte. E’ impossibile conoscere alla perfezione ogni cosa di Dio. Siamo illuminati a sprazzi, come il lampo di una notte tenebrosa durante un forte temporale. Riguardo a coloro che non sono mai colpiti da alcun ‘lampo’ non sanno né capiscono, procedono al buio. (Salmo 82:5; Giobbe 37:21). Per questo, il sapiente, quando parla deve abbondare di metafore variandole nel suo genere. (Isaia 6:9,10)

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Mosè Maimonide nasce a Cordova il 30 marzo 1138. Il padre era il giudice rabbinico. Per sfuggire alla persecuzione antiebraica promossa dai nuovi signori musulmani, la famiglia visse in diverse località. Colpito da una serie di sciagure familiari, inizia a dedicarsi all’attività di medico che lo porta a essere nominato medico personale di un potente ministro egiziano. Negli anni successivi accresce la sua fama di medico e di studioso. Acquista risonanza anche nel mondo arabo musulmano contemporaneo. Tra il 1180 e il 1190 scrisse la sua opera più importante: La guida dei perplessi, la ricerca dell’umanità di un punto fermo per superare le perplessità della vita. Scritta in lingua araba, la guida vuole essere di fronte alle contraddizioni apparenti tra la filosofia di Aristotele e la Legge, un punto di accordo, evidenziando come la filosofia può convivere con la religione, divenendo addirittura uno strumento per comprendere le Scritture. Si dice che “da Mosè a Mosè, non c’è stato nessuno come Mosè”, tanta era l’ammirazione per questo filosofo e giurista ebreo. Ebbe il merito di ridefinire l’intero sistema giudaico, dove seppe unire le varie correnti.

Un ponderoso tomo di 800 pagine, La guida dei perplessi, edita da UTET. Un libro per chi vuole approfondire le Scritture Ebraiche dal punto di vista di una figura rinascimentale vissuta prima del Rinascimento. Uno studioso, considerato dagli ebrei “il secondo Mosè”.

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­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­­Ci sono alcuni punti fra i tanti che ci sembra doveroso sottolineare. Maimonide non è contro tutta la Filosofia, anzi essa, se usata saggiamente, può essere utile per comprendere meglio le Sacre Scritture. La Bibbia non può essere compresa da tutto il volgo. Ci sono cose che il volgo deve accettare per fede, perché la loro capacità intellettiva è molto limitata. Non si può quindi pretendere che ogni devoto sia anche un esegeta del suo credo e spieghi razionalmente ogni precetto biblico. Molti insegnamenti sono accettati dalla maggioranza in maniera acritica. In genere sono pochi coloro che hanno le capacità di razionalizzare e spiegare dovutamente ogni metafora e allegoria biblica.

Questa è una prerogativa di coloro che hanno una base di conoscenza, hanno già studiato le scienze, conoscono le nozioni preliminari, hanno studiato per un lungo periodo, e hanno una certa predisposizione naturale e spirituale che non tutti posseggono. Anche se alcuni accettano la verità seguendo dei ragionamenti razionali, non si può pretendere che la maggioranza segua questo procedimento. Si accetta la verità per razionalità ma anche per fede. Non si può quindi pretendere che la maggioranza dei tdG spieghino per filo e per segno ogni scrittura.

Quello che ci chiediamo è se tutti i tdG nominati abbiano le qualità, le capacità e una tale conoscenza da poter guidare le congregazioni e trattare con sapienza i problemi e saper applicare le norme di giustizia di Geova con saggezza ed equilibrio, e aggiungiamo: con istruzione e giusta filosofia. Non deve essere condannata l’istruzione superiore in sé a favore di un’ignoranza delle Scritture e della sua conoscenza. Ma vanno condannati coloro che nelle congregazioni si sentono istruiti e che non lo sono, come nel caso di certi anziani e sorveglianti, che siedono sulla cattedra di Mosè senza averne titolo. Con quale istruzione certi nominati trattano i casi degli inattivi? E’ corretto che costoro che hanno poteri decisionali molto importanti guidino le congregazioni pur avendo limiti intellettivi, nonché spirituali? Come possono “essere qualificati per insegnare” se le loro capacità sono limitate? (1 Timoteo 3:2-7).

La Bibbia chiama il cristiano “insegnante” proprio per questo, che sia “veramente” un insegnante. Non vogliamo dire che per essere un insegnante un cristiano debba possedere tutta la conoscenza di questo mondo, ma nemmeno si puo definire insegnante uno che conosce “quattro cose” e sta sul podio solo per ripeterle e che per primo lui non ne capisce la profondità, le metafore, gli enigmi. L’insegnante faccia l’insegnante e il discepolo il discepolo. O si è l’uno o l’altro. Perciò, tutti coloro che sono stati nominati “maestri” senza esserne all’altezza o che presumono di averne titolo, ascoltino attentamente il monito di Giacomo, che dice: “Non molti di voi divengano maestri,  fratelli miei, sapendo che riceveremo un più grave giudizio”. Giac 3:1.

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