LA LETTERA

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Scelgo il vostro sito per inserirmi anch’io nel dibattito di questi giorni sull’ultima lettera che il Corpo direttivo ha scritto alle congregazioni mondiali. Sono inattivo da alcuni anni e pur non partecipando alle varie attività di congregazione seguo con particolare interesse gli sviluppi teocratici dell’organizzazione.

Scrivere lettere è sempre stato un aspetto peculiare del cristianesimo originale. Non dimentichiamoci che i primi cristiani erano quasi tutti ebrei che tenevano in gran considerazione, come anche Gesù, i libri della loro tradizione.

Il giudaismo era considerato «la religione del libro». Era unica nel suo genere perché credeva in un unico Dio, sacrificava animali in un unico tempio (a Gerusalemme) ed enfatizzava attraverso gli scritti, la sua antica tradizione e le istruzioni ricevute da Dio per adorarlo. Perciò, i primi cristiani seguirono questo tipo di tradizione per comunicare fra loro.

Occorre sottolineare che molti fra i primi cristiani, come la maggior parte della popolazione sotto l’Impero romano, erano analfabeti. Per questo motivo le lettere assumevano un ruolo fondamentale nell’adorazione. Le lettere circolavano in tutte le congregazioni fin dai primi tempi. Esse legarono le comunità fra loro, unificandole nella fede e nella pratica. «Vi impongo per il Signore il solenne obbligo che questa lettera sia letta a tutti i fratelli e le sorelle», scrisse Paolo ai tessalonicesi (1 Tes. 5:27).

In questo caso, Paolo insiste che sia letta e accettata come autorevole. Inoltre è «felice chi legge ad alta voce e quelli che odono le parole della profezia» afferma Rivelazione 1:3. Si leggeva, quindi, ad alta voce e si ascoltava la profezia. In Colossesi 4:16 si legge: «E quando questa lettera sarà stata letta fra voi, disponete che sia letta anche nella congregazione dei laodicesi e che voi leggiate quella da Laodicea».

Qui si parla di una lettera ai laodicesi che è andata perduta. C’era abbondante letteratura che circolava in quei tempi, fin quando qualcuno non decise di canonizzarne alcune e considerarne altre non ispirate. Non che lo Spirito di Dio abbia bisogno degli uomini per stabilire ciò che gli appartiene e no. Certamente, lo Spirito Santo ha guidato le cose in modo tale che fossero inserite nel canone le giuste lettere ispirate che oggi conosciamo.

Se gli scrittori scrivevano per i cristiani, si presume che chi li leggeva fossero cristiani. Le cose allora erano diverse da oggi sia a livello scolastico sia tecnologico. Eppure, basti pensare che in un’epoca evoluta come la nostra, molti pur sapendo leggere, non sono in grado di comporre correttamente una frase scritta.

Siccome la stragrande maggioranza delle persone di allora non sapeva né leggere né scrivere, esistevano «lettori» e «scrittori» che si occupavano di questo. Tra i primi cristiani pochi erano istruiti nonostante il cristianesimo sia considerato «la religione del libro».  Da ciò si capisce il senso delle parole di Paolo di far leggere a tutti la sua lettera.

Le lettere, perciò, venivano lette ad alta voce nelle varie comunità, da coloro che erano in grado di leggere così che gli illetterati potessero ascoltarle, comprenderle e approfondirle. Sebbene il cristianesimo delle origini fosse composto per lo più dagli strati sociali più umili e ignoranti, era una religione molto legata alle lettere.

il-libro-dei-libri-museo-biblico-gerusPerché ho voluto iniziare questa considerazione con una breve storia delle lettere tra i primi cristiani? Perché anche oggi c’è un legame atavico con le lettere. Precisiamo subito che lettere scritte dal corpo direttivo non sono ispirate e quindi sono soggette a modifiche e a cambiamenti.

Oggi, rispetto ai primi secoli, quasi tutti i testimoni di Geova sanno leggere e scrivere. Abbiamo la Bibbia completa cui rivolgerci per sapere cosa pensa Geova di un determinato argomento. Eppure, continuiamo a dipendere dalle lettere che scrivono ai vertici.

Affidiamo troppo il nostro credo a uomini, facendo fede a scritti che lasciano il tempo che trovano. Quando ascoltiamo una lettera di uomini, nulla ci vieta nella nostra mente di esaminarla e valutarla dovutamente se questo è fatto in una società libera e democratica.

Il problema è che i testimoni di Geova, non seguono questo metodo di analisi, perché non sono stati abituati a farlo sin dai primi approcci con la verità biblica. Il metodo che si continua a seguire è sempre lo studio della Bibbia attraverso una rivista, un libro o un opuscolo stampato che la spiega. Non che ciò sia sbagliato.

Ma non è corretto attribuire motivi errati quando nel tempo qualcuno sostiene senza polemiche e dissensi, con argomentazioni valide e bibliche la differenza di quanto scritto con quanto, si legge nella Bibbia. Il vero cristianesimo si basa sulla «capacità intellettuale [percezione mentale] di acquistare conoscenza del vero». (1 Giov. 5:20).

Anche, se per amor del vero, bisogna dire che la semplice conoscenza o capacità intellettiva non basta per avere il favore di Dio. Queste cose da sole non trasformano la mente secondo la volontà di Dio. Questo vale anche per chiunque spande conoscenza e interpretazioni a destra e manca nell’organizzazione di Dio.

Rendere disponibili le nostre capacità intellettuali alla guida dello Spirito di Dio e della sua Parola è sicuramente uno dei metodi fondamentali per comprendere e valutare le cose che vengono portate alla nostra attenzione. Non si tratta di ubbidire o no a chi scrive, la vera ubbidienza, in realtà, si mostra in tanti altri modi.

Il problema sorge quando si pretende di adeguare per forza le nostre capacità cognitive a quelle di chi scrive, sapendo per esperienza che molte cose di quelle scritte oggi, subiranno in futuro cambiamenti a volte contrastanti fra loro.

Accettiamo come «verità» più le lettere e letteratura che il comitato scrittori scrivono (uomini neanche unti), piuttosto quanto leggiamo nella Bibbia. Finché si adotterà questo metodo, ci saranno sempre incomprensioni, perplessità, frustrati, rimossi, disassociati e inattivi.

Cari saluti

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Commenti (1)

  • Anonimo

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    Condivido appieno.

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