La libertà in gabbia-no

cover il gabbiano

Espulso dagli anziani del suo stormo per i modi diversi di interpretare il volo, diventa per milioni di lettori il simbolo di chi si ribella al rigido conformismo per ubbidire alla sua coscienza, nonostante i pregiudizi e la condanna degli altri.

Si tratta di un breve romanzo di Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston. L’episodio in questione è quello in cui Jonathan viene processato dal Consiglio degli Anziani.

     Quando lo sapranno – pensava -, quando sapranno delle Nuove Prospettive da me aperte, impazziranno di gioia. D’ora in poi vivere qui sarà più vario e interessante. Altro che far la spola tutto il giorno, altro che la monotonia del tran-tran quotidiano sulla scia dei battelli da pesca! Noi avremo una nuova ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre dell’ignoranza, ci accorgeremo d’essere creature di grande intelligenza e abilità. Saremo liberi! Impareremo a volare!

       L’avvenire gli appariva tutto rose e fiori.

      Appena toccò terra vide che i gabbiani erano riuniti in Assemblea Generale. Ed aveva tutta l’aria di trovarsi in riunione già da tempo. Fatto sta che aspettavano proprio lui. “Il gabbiano Jonathan Livingston si porti al centro dell’Emiciclo!” ordinò l’Anziano. Il suo tono di voce era quello delle grandi cerimonie.

       E quell’ordine è sempre foriero o di grande vergogna o di grandi onori. E’ lì al centro dell’Emiciclo che, appunto, ai capi gabbiani che più si sono distinti viene reso onore dal Consiglio.

       Ma sì, pensò Jonathan, stamattina mi hanno visto. Tutto lo Stormo ha assistito alla mia impresa. Ma io non voglio onori. Non aspiro ad essere un capo. Io desidero solo farli partecipi delle mie scoperte, mostrar loro i magnifici orizzonti che ora si sono aperti per noi tutti.

       E si fece avanti.

       “Il gabbiano Jonathan Livingston” l’Anziano proclamò “viene messo alla gogna e svergognato al cospetto di tutti i suoi simili!”

       Fu come se l’avessero colpito con un randellata. I ginocchi gli si sciolsero, le penne gli si fecero flosce, le orecchie gli ronzavano. Messo alla gogna? lui? ma no, impossibile! e la sua Grande Impresa? le Nuove Prospettive? Non hanno capito niente! C’è un errore! Si sbagliano di grosso!

       “…per la sua temeraria e irresponsabile condotta,” intonava la voce solenne “per esser egli venuto meno alla tradizionale dignità della grande Famiglia de’ Gabbiani…”

       Questo significava ch’egli sarebbe stato espulso dal consorzio dei suoi simili, esiliato, condannato a una vita solitaria laggiù, sulle Scogliere Remote.

       “…affinché mediti e impari che l’incosciente temerarietà non può dare alcun frutto. Tutto ci è ignoto, e tutto della vita è imperscrutabile, tranne che siamo al mondo per mangiare, e campare il più a lungo possibile.”

       Nessun gabbiano, mai, si leva a protestare contro le decisioni del Consiglio, ma la voce di Jonathan si levò. “Incoscienza? Condotta irresponsabile? Fratelli miei!” gridò. “Ma chi ha più coscienza d’un gabbiano che cerca di dare un significato, uno scopo più alto all’esistenza? Per mill’anni ci siamo arrabattati per un tozzo di pane e una sardella, ma ora abbiamo una ragione, una vera ragione di vita… imparare, scoprire cose nuove, essere liberi! Datemi solo il tempo di spiegarvi quello che oggi ho scoperto…”

       Ma lo Stormo pareva di sasso, tant’era impassibile.

       “Non abbiamo più nulla in comune, noi e te” intonarono in coro i gabbiani, e, con fare solenne, sordi alle sue proteste, gli voltarono tutti la schiena.

        E il gabbiano Jonathan visse il resto dei suoi giorni esule e solo. Volò oltre le Scogliere Remote, ben oltre. Il suo maggior dolore non era la solitudine, era che gli altri gabbiani si rifiutassero di credere e aspirare alla gloria del volo. Si rifiutavano di aprire gli occhi per vedere.

 

gabbiano in volo

Nell’episodio che coinvolge Jonathan e il Consiglio dell’Assemblea Generale, non si può che visualizzare una scena molto nota tra i testimoni di Geova. Non si può non vedere molti inattivi emarginati, altri che sono stati allontanati ingiustamente, altri ancora che non vogliono conformarsi a ciò che viola la propria coscienza. Come il gabbiano Jonathan, molti Testimoni sono persone innovative i cui intenti non vengono compresi, spesso fraintesi, al punto di essere evitati dai loro stessi compagni, criticati aspramente per certe iniziative prese, come quelle di aiutare gli inattivi. C’è in questo libretto una metafora della perseveranza nelle prove e in tutto quello che si crede sia la cosa giusta da fare. Altri, invece, per paura di essere cacciati dal gruppo fanno finta di niente. Per il gabbiano Jonathan, l’esilio dal gruppo non è stata un’esperienza negativa, anzi e’ diventata una grande opportunità per ampliare le conoscenze della propria esistenza, per capire molte cose…

 

 

 

 

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