LA MALATTIA DEL BUON SAMARITANO

Si tratta di una malattia che prende forma quando il proprio impegno altruistico viene mal ripagato

La maggioranza dei testimoni di Geova non è solo in prima linea per Geova e Gesù, ma largheggia in molti casi i suoi sforzi e il suo tempo nelle varie attività dell’organizzazione. Le conseguenze –  frutto di libere scelte –  possono avere effetti gioiosi ma anche depressivi. Le cause sono diverse e non si può generalizzare.

Com’è possibile che i testimoni di Geova mantengano un atteggiamento positivo? La vera gioia è una qualità del cuore, una qualità interiore, spirituale. (Proverbi 17:22) È un frutto dello spirito di Dio. (Galati 5:22)

Non dipende da fattori esterni, né dall’atteggiamento dei propri conservi cristiani. Dipende dallo spirito santo di Dio. E deriva dalla profonda soddisfazione interiore di sapere che si possiede la verità e la speranza del Regno e che ogni cristiano sta facendo ciò che piace a Geova.

Si deve – per onestà intellettuale – riconoscere che c’è la tendenza di alcuni a considerare il proprio corpo come un ostacolo all’efficienza. Costoro desiderano a ogni costo sentirsi approvati e gratificati. Non che ciò sia sbagliato in sé, ma purtroppo, una tale corsa all’elogio e alla lode, può portare il cristiano a un conflitto con i limiti del proprio corpo, a “bruciarsi”.

Alcuni vivono questa fatica come un ostacolo al proprio progresso teocratico, una fatica che sorge dalla tensione di soddisfare le richieste di chi guida le congregazioni, senza tener conto dei limiti delle proprie forze. È come se la mancanza di raggiungimento di certi obiettivi fosse solo colpa delle proprie incapacità fisiche e mentali. Il cristiano quando arriva a questo stadio, non sopporta più i conflitti e cerca un riparo nella solitudine, pensando di gestire meglio i problemi.

In realtà è in questo periodo che ha inizio un processo di “spersonalizzazione”. Il cristiano perde ogni contatto con sé stesso e con i suoi bisogni. Invece di rallentare e prendere fiato, permette al suo corpo di essere sottoposto a una forte accelerazione fisica. A questo punto, la fatica repressa, esplode con violenza e infiamma” il corpo “bruciandolo” fino a ridurlo in cenere.

    Su come gestire il burn-out, vedi Svegliatevi!  settembre 2014

 Spesso, questa malattia è la conseguenza di un altruismo mal ripagato.

Sotto la veste della lusinga, i presunti pastori, riducono la pecora in uno stato di tale sudditanza da privarla di ogni possibilità di venirne fuori, se non con le ossa rotte. Sviluppare un’immagine positiva di se stessi non è sbagliato. Il problema sorge quando alcuni sfruttano questo naturale desiderio per spingerli ad accettare compiti difficili e gravosi.

Spesso si sente dire: “Questi uomini sono stati nominati dallo Spirito Santo”, “disubbidire a loro è mancanza di rispetto e sottomissione a Geova e Gesù”, oppure “attento a quello che dici, potresti diventare un apostata”. Questi avvertimenti sono in molti casi appropriati, ma non sono giusti, quando mirano a difendere a ogni costo una direttiva, a esigere cieca ubbidienza e ad accettare passivamente ogni regola, che in molti casi si rivela un disastro emotivo e spirituale.

La sindrome del buon samaritano o della crocerossina indica un comportamento caratterizzato da un estremo altruismo che si concretizza nell’attenzione eccessiva ai bisogni degli altri.

Il vero cristianesimo si basa sull’amore altruistico ed è l’aspetto principale per riconoscere i veri cristiani. (Giovanni 13:34, 35; Giovanni 15:13) Questa concezione dello spirito altruistico viene confusa da alcuni con una profusione di azioni che vanno al di là dei propri mezzi e della ragionevolezza cristiana.

L’esortazione ad avere molto da fare nell’opera del Signore deve essere equilibrata con la cautela raccomandata in Ecclesiaste 9:4, dove è scritto: “Un cane vivo è meglio che un leone morto”. Sì, un cane vivo, anche se disprezzato da alcuni, sta meglio di un leone morto, che pure è un animale che molti considerano regale.

Se si mostra equilibrio e si ha debita cura della propria salute, si rimane in vita e si può continuare ad agire. I morti non partecipano a nessuna attività. Usando giudizio si possono trovare un equilibrio ragionevole che permetta di sbrigare le cose necessarie senza perdere la gioia.

Il cristiano coscienzioso si sente in dovere di aiutare chi soffre e corre ovunque ci sia bisogno, sacrificando tempo, energie, a volte andando ben al di là di quelli che sono i suoi compiti. Avere molto da fare non significa essere o non essere felici. Le persone più impegnate possono essere tra le più felici se sono ragionevoli, ottimiste e usano giudizio così da mantenere l’equilibrio.

Nell’illustrazione del pastore che cerca la pecora smarrita, Gesù fa riferimento, non solo agli sforzi che il pastore compie nella ricerca, ma soprattutto alla felicità che ne deriva dopo averla trovata: “se la mette sulle spalle con gioia” e “fa festa con gli amici e i vicini rallegrandosi”. Luca 15:4-7)

Anche nella parabola del samaritano, Gesù indica che il samaritano dopo aver prestato le cure necessarie e preso disposizioni con il locandiere per la guarigione successiva dell’uomo ferito dai ladroni, andò via con la promessa che sarebbe ritornato per accertarsi di come siano andate le cose. Il samaritano, dopo aver fatto ciò che poteva, si prese cura della sua vita ritornando alle sue attività. Successivamente, quando avrebbe ripreso le sue forze per rimettersi nelle condizioni ideali, si sarebbe accertato delle condizioni di quell’uomo. (Luca 10:30-35).

Una presa in carico dei bisogni di una pecora comporta una grande responsabilità e un impegno fisico ed emotivo non indifferente. Lo sanno bene coloro che si devono far carico di un familiare non più autosufficiente o di pastori delle congregazioni con i proclamatori che necessitano di attenzioni e cure particolari. Non è raro che alcuni di loro cadono vittime di burnout. Apprezziamo di cuore gli sforzi di questi amati fratelli e sorelle.

D’altronde, non vogliamo che tale presa in carico li svuoti e li privi dell’energia necessaria per continuare a servire Geova.

_____

Vedi anche:

Ali bruciate

Ci sono proclamatori sensibili ed entusiasti, anziani amorevoli, beteliti eccellenti, pionieri e sorveglianti zelanti. Sono veramente dei cari fratelli. Ed è proprio per questo motivo che molti collassano. Hanno volato troppo in alto per lungo tempo.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA