La mania delle regole

Ma le regole a cosa servono?

I veri cristiani sono incoraggiati a camminare secondo una “regola di condotta”, che ha relazione con l’esercizio della fede nel sacrificio di Gesù (Galati 6:16). Questa norma dirige in maniera consistente la vita di ogni cristiano ed esercita un’influenza potente nel suo comportamento. Il cristiano è avvertito di non camminare “secondo le cose elementari del mondo”, cioè i principi che regolano la vita di questo mondo umano in contrapposizione alle cose profonde dello Spirito di Dio (Colossesi 2:8, 9). Esistono quindi regole divine e umane.

Nell’organizzazione di Geova le regole servono per rendere ordinato lo svolgimento delle loro attività (1 Corinti 14:33, 40). I cristiani non potrebbero nemmeno radunarsi insieme se non avessero delle regole su quando, dove e come tenere le adunanze (Ebrei 10:24, 25) Anche collaborare con le ragionevoli norme stabilite da coloro che hanno autorità nell’organizzazione è un modo per camminare “secondo la regola di condotta” lasciata da Cristo (Ebrei 13:17).

Purtroppo, nelle congregazioni  troviamo i cosiddetti “spadroneggiatori” (1 Pietro 5:2), nominati che aggravano il peso dei fratelli imponendo le loro idee personali in questioni di natura personale, cosa che invece ogni cristiano deve decidere in base  al suo amore per i principi biblici. Alcuni di questi nominati che spadroneggiano nelle congregazioni hanno il cerume di ferro nelle orecchie e non possono comprendere le parole di Paolo: “Non che noi siamo i signori sulla vostra fede, ma siamo compagni d’opera per la vostra gioia, poiché voi state in piedi mediante la vostra fede”. (2 Corinti 1:24)

Bisogna spiegare a questi paladini dall’armatura d’acciaio inox qual è la differenza tra una legge e un suggerimento. I suggerimenti sono soltanto delle dritte, dei consigli, delle raccomandazioni che il CD dà attraverso le pubblicazioni, e che ogni cristiano deve sentirsi libero se farne uso oppure no, mentre le poche Leggi scritte nella Bibbia provengono direttamente da Dio e vanno rispettate in modo obbligatorio. Alcuni di questi “spadroneggianti” della fede altrui confondono i suggerimenti, che vanno intesi come abitudini, come consuetudini, per delle regole ferree cui ubbidire senza se e senza ma. E chi non ubbidisce, viene considerato, secondo loro, poco teocratico.

Un anziano che non tiene amorevolmente conto della “regola di condotta” del Cristo, è egli stesso realmente teocratico? Per essere teocratici, ‘fate tutte le vostre cose con amore’ disse Paolo (1 Corinti 16:14). Un anziano armato di tutto punto, che guerreggia nelle congregazioni con la sua armatura medievale e con un forte accumulo di ferro a livello cerebrale, potrebbe privare certi fratelli e sorelle della gioia di servire Geova e che col tempo potrebbero diventare inattivi: è questo che non è assolutamente teocratico.

Quelli che insistono con pignoleria sull’osservanza delle regole dovrebbero ricordare che fra i regolamenti che Israele doveva “aver cura di eseguire” c’era questo: “Ti devi rallegrare dinanzi a Geova tuo Dio in ogni tua impresa”. (Deuteronomio 12:1, 18) Qualsiasi cosa facciamo nel servizio di Geova dovrebbe essere una gioia, non un peso. I sorveglianti, se non stanno attenti, possono privare alcuni fratelli della gioia. Per esempio, se fanno paragoni, lodando quelli che predicano tanto, implicitamente potrebbero criticare quelli che per motivi seri e scritturali non possono predicare più delle loro necessità. Non potrebbe questo farli sentire inutilmente in colpa e privarli della gioia? Attenzione, quando si perde per troppo tempo la gioia di servire Geova, si è a un passo dall’inattività.

Le poche ore che alcuni possono dedicare alla testimonianza pubblica potrebbero rappresentare uno sforzo maggiore delle molte ore dedicate alla predicazione da altri che forse sono più giovani, hanno una salute migliore o si trovano in circostanze diverse. Sotto questo aspetto, gli anziani non devono giudicarli. È a Gesù che il Padre ha dato l’“autorità di giudicare”. (Giovanni 5:27) In termini di amore per Geova, quegli sforzi fatti da alcuni nel ministero di campo possono ben essere al di sopra delle tante ore predicate da altri.

I sorveglianti, nei loro discorsi dovrebbe avere come obiettivo quello di incoraggiare i fratelli ad accrescere il loro ministero e aiutarli a fare con gioia quello che possono. (Galati 6:4) Se li si aiuta a fare con gioia quello che possono, questa gioia probabilmente darà loro la forza di accrescere la loro attività cristiana laddove è possibile. Il desiderio di edificare la congregazione dovrebbe spingere il cristiano a imitare Dio anziché seguire la tendenza umana a stabilire un gran numero di regole. Da molto tempo alcuni servitori di Dio hanno ceduto alla tendenza di dominare i propri simili per mezzo di regole opprimenti.

La maniera gradita a Dio di aiutare qualcuno a progredire verso la maturità non consiste nello stabilire molte regole. Anche quando qualcuno sta effettivamente seguendo una condotta che sembra estremistica o pericolosa, la soluzione migliore non è quella di imporgli il rispetto di una regola restrittiva. Il modo indicato da Dio è che persone qualificate cerchino di ristabilire chi sta sbagliando ragionando con mitezza con lui. (Galati 6:1).

Dopo aver cancellato la Legge, Dio non diede ai cristiani una lunga lista di regole su quasi tutti gli aspetti della vita, come se quello fosse il modo per mantenerli forti nella fede. Nella sua Parola dà consigli chiari su molte cose. Eppure, in misura assai più ampia degli israeliti, siamo responsabili di imparare e applicare i princìpi biblici. Gli anziani possono edificare altri aiutando i fratelli a individuare e a ponderare questi princìpi anziché semplicemente cercare o stabilire regole.

Gli anziani “quadrati” devono imparare che, a seconda del grado di conoscenza e di progresso verso la maturità, i fratelli e le sorelle possono fare scelte diverse fra loro e devono rispettarle. Molte cose variano da paese a paese, a volte anche tra congregazioni vicine o tra famiglie della stessa congregazione. Che tali anziani pensassero ad applicare le loro regole a se stessi e alle loro famiglie, e lasciassero ad altri la libertà di decidere cosa è meglio fare, invece di farli inciampare e allontanarli dalle congregazioni. Ma questo genere di anziani “spadroneggiatori” e rigidi mentalmente perché non scelgono la via dell’inattività all’interno delle congregazioni, facendo felici molti proclamatori e anche altri anziani?

Non si può giudicare la qualità di un atto prendendo come unico riferimento delle regole codificate, redatte con precisione e infine interpretate e commentate. Quello che immobilizza e rende malate le persone è quest’obbligo maniacale di considerare ogni loro atto in funzione del codice, per paura delle pene e del giudizio di uomini, che ricoprono la carica e l’autorità di servitori di Dio. Questi sono giudici e accusatori, persino nel dettaglio di un gesto spontaneo e naturale.

E’ vero che “ogni cosa abbia luogo decentemente e secondo disposizione”. Ma il contesto mostra che il principale interesse di Paolo era “l’edificazione della congregazione”. (1 Corinti 14:12, 40) Egli non manifestò affatto la tendenza a stabilire un’infinità di regole, come se il suo obiettivo primario fosse l’assoluta uniformità o la massima efficienza. Egli scrisse: “Il Signore [ci diede l’autorità] per edificarvi e non per abbattervi”. (2 Corinti 10:8).

Non è facile equilibrare la fermezza con la flessibilità. Le imperfette creature umane sembrano inclini per natura ad andare agli estremi. Tuttavia i cristiani che si sforzano d’essere fermi ma flessibili saranno largamente ripagati. Poiché, in particolare gli anziani, cercano d’essere flessibili, avranno migliori rapporti con gli altri e risparmieranno a molti fratelli in fede seri problemi emotivi.

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