La maschera del personaggio “giusto”

Preoccupati delle minacce alla nostra immagine, ci trinceriamo dietro una facciata curata nei minimi particolari.

Il nostro egoismo, non solo nega la realtà, ma la riconfigura eliminando ogni traccia che possa far risalire alla vera natura della nostra identità. Col tempo, la frustrazione sale perché ci accorgiamo che abbiamo perso tante occasioni per realizzare le nostre potenzialità.

Esistiamo solo per proteggere il personaggio “giusto” che ci siamo inventati. Il nostro vero io non esiste più e ci sentiamo vuoti dentro. Ci inventiamo di tutto e di più e indossiamo la maschera immaginaria di quello che vorremmo essere.

Odiamo lo “specchio di Giacomo” come la strega cattiva odiava sentirsi dire la verità dallo specchio magico. Ci guardiamo in questo specchio sperando di non vedere riflessa la nostra vera faccia. Sennonché, prendiamo atto della nostra vera natura e la nascondiamo prima a noi e poi agli altri. Nolenti o volenti, ora facciamo parte di quella schiera di ascoltatori non praticanti. (Giacomo 1:23)

Sappiamo bene che la profondità delle parole di Dio hanno il potere di dividere le parti che saldano le giunture delle cavità ossee dove il midollo “è tenuto in umido” (Giobbe 21:24, nota in calce).

Eppure facciamo finta di niente, anche quando le parole affilate di Geova fendono il nostro spirito dall’anima e fanno chiarezza tra l’oscurità dei nostri pensieri e le intenzioni nascoste del nostro cuore. (Ebrei 4:12)

Ci ripieghiamo nel personaggio che altri vedono di noi per guadagnarci le lodi e la loro approvazione. Amiamo il personaggio e odiamo la nostra natura. Non siamo mai sazi di sfilare in questa passerella tra la gente. E se qualcuno ci riempie di affetto e lusinghe senza conoscerci interiormente, percepiamo questo flusso come qualcosa di contaminato.

Siamo diventati come le “cisterne rotte” di Geremia 2:13, che non possono trattenere l’acqua viva di Geova. Come cristiani mascherati non siamo mai sazi, più acqua versiamo in questa cisterna e mai la riempiamo. Fintantoché qualcuno versa l’acqua ci sentiamo soddisfatti, se smette di adularci, la cisterna si svuota rapidamente e bramiamo la sete.

Un vuoto interiore non sarà mai colmato da qualcosa di esterno. Chi cerca l’approvazione dagli altri per aumentare la sua autostima è come un pozzo senza fondo. Non sarà mai appagato, come non lo è l’insaziabile che “ama l’argento e le ricchezze delle sue entrate” (Ecclesiaste 5:10).

Siamo stati creati per amarci in modo cristallino e quando perdiamo il rispetto di noi stessi ci mascheriamo e ci rivolgiamo a chi ci sussurra dolcemente all’orecchio le cose che vogliamo sentire (2 Timoteo 4:3).

Quando attraversiamo momenti di scoraggiamento, quando siamo carenti di autostima, tendiamo ad allontanare proprio quelle persone che vogliamo avere nella nostra vita. Respingiamo i nostri fratelli perché non riusciamo più a concepire come mai un nostro conservo in fede possa amare uno come noi.

E qualunque forma di affetto o di gentilezza ci venga rivolta, diventa difficile accettarla. Tali dimostrazioni di sincero interesse ci confondono. Il messaggio che riceviamo dal nostro profondo io è chiaro: respingi i fratelli prima che siano loro a respingere te.

Con questo atteggiamento di rifiuto manipoliamo – a volte anche in modo aggressivo – gli eventi e chiunque ci presta ascolto, soprattutto on line. Una volta raggiunto un punto di bassissima considerazione di sé, proviamo un potente impulso a criticare qualsiasi autorità, a oltrepassare i limiti e a offendere coloro i quali, un tempo ci erano fratelli.

Siamo arrabbiati con noi stessi e alla fine ce la prendiamo col mondo intero, in particolare con quelle persone che ci sono o ci sono state vicino.

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