La misericordia dimenticata

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Una società senza misericordia.

Molti si sono rassegnati a vivere una vita priva di misericordia. Molti altri pensano ai loro interessi e alla posizione che occupano. E’ un atteggiamento che si riscontra anche nella vita cristiana. La concezione di congregazione è diventata sempre più una questione di «organizzazione» e meno di «popolo». Fra i testimoni di Geova è sorta una concezione moderna di Atti 15:14. Questa scrittura evidenzia l’attenzione di Geova alle nazioni, «per trarne un popolo per il suo nome».

Oggi si è adempiuta in chiave moderna: Geova ha rivolto l’attenzione, non alle nazioni, ma al suo popolo per trarne «un’Organizzazione per il suo nome». Un’organizzazione siglata JW e relativi punti e altre siglette abbreviate. Da più parti c’è la consapevolezza che l’Organizzazione pensi più alle sue esigenze che a quelle del popolo di Geova.

C’è una percezione al nostro interno, non di un popolo ma di un’organizzazione «astratta», riferita più al Corpo Direttivo e ai vari comitati, che a tutti i testimoni di Geova che ne fanno parte.Si ha l’impressione che la parola popolo sia scomparsa dal vocabolario dei testimoni di Geova.

Abbiamo perso il senso di collettività omogenea, di persone accomunati da una lingua (quella della Bibbia), dalle origini (quelle cristiane), e dalle tradizioni, quelle che fino ad alcuni anni fa ci identificavano in maniera inequivocabile come «quelli di Geova». Oggi siamo diventati digitali e per questo ci vedono poco di casa in casa.  «Siamo quelli del sito Jw.org».

Popolo e organizzazione sono due cose diverse, pur se collegate fra loro. «Organizzazione» in genere è un termine che riguarda le attività, la loro efficienza e funzionalità, mentre popolo si riferisce a un insieme di persone. Alla domanda: «Se è necessario far parte di un’organizzazione religiosa», la risposta di JW.org è sì, e ne spiega i motivi. Nella spiegazione si dice anche, che una persona pur facendo parte di una religione organizzata, può non piacere a Dio se il suo modo di adorare è ininfluente.

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«Gli unti pensano troppo al cielo e meno alla terra», si sente dire fra di noi. A furia di pensare troppo alle cose celesti, si sono dimenticati delle cose terrene. «Cercare prima il Regno» è diventato uno slogan che convince poco. Sembra quasi che alla terra (intesa come persone), gli unti ci penseranno dopo, nel nuovo mondo. Siamo d’accordo che le cose celesti hanno la priorità, quando queste però, sono in relazione con il Regno di Dio.

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Domanda: «Si può definire celeste, l’immenso patrimonio ‘terreno’ di proprietà dei vari enti legali Watch Tower?». Ma il profeta non scrisse che Geova avrebbe scrollato «le cose desiderabili (preziose) di tutte le nazioni», per andare da lui? (Aggeo 2:7).

Sono i Testimoni o gli immobili le cose più preziose agli occhi di Geova? Non crediamo che la «Gerusalemme celeste» si cerchi o si costruisca qui sulla terra, attraverso una serie di operazioni finanziarie e immobiliari muovendo milioni di dollari in transazioni bancarie.

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«Cercare prima il Regno»: nella presenza invisibile di Gesù o in quella visibile della Real Estate?

Quando leggiamo gli Atti degli Apostoli, ci piange il cuore nel vedere la differenza tra i bisogni dei primi cristiani e il flusso di denaro che gira oggi. Nel primitivo popolo cristiano, molti avevano a malapena da mangiare: «La moltitudine di quelli che avevano creduto aveva un solo cuore e una sola anima, e nemmeno uno diceva che fosse sua alcuna delle cose che possedeva; ma avevano ogni cosa in comune». (Atti 4:32)

Possiamo dire oggi, che i veri cristiani hanno tutto in comune come un popolo con un solo cuore e una sola anima? Ma, ve li immaginate gli apostoli e gli anziani di Gerusalemme che dopo aver ricevuto le collette raccolte dai missionari nelle congregazioni, sono riuniti per discutere con Paolo sull’acquisto di un grande palazzo di proprietà di una famiglia patrizia, che sarebbe servito come sede mondiale per la diffusione del cristianesimo, nel centro della Roma imperiale? Magari vicino al Circo Massimo o sulla Via Appia?

L’affermarsi del concetto di organizzazione invece di quello scritturale di popolo, ha scardinato la coscienza individuale del bene comune, tipica del popolo come «casa comune». Questa linea organizzativa sta spegnendo lentamente qualità come la misericordia, la compassione, la clemenza, l’ospitalità e la generosità per far posto a mattoni, cemento ed efficienza. C’è un bisogno enorme di amore nel popolo di Geova, in ogni latitudine. C’è una ricerca affannosa di solidarietà, di protezione, di comprensione e di comunione tra i testimoni di Geova.

Troppi problemi assillano l’interno delle congregazioni e delle famiglie cristiane. Famiglie divise, matrimoni falliti, famiglie strette e allargate, divorzi e separazioni, malattie, lutti, coniugi soli, orfani, vedove e anziani abbandonati al loro destino. Dov’è finito il concetto di misericordia descritto nella Bibbia?

Uno dei primi comandi che Gesù dà ai suoi discepoli all’inizio della sua predicazione, riguarda una qualità di Geova: «Siate misericordiosi, com’è misericordioso il Padre vostro». (Luca 6:36) Se l’efficienza della predicazione va a discapito della misericordia, non serve a nulla predicare. Senza misericordia il popolo di Geova perde la sua stessa ragione d’essere. La vera adorazione è quella che soddisfa i bisogni di chi vi aderisce e non viceversa (Giac. 1:27).

Cristo si è messo a disposizione degli uomini e non ha istituito una religione o un’organizzazione cui tutti devono anteporre i loro bisogni ad essa. E’ la vera adorazione che si rende disponibile a chi ne fa parte e si trova nel bisogno. Il pericolo di mettere continuamente in risalto le esigenze (è cosa diversa dai bisogni) dell’organizzazione invece di quelli del popolo, trasmette l’idea di una fede basata su pilastri di cemento invece che su «colonne a sostegno della verità», cioè le congregazioni. (1Tim. 3:15)

La fede in Cristo non è la semplice adesione a verità rivelate, ma la nostra risposta a Geova. Oggi, l’opera pastorale dei testimoni di Geova, basata sulla misericordia è praticamente assente. La misericordia spinge a interessarsi dei bisogni dei fratelli, a cambiare pensiero e comportamento, e a una partecipazione attiva e attenta alla vita di congregazione.

Oggi, noi testimoni di Geova sentiamo il bisogno di scoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia non si potranno mai sanare le ferite delle congregazioni. La misericordia di Dio non è occasionale, da mostrare in certe situazioni come le visite ai disassociati e agli inattivi durante il periodo della Commemorazione.

E durante l’anno? E tutti gli anni trascorsi? La misericordia non è gestita da un orologio che scandisce il tempo o il periodo in cui si deve mostrarla, mettendo così a posto le proprie coscienze. Se la memoria non ci tradisce, la Bibbia menziona due grandi esperti costruttori, uno Salomone e sappiamo come finì la sua vita e l’altro è Erode il Grande, idumeo ed ebreo solo di nome, uomo crudele e sanguinario.

Si pensa che molte di queste opere furono costruite per la gloria dei loro costruttori. Oggi rimane ben poco di esse, cumuli di rovine. L’edilizia è per poco, la misericordia è per sempre.

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