La moneta di Dio

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Dio è disposto a mettere a soqquadro il mondo per ritrovare la sua “moneta”.

Una donna è disperata perché dal suo piccolo tesoretto è scomparsa una dramma, una moneta dal valore di una giornata di duro lavoro. Le casupole dei paesini sono piccole, di una sola stanza, addossate le une alle altre. I tetti sono di sterpi, paglia e fango; i muri di pietra nera vulcanica. La dramma è finita tra le pietre che fanno da pavimento, sconnessi e pieni di fessure. Alla fine la donna esulta: ha ritrovato il prezioso metallo, si affaccia alla porta e grida alle amiche la sua gioia. L’immagine di Luca si inserisce fra due ancor più celebri parabole legate alla misericordia di Dio e alla gioia per il “ritrovamento” di ciò che sembrava per sempre perduto.

Nel dipinto in alto (Domenico Fetti, La parabola della dracma perduta, Dresda),  il luogo è tetro e angusto Gli oggetti in disordine, indirizzano l’attenzione sulla donna ricurva sul pavimeno, che cerca la moneta perduta con una piccola lampada. La luce che si irradia dal basso illumina la donna e soprattutto il suo volto intensamente concentrato nella ricerca accurata che si svolge in un silenzio indisturbato. Quella moneta smarrita poteva avere un valore particolare in quanto apparteneva a una serie di dieci monete, forse un patrimonio di famiglia o parte di una pregevole collana, oppure di un ornamento prezioso fatto di monete.

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Al tempo di Gesù le case della gente comune erano fatte in modo da tenere il più lontano possibile luce e calore. Le finestre non c’erano quasi mai o comunque erano poche. Il pavimento pietroso di solito era ricoperto di paglia o di steli secchi. Se una moneta cadeva per terra sarebbe stato difficile trovarla. La donna reagisce alla perdita della moneta come se non ne avesse avute altre. La situazione è difficile, ma non disperata. Se l’avesse smarrita in un grande campo ricoperto di cespugli o in un lago profondo e melmoso, probabilmente la donna l’avrebbe considerata perduta per sempre. Sapendo però che la moneta deve per forza stare da qualche parte nella casa, si mette a cercarla meticolosamente e con premura. (Luca 15:8-10) Per prima cosa accende una lampada per fare luce nella casa buia. Poi si mette a spazzare il pavimento, sperando di udire un suono tintinnante. Infine fruga attentamente negli angoli più nascosti, finché al chiarore della lampada non vede luccicare una moneta d’argento. Il suo premuroso sforzo è stato premiato! La donna che smarrisce la moneta è certa di averla persa in casa sua e la cerca meticolosamente. Non cerca la moneta saltuariamente, quando capita, un po’ qua e un po’ là. La donna smarrì la moneta in casa sua. Non poté incolpare nessuno se non se stessa per aver smarrito la moneta. Se hai capito il senso di questa parabola, hai compreso l’obbligo scritturale di cercare l’inattivo. Si è perso nella tua congregazione.

Dio è disposto a mettere a soqquadro il mondo per ritrovare la sua “moneta”: colui che si è smarrito. Chi si smarrisce non è mai perduto, c’è sempre speranza di recuperarlo. Anche se la moneta non corrisponde a un tesoro, è comunque un motivo di grande festa. Un peccatore che si converte o un fedele ritrovato è sufficiente a riempire di gioia l’intera famiglia di angeli. Se la donna si pena per cercare la dramma, tanto più lo farà Geova per la sua “moneta”.

Consideri una perdita di tempo cercare l’inattivo? Pensi che non valga la pena occuparsi di lui? La mentalità farisaica circumnaviga attorno alla tua sfera cerebrale impedendone la ricerca? Sei consapevole che la “moneta” che appartiene a Geova sei tu ad averla persa dentro casa tua?

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