Chi persevera non si arrende

Alcune volte la sorte ci pone davanti degli ostacoli che non dipendono da noi. Altre volte siamo noi a porre dei limiti davanti alla nostra vita.

La perseveranza deriva dalla gioia ed è una qualità che ha a che fare con le prove. Benché le prove non siano piacevoli, costituiscono un motivo di gioia, poiché il sopportarle con integrità costituisce una vittoria, una prova dell’approvazione di Dio. La perseveranza impegna l’uomo a lottare per il conseguimento del bene senza arrendersi agli ostacoli e senza farsi abbattere dalla stanchezza e dallo sconforto. La fede quando è provata ne esce sempre raffinata e fortificata, perché le prove evidenziano le nostre debolezze e i nostri lati forti. Una prova forgia il carattere di ognuno, rendendolo paziente, compassionevole, benigno e amorevole. Perciò, la perseveranza rende completi sotto tutti gli aspetti e ha relazione con la salvezza. (Giac 1:2-4; Mt 24:13)

Le esperienze di molti servitori di Dio del passato sono costellate da successi e fallimenti. Riflettere sul loro esempio e ricordare il risultato della loro fedele condotta e delle loro debolezze, può essere un forte incentivo a continuare a perseverare nonostante le sofferenze. Le loro vite ci fanno comprendere che non esistono storie di successo che non siano passate per i fallimenti. Se ritieni che la tua vita di tdG sia stata un fallimento, sappi che i veri cristiani, agli occhi di Dio, sono quelli che hanno la capacità di rialzarsi, adattarsi e reinventarsi. Le sconfitte sono mezze vittorie. Perché sono opportunità per imparare a non ripetere gli stessi errori. La cosa più importante non è quello che altri pensano di te o le decisioni che hanno preso per valutare la tua vita. Perseverare nella via cristiana non dipende dalle proprie forze né dal giudizio degli altri. È il Creatore che, mediante il suo spirito e il conforto delle Scritture, sostiene e fortifica i suoi servitori. Alla fine ciò che conta è la sua approvazione.

La perseveranza ci aiuta a sopportare non con semplice rassegnazione, ma con fervida speranza. Ci fa stare in piedi con la faccia rivolta al vento delle ostilità e alle tempeste della vita. Trasforma in gloria la prova più difficile, poiché chi guarda oltre la sofferenza intravede la meta. La perseveranza non finisce quando si commette un peccato. Può darsi che abbiamo perseverato fino a un punto tale da non essere ancora completamente compiuti. Pur avendo peccato, si può cominciare da dove avevamo lasciato e riprendere di nuovo il cammino spirituale, se lo vogliamo. Di una cosa siamo certi, Geova continuerà a perseverare nei nostri confronti anche quando abbiamo peccato. Lui spera sempre in un nostro ritorno. Anche quando crediamo che la nostra vita sia un completo fallimento.

Alcuni alberi di alta montagna si aggrappano tenacemente alle pareti rocciose, sfidando il freddo gelido in inverno e sopportando la siccità in estate. Il loro tronco può essere nodoso e contorto e la crescita molto stentata. Si potrebbe pensare che questi alberi abbiano vita breve. Al contrario, alcuni di essi possono vivere migliaia di anni. Pur dovendo superare le avversità, questi esempi di resistenza sfruttano al massimo i due vantaggi che hanno: posizione isolata che li protegge dagli incendi delle foreste e le radici che li tengono saldamente ancorati alla parete rocciosa. Le nostre capacità di resistenza sono superiori a quelle degli alberi quando si rimane radicati in Dio. (1 Pt 5:9,10)

Un albero distrutto o tagliato può ritornare a vivere? Gli alberi di olivo hanno la straordinaria capacità di sopravvivere in condizioni difficili. Le loro radici vanno in profondità nel terreno, e l’albero può sopravvivere anche se il tronco viene distrutto. Finché le radici sono vive, la pianta ricrescerà. (W 4/2015) Finché c’è vita c’è speranza di continuare a vivere.

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Sulla perseveranza:

   Non arrenderti

 

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