La RABBIA di Achille

Volto tirato, occhi color fiamma, sopracciglia ravvicinate, guance tinte di rosso accesso, labbra agitate dal tremore, denti che digrignano, vene giugulari gonfie, capelli rizzati, muscoli tesi, impulso di fare a pezzi qualcosa. Un animale selvaggio, una follia di breve durata. La rabbia: un’emozione indisciplinata che esplode con le sue scenate e le improvvise fiammate di furore in maniera strana e inattesa.

Rovina i matrimoni, le amicizie, la fratellanza, qualsiasi rapporto umano. Nessuna persona ragionevole vorrebbe avere a che fare con un tipo escandescente. Al solo contatto, come minimo si ustionerebbe. Eh sì, la rabbia è un vero tallone d’Achille.

A proposito del mitico eroe greco, si conoscono le gesta epiche contro i troiani, ma sono tanti quelli che non conoscono la sua ira, ben descritta da Omero nell’Iliade. Molti associano ad Achille il suo punto vulnerabile, il tallone, con cui fu ucciso da una freccia avvelenata. Chi conosce la sua storia, sa bene che il re dei Mirmidoni, potenti guerrieri, era un tipo molto irascibile.

«Cantami, o Diva, del pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei…»

L’ira di Achille è il cuore dell’Iliade. Ce l’ha a morte con Agamennone per avergli portato via Briseide, la più bella delle sue schiave, frutto di un premio di guerra contro i troiani e segno del suo valore di guerriero. Il confronto tra i due è accesissimo e Achille insulta pesantemente Agamennone, capo supremo degli Achei nella guerra di Troia. Lo definisce arrogante, avido, insaziabile, ingiusto, opportunista e vigliacco: fa combattere agli altri una guerra sua e che nessuno voleva. Un re che rapina il suo popolo. «Ma te, sfrontatissimo, (senza vergogna) ti abbiamo seguito, per i tuoi comodi… per te faccia di cane… tu proprio minacci di togliermi il premio per cui molto ho penato… né ho intenzione di restar qui disonorato, a procacciarti benessere e ricchezza» gli rinfaccia con veemenza Achille.

Al che, Agamennone non è da meno, sottolineando che il suo gesto è un modo per ribadire la propria autorità, umiliando Achille: «Il più odioso mi sei, fra i re alunni di Zeus: sempre ti è cara la lite, le guerre e le battaglie: se molto sei forte, questo in fondo è dono d’un dio. Torna a casa con le navi tue e con i tuoi compagni… ma io di te non mi curo, e non tremo della tua ira; anzi, voglio minacciarti così… io mi porto via Briseide dalle belle gote venendo in persona alla tenda, lei, il tuo premio, che tu sappia bene quanto sono più forte di te, e chiunque altro rifugga di mettersi a pari con me ed eguagliarmi a fronte».

L’ira di Achille è terribile, il sangue ribollente nelle vene, una furia cieca pronta ad esplodere con la violenza implacabile, potrebbe essere una strage. Agamennone rischia la morte. Achille sta per colpirlo, non sopporta di essere ferito là dove c’è il suo io più vero, il suo onore. Interviene allora la dea Atena che lo trattiene con misurate parole di saggezza. Inutile sfogarsi con la violenza, meglio usare la verità delle parole. Se Achille riuscirà a controllarsi, non solo sarà evitata la strage, ma verrà ricompensato con tre doni più grandi. Achille sa che chi obbedisce agli dèi entra nel loro favore e allora ubbidisce, pur continuando a ingiuriare Agamennone, definendolo “avvinazzato” (ubriacone), minaccioso come un cane ma vile come un cervo. La lite è dunque una questione d’onore. Un bel match non c’è che dire.

Perché questo brano dell’Iliade dovrebbe interessare i fratelli inattivi e non? Perché alcuni sono un po’ come Achille, quando erano attivi, andati in escandescenza, avrebbero voluto fare a “pezzi” quell’anziano che li ha offesi e trattati male ingiustamente, ma non hanno potuto, causa disassociazione. Anche se è ingiusto che siano messi in discussione i valori di una persona, è sbagliato farne una questione d’onore che porta a un conflitto. Prima ancora che le cose potessero avere conseguenze nefaste, alcuni hanno preferito sbollire la loro rabbia allontanandosi dalla congregazione. E così, non potendo fare a “pezzi” l’anziano sono andati a pezzi loro. Ma non la rabbia, che continua a montare sempre di più. Lo si capisce dalla reazione che hanno quando si parla loro delle “bellezze” degli anziani. Un vomito inarrestabile di epiteti.

Alcuni scrivono la loro rabbia sui social con il pugno chiuso sulla tastiera

Bisogna ammettere che in alcuni casi questi fratelli hanno ragione. Si sono sentiti defraudati e non hanno più quello che avevano. Ma hanno torto nella reazione spropositata. Basta leggere certi commenti sui social per notare quanto è alto il coinvolgimento emotivo e l’intensità verbale con la quale si esprimono. Iniziano a commentare in maniera tranquilla, poi se qualcuno tocca un argomento a loro scabroso, ecco montare una crescente eccitazione, man mano che si va avanti nella discussione, fino a culminare in uno scontro aggressivo e distruttivo. Che tristezza, quando a volte si va in escandescenze per questioni futili. Cosa ancor più grave quando avviene tra fratelli.

Eppure, se tenuta a bada, la rabbia espressa in modo adeguato permette di raggiungere validi obiettivi. Ad esempio può risultare utile se accresce la determinazione a superare ostacoli, come l’inattività o problemi come certi anziani. Evitiamo perciò di essere l’Achille di turno.

Per sorridere un po’

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Dipinto in alto: L’ira di Achille, Michel-Martin Drolling.

Achille, nella sua esplosione d’ira, viene fermato in tempo da Atena, mentre sta per colpire con la spada Agamennone.

Fonti emoticon: a sinistra jw.org; a destra: https://www.emojimore.com/it/

 

SULLA RABBIA E SUI LITIGI TRA FRATELLI:

  1. “Ma se continuate a mordervi e a sbranarvi a vicenda, state attenti a non annientarvi a vicenda”. Galati 5:15.
  2. Beccarsi tra pennuti
  3. Frena la lingua
  4. Sì, ma stai calmo

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