La sacra sindrome

Ovvero, credersi un personaggio ispirato da Dio

A Gerusalemme Dio è malato, il cielo è malato, la luce è malata, il tempo è malato, la vita è malata. La ragione anche. Gerusalemme attrae non solo migliaia di turisti, ma anche decine di squilibrati e infervorati che credono di essere personaggi della Bibbia. Per i cristiani spesso la crisi mistica si verifica nei luoghi collegati con le vicende di Gesù, come la Tomba del Giardino o la Via Dolorosa. Gli ebrei si identificano con Mosè, il re Davide o altri personaggi del Vecchio Testamento e il delirio avviene sul Monte degli Ulivi o vicino al Muro Occidentale. Molte di queste persone si rivolgono alla Città Santa in tempi di grande stress e incertezza nella loro vita. Essi provano un misto di tumulto interiore, combinato con l’aura che la città emana da secoli di storia, con gli odori degli incensi, il rumore della folla, i suoni e le voci salmodianti delle preghiere, fattori che chi dispone di un immaginario della Gerusalemme celeste finisce per essere devastante.

Di recente un turista si è messo a correre come un forsennato nella Chiesa del Santo Sepolcro, tirando giù un crocefisso, mandando in frantumi lampade e cercando di abbattere una statua mentre urlava che non si devono adorare idoli. Un italiano barbuto, che gironzolava sulle colline vicino a Betlemme vestito di sacco, afferma di essere Gesù. Un uomo nudo, che brandisce una spada e che attraversa di corsa la Città Vecchia, sostiene che la sua missione è quella di sanare i ciechi. Un canadese corpulento è convinto di essere Sansone e lo dimostra strappando l’inferriata della finestra della corsia dell’ospedale dov’è ricoverato e scappando. Alcuni iniziano a vagare nel deserto della Giudea vestiti con le lenzuola bianche dell’albergo. Altri dormono davanti alla Chiesa del Santo Sepolcro, in attesa della nascita di Gesù. La maggior parte cominciano a sentirsi ansiosi, lasciano il proprio gruppo e iniziano rituali di purificazione, lavandosi più volte prima di indossare una tunica bianca o un lenzuolo, quindi si recano in uno dei più noti luoghi sacri e cominciano a recitare salmi o versi della Bibbia, a volte profetizzando la fine del mondo o il secondo avvento di Cristo. In qualche caso le persone afflitte si convincono di essere un personaggio biblico come il turista che fu trovato dalla polizia palestinese mentre vagava vestito con una pelle di capra, diretto al fiume Giordano. Era convinto di essere Giovanni il Battista.

Anche gli ebrei, a volte gli stessi residenti a Gerusalemme, non ne sono immuni. Alcuni si recano di notte al muro del pianto convinti di essere il Messia o ad annunciare il suo imminente arrivo. Ogni anno da 50 a 200 persone in preda a quella che gli psichiatri chiamano la sindrome di Gerusalemme, vengono ricoverate all’ospedale psichiatrico Kfar Shaud e di solito dopo tre o quattro giorni di riposo riprendono un comportamento normale e non sanno spiegare cosa gli è accaduto. La maggior parte delle volte è sufficiente qualche tranquillante, nei casi più gravi servono i farmaci anti psicotici. Alcuni devono essere riaccompagnati nel proprio paese. Tra i turisti i più colpiti sono al 97% protestanti americani o nordeuropei, provenienti da famiglie religiose e cresciuti con letture quotidiane della Bibbia. Già negli anni ’30 si parlò della sindrome, e si pensa che episodi simili fossero comuni anche allora, a Gerusalemme.

Purtroppo, non è necessario recarsi nella Città Santa per rimanere affetti da una tale sindrome. Basta farsi un giro nelle congregazioni o nel web per rendersi conto come questa malattia non sia poi così rara. In questi posti non è difficile trovare persone con disturbi religiosi e con acronimi e nikname di rara fantasia. Individui che si credono interpretatori delle Sacre Scritture, profeti apocalittici, condottieri di sbandati religiosi, moseisti con la verga in mano in grado di aprire le acque del Mar Rosso, crociati moderni con armature arrugginite, riformisti che confondono Martin Lutero con Martin Luther King, gente schizzata e fuori di melone. Emulatori dei loro paladini biblici.

Non ricordano più che è Gesù il messia, colui che è venuto per insegnarci a vivere. Egli ha fatto dei suoi discepoli degli uomini veri e liberi. I suoi seguaci non sono marionette nelle mani di altri, oppure uomini angosciati dall’ossessione di fare del bene ad ogni costo. Oggi non c’è da meravigliarsi se veicola uno spiritualismo che ricerca la fusione tra il divino e i privilegi, tale da creare confusione tra lo psicologico e lo spirituale. E’ grave lo scollamento tra la vita di comunità e la vita spirituale del singolo. L’impegno pastorale ha fatto sua l’idea che la vita cristiana corrisponda a una vita basata sulla quantità di tempo dedicata al proprio ministero e ad una fede incentrata sull’efficienza organizzativa. In questo modo si deprezza il valore interiore del credente, che deve essere indirizzato ad una relazione personale e intima con Dio, tramite Cristo e la sua Parola.

Se poi, per coloro che guidano le comunità, il concetto di libero arbitrio non è chiaro, il pericolo di invadere una sfera che non rientra nelle loro competenze è devastante. Inoltre, l’attivismo sfibrante e a volte irragionevole che viene imposto sotto forma di discorsi superficiali, commenti mediocri e consigli non richiesti, causa una dispersione di energia tale da mettere a ferro e fuoco anche la più resistente psiche umana. E se questo atteggiamento persiste, lo sconforto si mescola alla disperazione che logora il fedele e lo conduce sino a una patologia grave come la depressione. Questo male oscuro paralizza l’anima e tiene i pensieri costantemente in fuga dalla realtà. A poco a poco invade l’intera persona e non lascia spazio a sentimenti.

Un tale atteggiamento mentale ha il terribile potere di causare la morte dell’anima e della mente. Si crea così una Gerusalemme dell’anima, una sacra sindrome non così diversa da quella dove, non solo i turisti ma anche i pastori e i webeti, affetti da religiopatia, si convincono di essere il messia, un personaggio della Bibbia o i depositari dell’unica verità. «Conoscerete la verità e la verità vi renderà folli». E’ questo il loro motto.

Anatomia di un CREDINO

Convinto di possedere doti soprannaturali, il credino ha invece un credo piccolo, limitato e difettoso, mentre il credulone ha un credo smisurato, e per questo motivo è quindi un credone, cioè il contrario del credino. Il credino, quando è affetto dalla sacra sindrome, ha un offuscamento della vita, non percepisce più se stesso come reale, presente nella vita quotidiana che interagisce con i suoi simili. E’ un estraniato a se stesso e agli altri. Lui si crede illuminato, eletto, al di sopra dei comuni mortali. Gli strizza cervelli dicono che si tratti di un fenomeno piuttosto comune che serve a richiamare l´attenzione su se stessi e salvaguardare l’integrità della loro psiche. Questo fenomeno si verifica quando non si è in grado di affrontare e superare un evento doloroso o stressante.

Forse, il credino avrà avuto un’educazione rigida, se non autoritaria. Probabilmente ha studi superiori, che lo hanno infarcito di filosofia e conoscenza tridimensionale. Sin dalle scuole elementari prova una sensazione di disagio che compensa con manifestazioni intolleranti là dove c’è logica e buon senso. Si crede inattaccabile nelle sue elucrubazioni mentali. Nonostante sia a volte persuasivo, le sue argomentazioni mirano a screditare. Lo fa nascondendo bene il suo livore, usando fonti e parole, spesso più teorici che razionali. Gli piace sentirsi divino. Ma il massimo che riesce a esprimere lo dice con opulenza in un blog compiacente o in quei social dove si ritrovano in molti coloro che soffrono della stessa sacra sindrome.

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