La sedia vuota alla tavola dei presenti

sediavuotasalaQuelle adunanze seduto da solo e le parole di conforto che non ti ho mai detto.

Ogni adunanza amplifica la mia tristezza. Mi ricorda qualcuno che c’era e ora non c’è più. Guardo sempre quella sedia vuota con gli occhi lucidi della malinconia. Dovevo starti vicino, al tuo fianco, alla tavola imbandita delle adunanze.

Mi eri più di un fratello e ti tenevo stretto più di un amico. Tu eri uno vero, genuino e generoso. Ti spendevi per gli altri. Quante lotte abbiamo fatto insieme e quante benedizioni abbiamo ricevuto.

Eri uno scudo per me, forte e determinato, ti seguivo ovunque. Com’eri abile nella direttiva, ti ascoltavo con la meraviglia e l’innocenza di un bambino quando salivi sul podio. Quando i fratelli ti chiedevano conforto, usavi le Scritture come pochi sanno fare in congregazione.

All’improvviso nella vita tutto cambia. Vorrei avere solo un momento in più per dire tutto ciò che non ti ho mai detto. Non so cosa sarebbe potuto succedere se ti avessi parlato. Allora, eri tu ad aver bisogno di conforto ed io non avevo compreso il tuo malessere. “Penso troppo chi mi manca e non ho più quei progetti” – mi dicevi rassegnato. “Ricordati, mio fedele compagno, in congregazione ci saranno sempre quelli che deluderanno la tua fiducia, per rincorrere il premio dei privilegi”.

M’illudo che quella sedia si riempia anche solo per un istante. Questa sera mi sono seduto sulla sedia vuota. Mi sforzo di capire come pensavi tu e cosa ti abbia spinto ad abbandonare la tavola delle presenze. Mi rattristo pensando ai tuoi commenti e al sorriso che m’inchiodava. Mi alzo e mi risiedo. E piango. Forse bastavano poche parole di conforto per aiutarti. Oggi è troppo tardi. Mi manchi tanto, caro fratello e amico.

E’ meglio lasciare andare via ogni cosa, non serve, non tornerà più in Sala – mi dice qualcuno che si è accorto della mia solitudine. – Ha deciso di andarsene via, per sempre. Dimentica quello che non c’è. Non guardare la sedia vuota, è rimasta soltanto l’ombra della sua immagine. Il tempo l’ha sbiadita.

Eppure, quella sedia vuota alla tavola dei presenti, evoca una presenza ingombrante e rivendica la voce di tutti gli assenti, affinché rimanga impressa nella mente dei presenti alla tavola imbandita.

L’adunanza è finita, torno a casa con un solo pensiero. Le luci si sono ormai spente da tempo. Ora, resto solo io, in questa gelida solitudine, con il rimpianto di quelle parole che non ti ho mai detto prima che tu diventassi inattivo.

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Commenti (4)

  • Ludevegina

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    Dimmi in che sala vai e andiamo assieme a trovare il fratello, a costo di prenderlo a peso lo facciamo sedere su quella benedetta sedia, alla faccia di tutti coloro che non si sono forse neanche accorti tranne te, che lui non frequenta più, che ne dici?

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    • inattivopuntoinfo

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      Grazie cara sorella delle tue buone intenzioni. Molto spesso ci preoccupiamo di troppe cose e ci sfuggono quelle più importanti che riguardano la vita dei nostri fratelli. Questa storia non è la sola, è una delle tante che riguardano gli inattivi (e non solo loro). Ci sono fratelli e sorelle che lottano da una vita e commettiamo l’errore di credere che siano forti e non hanno bisogno del nostro conforto. Ognuno di noi vive i suoi momenti di fragilità. Chi è abituato ad amare si accorge del bisogno e fa di tutto di tutto per trovare le occasioni per incoraggiare. Ci sono fratelli che dalle loro labbra non sentiremo mai parlare delle loro preoccupazioni. Basta guardarli in faccia per capire: hanno occhi che parlano.

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  • Bezalel

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    Vorrei aggiungere a quanto scritto da admin, che il conforto va dato al momento opportuno. E le adunanze, per chi ancora non lo ha capito, servono a questo scopo. Qualsiasi adunanza è l’occasione giusta per incoraggiare. E dobbiamo farlo quando questi cari fratelli sono presenti alle adunanze e non quando non ci sono più. Dopo, potrebbe essere troppo tardi.

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  • Ludevegina

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    Admin, io e mio marito apparteniamo alla categoria da te descritta, sembriamo tanto forti che, nessuno ci fila: Meno male che l’iniziativa non ci manca e neanche la capacità di trovare la gioia anche semplicemente fischiettando un cantico o scambiarci battute spiritose nei momenti…catartici…durante alcuni programmi delle adunanze..infatti il momento che preferisco è quello prima e dopo ladunanza, quando tampino tutti, ma proprio tutti i miei cari fratelli, sì perchè io non saprei proprio fare a meno di loro…….e i saluti in sala e il servizio sono gli unici momenti che da un’anno mi sono concessi di godere con la fratellanza…..e questo la dice lunga sui nostri numerosi gemiti inespressi….sì i gemiti inespressi li conosce bene Geova….un pochino meno gli altri… ma non possiamo nonostante tutto, con un sorriso ed un saluto caloroso,smettere di amare, anche se a volte il nostro dare…nasconde un’elemosinare un’altrettanta attenzione.
    Bezalel, quanta verità in quattro righe!

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