La seduzione dell’invisibilità

Servendosi della sua invisibilità un essere spirituale continua a trascinare l’umanità nell’errore, nella sofferenza e nella morte. La possibilità di essere invisibili garantisce infiniti poteri. (Efesini 6:12) Comunque non si desidera l’invisibilità solo per il potere. Ci sono situazioni che sfuggono alla nostra volontà, problemi di cui non abbiamo il minimo potere per gestirli e affrontarli, periodi così difficili da voler sparire dalla vista di tutti. Il punto è: che cosa faremmo se nessuno ci vedesse?

Tutto ciò che non si vede ha un fascino pericoloso e presenta i suoi rischi in quanto privo di trasparenza. Quando in congregazione alcuni non riescono più a sopportare certe situazioni stressanti si mimetizzano con l’ambiente di questo mondo, adottando strategie a volte fantasiose pur di non farsi individuare.

Il 27 luglio 2014 pubblicammo contemporaneamente per la prima volta sei articoli, di cui uno ha come titolo Fratelli invisibili fatevi vedere!, che anticipava lo scopo del nostro sito: “Questo sito è un luogo per raccontarvi. Serve a voi invisibili per essere protagonisti della vostra storia, uomini e donne troppo spesso invisibili, e che avete una gran voglia di farvi vedere. Il sito può mettere insieme esperienze toccanti raccolte in giro per il web… E’ importante stare vicino a questi fratelli, che ci sia qualcuno che li aiuti a portare il pesante fardello della loro vita”. Ci siamo subito resi conto che l’invisibilità di molti nostri fratelli è solo un modo per stare lontano da certi problemi. Una strategia adottata per difendersi da eventuali contraccolpi psicologici e spirituali.

 

Vedi anche l’articolo: Fuggire da sé e dagli altri è una scelta giusta?

 

 

L’INVISIBILITA’ NEL WEB E I CYBERBULLI. L’anonimato online fa perdere la consapevolezza di sé e spinge l’utente a comportarsi non come persona reale, ma come membro di una comunità virtuale. Questa perdita della consapevolezza di sé sarebbe all’origine della disinibizione che favorisce un comportamento ostile, garantendo ai cyberbulli l’impunità. Gli studiosi di psicologia sociale sono sicuri che rimuovendo l’anonimato si evitano molti atti di bullismo. Comunque, la tendenza a offendere la reputazione di chi la pensa diversamente è una caratteristica anche di chi ha un’identità rivelata e conosciuta.

Le comunità on line si basano sulle affinità e chi ne fa parte attiva si sente circondato da un ambiente complice. Inoltre, la convinzione di fare parte di una maggioranza istiga a esprimere con toni ostili le proprie opinioni. Questa falsa percezione di appartenenza a un «gruppo di simili» anestetizza le conseguenze delle proprie azioni. Allo stesso tempo, il pensiero di navigare in un oceano di commenti a sproposito, di battute sarcastiche e offese verbali, fa credere che scrivere un paio di commenti spiacevoli o alzare la voce non sia poi un fatto così grave, anzi è un mezzo per ottenere più consensi e ricevere molti like. La Rete sarebbe un posto ideale se invece si discutesse di più sui contenuti e meno sulle persone.

L’ANELLO DI GIGE. La battaglia contro il pericolo dell’anonimato ha trovato in Platone un inconsapevole testimone. Nel secondo libro della Repubblica, si racconta la storia del pastore Gige che ruba a un soldato morto un anello che gli conferisce il dono dell’invisibilità. Grazie al potere acquisito, il pastore compie una serie di malefatte, tra cui quella di convincere la moglie del re a uccidere suo marito, prendendo lui il suo posto. Qualcosa come l’anello forgiato da Sauron, nel romanzo di Tolkien, Il Signore degli Anelli, il cui potere va oltre l’invisibilità e che la brama di possederlo ha spinto uomini, elfi, hobbit e orchi alla follia.

Platone usa la storia dell’anello di Gige per dimostrare che nessuno è così virtuoso da poter resistere alla tentazione di fare azioni anche terribili, se gli altri non possono vederlo. Secondo lui la moralità è solo un’invenzione della società, che l’uomo rispetta per paura delle conseguenze disciplinari. Nessuno è giusto per natura, ma lo fa perché è costretto da eventuali sanzioni. Se nessuno ti vede e ti punisce tu fai ciò che vuoi, rivelando realmente chi sei. E’ questa in sintesi la morale della storia.

 IL DESIDERIO PERICOLOSO DI DIVENTARE INVISIBILI. In ambito religioso si insegna che Dio osservi i suoi adoratori come fa un poliziotto. Questa credenza ha l’obiettivo di porre sia un freno sia evitare di commettere azioni contrarie al proprio credo. Secondo i crismi religiosi, la perdita di questa consapevolezza, spinge il fedele a commettere ingiustizie, convincendolo che praticando illegalità e abusi si vive meglio e si gode di più la vita. Questo ragionamento ha spinto diversi cristiani a perseguire la via dell’invisibilità, allontanandosi dalla congregazione.

L’invisibilità, come tutti i poteri, è difficile da gestire, ed è ancora più difficile non lasciarsene dominare. Bisogna dire che non tutti i fratelli ‘inattivi’ fuggono per sottrarsi alla congregazione. Essi vedono nell’invisibilità un modo per continuare a vivere una vita meno frustrante e non più passata ai raggi x. Ma bisogna anche ammettere in tutta franchezza che alcuni fratelli hanno scelto l’invisibilità per sottrarsi alla disciplina per un comportamento scorretto e per alcune trasgressioni compiute e rimaste nascoste. (Ebrei 4:13)

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Commenti (2)

  • Lude

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    Molti trovano nell’invisibilità l’equilibrio di amare Geova senza interferenze umane ad indurti in comportamente disumani come l’ostracismo.
    Possiamo essere buoni cristiani senza marchio e senza controlli, perchè una persona buona e onesta, lo è a prescindere, e credo non sia giusto continuare a “dubitare” che chi si rende invisibile lo faccia per avere un comportamento scorretto, o per nascondere peccati, mi fa molto male leggere queste parole, quanta poca stima hai mostrato nei nostri cari amici senza conoscerne i motivi.
    A volte la decisione di dissociarsi dopo aver capito di essere stati presi in giro sarebbe l’unica cosa da fare, ma è proprio per amore che si soffre nell’inattività, per continuare ad aiutare parenti ed amici tg che soffrono per motivi diversi, senza destare dubbi nella loro fede bensì aiutandoli semplicemente con la nostra vicinanzaed il nostro bene….

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    • inattivopuntoinfo

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      Evidentemente ti è sfuggito qualcosa nella lettura. Intanto l’articolo esamina l’invisibiliità in senso generale. Abbiamo scritto: “che non tutti i fratelli ‘inattivi’ fuggono per sottrarsi alla congregazione. Essi vedono nell’invisibilità un modo per continuare a vivere una vita meno frustrante e non più passata ai raggi x”. Abbiamo fatto il dovuto distinguo. Dispiace anche a noi leggere quanto scrivi, che “abbiamo poca stima di questi fratelli senza conoscerne i motivi”. Evidentemente ti riferisci alla frase successiva: “Ma bisogna anche ammettere in tutta franchezza che alcuni fratelli hanno scelto l’invisibilità per sottrarsi alla disciplina per un comportamento scorretto e per alcune trasgressioni compiute e rimaste nascoste”.

      Non si può estrapolare una frase dal contesto. Non sarebbe corretto. Ogni articolo va visto nel suo insieme. Noi scriviamo fatti di cui in molti casi siamo testimoni diretti e ne conosciamo i motivi. Il nostro scopo, lo ribadiamo per l’ennesima volta, è quello di far conoscere la realtà di questi fratelli e degli anziani. Non ci limitiamo a scrivere quello che è solo di parte, schierandoci in maniera irrazionale solo da una parte. Ci sono fatti come quelli descritti nell’articolo veramente accaduti e di cui ne siamo testimoni. L’obiettività ci spinge a parlare anche di questo. Che piaccia o no. I consensi ci fanno piacere ma non sono il nostro obiettivo principale.

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