La sindrome rancorosa del beneficato / 2^ parte

Come già descritto nell’articolo Gli ingrati di Geova, questa sindrome è una forma grave di ingratitudine e colpisce quelle persone che invece di apprezzare il bene ricevuto, contraccambiano con l’invidia, perché si sentono legati al peso di un debito che secondo il loro punto di vista (sbagliato) li condiziona e li fa sentire inferiori nei confronti del loro benefattore. È come se il gesto benefico venga patito dal beneficiante, facendolo sentire come uno schiavo che non può contraccambiare quanto gli è stato donato.

Il beneficato vede in maniera distorta il benefattore come uno che ha potere su di lui.

Ecco allora, che per dimenticarsi del beneficio ricevuto e che lo ha aiutato a sollevarsi, il beneficiante prende le distanze, stravolge il senso del dono, considerandolo nullo, umiliante, con fini nascosti e niente affatto sincero. Si tratta di una invidia bruciante e insopportabile. Chi si comporta così è perché vive un tale complesso di inferiorità che non riesce a contenere il peso della gratitudine. A quale categoria appartieni? Al benefattore sincero e disinteressato o al beneficiario invidioso, irriconoscente e ossessionato dal sentirsi inferiore?

Dei dieci lebbrosi, soltanto uno torna indietro per mostrarsi grato a Gesù della guarigione. Gli altri 9 se ne erano andati via per la loro strada. (Luca 17:15). Rivolgendosi a chi gli sta intorno, Gesù domanda: “Non sono stati purificati tutti e 10? Dove sono dunque gli altri 9? Non è tornato indietro nessun altro per dare gloria a Dio a parte quest’uomo di un’altra nazione?” Poi dice al samaritano: “Alzati e va’! La tua fede ti ha sanato” (Luca 17:17-19).

Nel libro Ingrati, di Maria Rita Parsi, viene dedicata una sezione sulle tipologie del benefattore, curata da Daniela Di Veroli. Eccone di seguito alcune:

  • Benefattore occasionale. Colui che suo malgrado di fronte a una situazione inaspettata diventa un benefattore per caso, tirando fuori delle capacità che pensava di non avere.
  • Benefattore incallito. È una persona che sente il bisogno di dare per ricevere quell’amore che non ha ricevuto durante la sua infanzia e che lo fa sentire approvato.
  • Benefattore per fede. Questa tipologia, come tdG, ci riguarda da vicino. Facciamo del bene perché ci è stato insegnato a fare del bene seguendo l’esempio di altri tdG (o di Dio e di Gesù) che ci hanno fatto del bene. In questo caso è il bene stesso che si autoalimenta poiché il Benefattore diventa il portavoce della fede di appartenenza.
  • Benefattore del “guarda e impara”. Si tratta di una persona che ha bisogno di amare, ma anche di sentirsi amata. Fa vedere agli altri come vorrebbe essere amata.
  • Benefattore in ombra. Colui che non fa sapere alla sua mano destra cosa fa la sinistra. Il problema è che oltre alla mano, non lo fa sapere nemmeno a sé stesso. Non gli interessa dove va a finire il suo bene.
  • Benefattore illuso/disilluso. Chi pensa che nel suo percorso cristiano o di vita si illude che altri possano reggerlo e sorreggerlo, ma che rimane deluso. Reagisce convincendosi che lui non ha bisogno degli altri. Combatte il mondo da solo, perché lui in fondo ne è capace.
  • Benefattore d’amore. È il vero, autentico benefattore di cui parla la Bibbia, colui che è felice nel dare piuttosto che nel ricevere. Colui che dà amore in modo genuino senza aspettarsi nulla in cambio. Egli sa dare solo amore, perché riconosce in quell’amore altruistico la forza per guarire gli altri. In questo modo ricarica il suo serbatoio d’amore che non si svuoterà mai.

L’eccellente esempio di gratitudine della vedova bisognosa

Vediamo alcune tipologie di benefici ricevuti e non apprezzati.

Ci sono alcuni che non sono in grado di reggersi da soli e sono in continua ricerca di persone solide che possano garantire la loro esistenza e soddisfare i loro bisogni. Devono essere sempre incoraggiati a darsi da fare. Da soli non vanno avanti senza qualcuno che li spinga. Altri sono come il figlio prodigo della parabola. Sperperano a destra e manca i loro averi e quelli degli altri. Sono sicuri che ci sarà sempre un benefattore che verrà loro incontro. Promettono di cambiare stile di vita, ma dopo un po’ ritornano come prima se non peggio di prima. Alcuni che ricevono del bene fanno sentire in colpa il loro benefattore. Sono avari di amore, ma solo nel dare. Nel ricevere sono come le sanguisughe di Proverbi 30:15, che dicono: “Dammi! Dammi!”, che sono insaziabili e non dicono mai “Basta!”.

Esistono anche coloro che in maniera subdola adottano una serie di atteggiamenti silenziosi con lo scopo di richiamare l’attenzione su chi si aspettano di ricevere del bene. Cercano di creare un senso di colpa nella persona spingendolo a fargli del bene, per poi dire: “Ma io non ti ho mai chiesto niente”. Il più viscido e pericoloso è il traditore. Colui che non prova vergogna di nutrire risentimento verso chi gli ha fatto del bene. Brama vederlo sconfitto. Non sopporta vedere il suo benefattore risplendere di luce. Lo vuole sconfitto e cerca di colpirlo alle spalle non appena si presenta l’occasione. Siccome non potrà mai essere come il suo benefattore, allora, secondo lui, nessuno deve ricevere quel bene e così lo “assassina”.

L’invidia quando non è eccessiva può essere superata dai sentimenti di gratitudine. Se prevalgono le esperienze positive su quelle negative, l’invidia diminuisce man mano che aumenta la gratitudine. Se l’invidia è molto intensa, il processo persecutorio aumenta e può portare a forme patologiche.

Per fortuna, che nelle congregazioni, oltre ad alcuni che manifestano queste caratteristiche descritte sopra, ci sono fratelli e sorelle che sanno mostrare e ricevere amore. Essi sono sinceramente grati per il bene ricevuto al punto che diventano essi stessi dei veri portatori di bene per altri in congregazione. Questi fratelli sono consapevoli che hanno ricevuto da Geova grande amore e che grazie al sacrificio di Gesù possono sperare al bene più grande, ricevere la vita eterna in un mondo paradisiaco, dove sussisterà soltanto l’amore, il vero amore altruistico. I veri adoratori di Dio sanno che l’amore ricevuto è salvifico e agisce di conseguenza.

Con questo amore messo in pratica sarà difficile che esistano attivi e inattivi, ma solo benefattori di amore agàpe, perché l’amore si può riconoscere solo dalle azioni che determina. E Geova ha dimostrato ampiamente di aver “amato tanto il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque esercita fede in lui non sia distrutto ma abbia vita eterna”. Il dono d’amore più grande che Geova avesse potuto regalare all’umanità è l’aver mandato suo Figlio a soffrire e morire per noi.

(Gratitudine/ingratitudine, continua)

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APPROFONDIMENTO:

Perché essere grati?

 

 

 

 

 

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