La speranza per non arrenderti

La speranza ha il potere di rendere visibile l’avvenire e sollevare con la sua forza ogni inattività di colui che ha perso l’entusiasmo della vita e il suo valore.

Ci sono momenti nella nostra vita che sono insopportabili al punto che ci sembra di essere ingabbiati senza nessuna possibilità di venirne fuori. Immersi nell’angoscia e nella sofferenza del passato e del presente, il futuro non ha avvenire. Per non arrenderci alle delusioni e alle amarezze della vita dobbiamo opporci alla tendenza di isolarci e di accucciarci nel nostro angolo. Forse bisogna accettare l’idea che non sempre si può vivere nel passato, né che si possa cambiarlo. Forse è giunto il momento di abbandonare un modo di vivere e di pensare, sviluppando un atteggiamento positivo verso il futuro.

La speranza cambia il nostro modo di vedere la vita. Solo la speranza che si ha nel cuore apre gli occhi nel futuro, perché essa si nutre di un avvenire lontano ma certo, di realtà non viste, di attese di cose buone. Non è la lontananza o la vicinanza dell’attesa a rendere forte la speranza ma quanto essa è certa per noi. La certezza rende forte il desiderio di lottare. La speranza deriva dalla conoscenza, non dai desideri; non è un’affezione del cuore ma un atteggiamento consapevole e razionale di resistenza e apertura alla vita. Essa coinvolge tutto il nostro essere e implica una lotta contro la rassegnazione e la disperazione.

Nessuno di noi è obbligato a disperarsi. Se abbiamo speranza possiamo sopportare le tempeste della vita in modo sereno senza cadere nello sconforto più nero. A volte siamo disperati non dal problema in sé ma da come ci lasciamo influenzare da esso. Manchiamo di perseveranza. Il presente non è il nostro fine ma un mezzo per raggiungere il futuro. L’avvenire è il nostro fine. Infatti Paolo, scrivendo ai cristiani di Roma, a proposito della speranza, disse: “Poiché siamo stati salvati in [questa] speranza; ma la speranza che si vede non è speranza, poiché quando un uomo vede una cosa, la spera egli? Ma se speriamo in ciò che non vediamo, continuiamo ad aspettarlo con perseveranza”. (Rom 8:24.25)

Ciò che ci fa perdere e smarrire non sono i peccati, ma la disperazione: tutte quelle volte che ci lasciamo sopraffare dalla rassegnazione. E’ proprio in questi momenti che la speranza deve risuonare più forte nei nostri cuori. Attivi e non, siamo tutti chiamati a non concedere mai rabbiosamente spazio alla distruzione. La vera speranza ha la sua base nel comando di Dio “Siamo chiamati alla speranza!” (Ef 1:18) Un comando di resistere contro la morte, un appello alla vita. Seguirlo significa vivere, sopravvivere, perseverare, mantenersi in vita finché la morte non sia inghiottita nella vittoria. Il cristiano sa che per lui la speranza è una responsabilità! Di essa egli è chiamato a rispondere a chiunque gliene chieda conto: «Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi chieda ragione della vostra speranza». (1 Pt 3:15)

I pensieri negativi sono come la ruggine, corrodono la mente, soprattutto quando esperienze emotive scottanti impediscono di fidarsi di altri in congregazione. E’ vero che non è saggio riporre le nostre speranze negli uomini (Salmo 146:3,4). Ma nelle congregazioni ci sono cristiani meritevoli della nostra fiducia. Solo noi possiamo rinunciare alla speranza che Geova ci ha dato, nulla può impedircelo, né in cielo né sulla terra. (Romani 8: 38,39)

La speranza ci obbliga a pensare alle nostre parole e azioni, ma anche alle conseguenze future di ciò che facciamo. Siamo responsabili della ricerca dei nostri fratelli che hanno perso la speranza e a non spegnerla in noi e negli altri. Abbiamo il dovere morale di far crescere la speranza nei nostri fratelli facendo di tutto per non lacerarla. Siamo tenuti a mantenere viva la speranza in Dio in modo che anche gli altri possano sperare. Essa deve vivere in noi per donarla agli altri. Dio ce l’ha data non per tenerla per noi, ma per rendere partecipi anche gli altri. La speranza non è mai singola ma altruista come l’amore. Implica sempre gli altri. E’ un dono che Dio ci ha fatto per condividerlo e se non lo facciamo siamo egoisti perché stiamo privando l’altro di una parte di dono che gli è dovuta.

Dio ci guarda con speranza. Egli sceglie di concentrare la sua attenzione non sulle nostre mancanze o sulle nostre debolezze, ma sulle buone qualità che abbiamo e sugli sforzi che facciamo. (Salmo 103:12-14; 130:3) Geova spera che faremo ciò che è giusto ed è contento quando lo facciamo. — Proverbi 27:11. Riguardo a tutti coloro che attualmente non operano nelle congregazioni come facevano un tempo, Geova non è un Dio ingiusto da dimenticare la vostra opera e l’amore che avete mostrato per il suo nome, anzi egli vi è vicino, perché desidera “che ciascuno di voi mostri la stessa operosità in modo da avere la piena certezza della speranza sino alla fine”. (Ebrei 6:11)

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