La strana Commemorazione 2020

Una celebrazione rivoluzionata

Forse rimarrà nella storia moderna dei Testimoni di Geova la Celebrazione della morte di Gesù di quest’anno, martedì 7 aprile 2020. Sarà ricordata come la Commemorazione ai tempi del Coronavirus. Una ricorrenza in piena solitudine, senza il calore degli abbracci e delle strette di mano vigorose. Soli da soli o soli con la propria famiglia.

Sospese dalle misure governative le riunioni, gli assembramenti, i contatti di casa in casa. Persino gli inviti sono stati modificati dal cartaceo a quello digitale e adeguati ai segni dei tempi. La Commemorazione per i testimoni di Geova non sarebbe iniziata la sera del 7 aprile dopo il tramonto, ma molti giorni prima.

Un mese prima si organizza tutto nei minimi particolari. Le dimostrazioni come presentare gli inviti alle persone del territorio, di casa in casa, ai citofoni, alle persone che già ci conoscono, a quelle che studiano la Bibbia con noi, ai parenti, ai familiari, ai colleghi di lavoro, agli inattivi. Le pulizie di “pasqua” iniziano con una nuova imbiancatura della Sala del Regno, il riordino dei locali, tirati a lucido per l’occasione. Altre congregazioni affittano con molto anticipo sale conferenze, ci si accerta che l’acustica funzioni e si dispone l’accoglienza.

I corpi degli anziani incaricano l’oratore che pronuncerà il discorso della Commemorazione, si organizzano i reparti e gli uscieri vengono istruiti come accogliere gli ospiti, come dare un benvenuto cordiale, come fare il passaggio degli emblemi.

I fratelli acquistano nuovi vestiti, le sorelle ricercano l’abito migliore, si preparano l’acconciatura, si rendono tutti piacevoli nell’aspetto personale. Una celebrazione da ricordare per sempre.

La Commemorazione è sempre stata la più grande, appassionata operazione messa insieme nell’adorazione di Geova. Il ricordo più importante della storia del vero cristianesimo. Il comando di Gesù che nessun discepolo vorrebbe mai disattendere.

“Continuate a far questo in mio ricordo” (Luca 22:19). E da quella sera, ogni anno da più di duemila anni, i discepoli di Gesù continuano a seguire, ricordando il valore del sacrificio fatto da Gesù.

Il riscatto dal peccato: il più grande dono che Dio avesse potuto fare all’umanità. Grazie alla morte di Gesù abbiamo la speranza della vita eterna. “Il Figlio dell’uomo è venuto […] per dare la sua vita come riscatto in cambio di molti” (Matteo 20:28). E questa speranza, la sera della Commemorazione viene consolidata.

In quel luogo, quella sera si respira qualcosa di “mistico”, di diverso dalle solite riunioni. Uno spirito nuovo pervade i presenti, rafforza i legami fraterni, ci si emoziona al passaggio del pane non lievitato, incontaminato come il corpo del Signore e del vino rosso genuino, non artefatto, simboli sacri della carne e del sangue del più grande Olocausto umano, l’unico approvato da Dio.

Emblemi di un patto antico, sigillato con un corpo sacrificale e con il sangue puro versato una volta e per sempre. Da allora, soltanto il ricordo di quel pasto frugale tra veri amici. Una serata memorabile, unica nella storia del cristianesimo. Noi possiamo soltanto immaginarla, celebrarla, ricordarla, apprezzarla e onorarla con la nostra presenza.

Una celebrazione in modalità a distanza, schermata. Solo il vassoio con il pane spezzato e il calice di vino sono lì davanti a noi a farci compagnia, in attesa di un cenno dell’oratore e di una preghiera su di essi. Un passaggio fra sé e sé per chi è solo, tra familiari chi non è da solo. Soli tra umani, ma non soli con lo spirito e in compagnia invisibile di un angelo che sorveglia dall’alto la cerimonia. Niente rituali e tradizioni, niente microfoni, riviste, cappotti, passeggini e disperata ricerca di un posto dove parcheggiare l’automobile.

Una situazione emergenziale di una pandemia globale che ha stravolto le congregazioni e costretto milioni di devoti tdG a celebrare la Commemorazione senza concorso di fedeli che si abbracciano nell’amore e nello spirito fraterno. Per quasi tutti noi è la prima volta, c’è sempre una prima volta, per questo sarà ricordata per l’eternità, perché unica nel suo genere. Forse ce ne saranno altre simili in futuro, ma questa rimarrà nel cuore e nella mente.

Quella sera è sempre una festa e come tutte le feste si sta vicini, insieme nel notevole afflusso di gente, nel calore della casa di Dio. Contatti che quest’anno non ci saranno, ne sentiremo la mancanza, in un momento in cui ne avremmo più bisogno, in un momento di grande sofferenza interiore come questo che stiamo vivendo.

Quella sera seguiremo la celebrazione con gli occhi attaccati al monitor e con il cuore che va ai nostri fratelli negli ospedali, in terapia intensiva dove stanno lottando per la vita. Il nostro cuore, quella sera, va oltre lo schermo di un telefonino, di un tablet, di un pc.

Lo sguardo si posa in quella città chiamata santa, traditrice, assassina, dove si svolse il processo più ingiusto della storia dell’uomo. In quel Calvario dove si consumò il delitto più infamante che si ricordi.

“Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti vengono mandati! Quante volte avrei voluto radunare i tuoi figli come la chioccia raduna i suoi pulcini sotto le ali! Ma voi non avete voluto. Ecco, la vostra casa viene abbandonata e lasciata nelle vostre mani” (Matteo 23:37, 38).

Gerusalemme abbandonata, ma anche la stanza dell’Ultima Cena, dove quella sera divenne il centro del mondo. Da qui si sono irradiate le lezioni del Maestro di Nazaret, su umiltà, pazienza e perdono. Qui Gesù strinse un patto con i suoi amici che avrebbe aperto le porte del cielo. Da qui si è diffusa e continua a diffondersi nel mondo intero la forza sconfinata dell’amore per l’umanità del Figlio di Dio.

CHE PRIVILEGIO PER VOI CARI FRATELLI LONTANI!

Mai si era vista una cosa del genere. La scrittura del giorno di martedì 7 aprile 2020, data della Commemorazione, ci incoraggia ad aiutare più di tutti “quelli che appartengono alla nostra famiglia della fede”, ma che sono inattivi (Galati 6:10).

Dimostriamo di amarli quando li incoraggiamo a venire alle adunanze, e soprattutto alla Commemorazione. Come Geova e Gesù, proviamo una profonda gioia quando un inattivo ritorna da Geova (Matteo 18:14).

Cari fratelli lontani quanto vi vogliono bene Geova, Gesù e lo Schiavo Fedele. Persino il Giorno della Commemorazione dedicano a voi il commento della scrittura di Romani 5:8 che dice: “Cristo è morto per noi”, sì Cristo è morto per voi fratelli lontani. 

Anche nel video preparatorio della stessa giornata della Celebrazione dal tema “Cristo è morto per noi”, Geoffrey Jackson, membro del Corpo Direttivo e  David Schafer, assistente del Comitato dell’Insegnamento, leggono e commentano la Scrittura del giorno della Commemorazione a proposito degli inattivi.

Tutte queste benedizioni ci convincono sempre di più che sei anni fa, nel 2014, abbiamo fatto la scelta giusta nell’aprire un sito dedicato esclusivamente ai fratelli inattivi. Da allora si è cominciato a parlare con più incisività di questi cari fratelli nei congressi, nelle pubblicazioni e nei video. Abbiamo visto lontano con i fratelli lontani.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Commenti (1)

  • anonimo

    |

    In una congregazione nella Commemorazione hanno avuto 250 presenti su 100 proclamatori, molti l’hanno seguita con zoom direttamente… altri che non avevano internet con il telefono gli avevano inviato il video della commemorazione accertandosi che l’avessero visto… in una sola famiglia erano collegati in 8 con zoom… diversi interessati, ex detenuti e almeno 9 inattivi tutti entusiasti. Sicuramente …. ciò che sta accadendo ha dato una scossa…. anche il fatto di essere costretti a stare a casa… ha contribuito in una certa misura… comunque hanno avuto un occasione in più per rivedere la loro vita. Un abbraccio

    Reply

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA