La tecnologia come stampella di Dio?

La tecnologia nasce per fini commerciali e non certo per curare lo spirito. Chi conosce il braccio armato dello spirito della Silicon Valley sa a cosa ci riferiamo. 

La realtà virtuale, quella sostenuta dagli interessi tecnologici, è materialista per sua natura. È illusorio pensare che il moderno “vitello d’oro” con il Web suo sacerdote, possano soddisfare i bisogni naturali dello spirito.

Dio ha creato l’uomo con il desiderio di soddisfare i bisogni spirituali. L’appagamento di tali bisogni sono da ricercare in Dio e nella sua Parola scritta, non certamente in ciò che l’uomo inventa. L’uomo non crea nulla più di quanto Dio ha creato. Pensare che sia l’uomo con le sue invenzioni a saziare questi bisogni è assolutamente fuorviante.

L’uomo brama conoscere i segreti non solo di Dio ma anche dell’uomo. È un desiderio antico quanto la sua storia. La tecnologia, tramite Internet, ha colonizzato il genere umano e i colonizzati sono felici di esserne sottomessi. Le fake news stanno mettendo in discussione ogni forma di verità e così l’opinione umana finisce per avere la meglio persino sulle certezze secolari della verità.

Una verità, quella digitale, che è prima di tutto intellettuale e non morale, etica o spirituale. Si è smarrito il senso delle verità condivise. Ognuno si sente il possessore di una verità. Navighiamo in un oceano di pressappochismo.

Con tutta la cattiva informazione che circola nel web, tanti non si preoccupano affatto dell’esattezza e della precisione di quanto leggono e condividono. Non si rendono conto che la risposta alle domande spirituali deve basarsi sui fatti e non con quello che capita sotto mano.

In ogni religione c’è la tentazione di crearsi un oggetto e riverirlo, con la speranza che fornisca aiuto e protezione. Internet è un totem dove i suoi adoratori si inchinano all’onniscienza e alla sua ubiquità planetaria, mandando in corto circuito le menti umane.

Poi ci si sorprende quando si è spinti a credere tutto quello che ci viene propinato. In realtà la tecnologia si limita a fare ciò per cui è stata inventata. Essa non è un idolo, ma l’uomo ne ha fatto un idolo. Chi conosce la Bibbia non deve meravigliarsi quando l’uomo cerca paragoni con Dio. Egli costruisce un idolo da un albero come fa un artigiano e lo ricopre d’oro come fa il fabbro, stando attenti che non cada da solo. (Isaia 40:18-20)

Internet e la sua tecnologia sono di fattura umana e non potranno mai sostituirsi a Dio. L’uomo ha accettato una macchina come dio. In essa ci crede e ne divulga il verbo. Peccato che a farlo siano gli stessi religiosi che asseriscono di credere alle verità rivelate nella Bibbia. Non dimentichiamo che Dio è il Creatore dell’uomo, fatto a sua immagine e somiglianza, ed è naturale che l’essere umano voglia a sua volta creare.

Alcuni dimenticano le prime parole della Bibbia e cioè che prima di creare esisteva il caos. L’uomo perciò non crea nulla se non il caos delle cose create. L’uomo cerca di sostituire Dio creando un sostituto di Dio e lo fa con l’intelligenza artificiale che poi non è altro che la mente della tecnologia. La tecnologia non diverrà mai la stampella di Dio.

Chi vive nel digitale si crea una nicchia ed è convinto che quella nicchia sia un’estensione di se stesso ed entrando in contatto con tante persone si convince che tutti gli somiglieranno. Essa è diventata il suo idolo. La nicchia è una forma individuale che contrasta con la collettività. Non può esistere interazione perché il digitale tecnologico nasce per appagare il bisogno individuale e non quello collettivo.

Satana non ha aspettato di tentare tutto il genere umano, si è servito solo di una persona. Lui agisce individualmente per colpire collettivamente.  Il pericolo maggiore di Internet è tra l’individuo e la collettività e non tra individui o tra le collettività.

La vera sfida è quella di mantenere un insieme di riferimento comune, cioè Dio e tutto quello che lo riguarda. La tecnologia è fatta per il consumo non per la conversione. Essa non chiede alcun cambiamento dello stile di vita, nasconde ogni male e lo subiamo senza averlo scelto e senza esserne consapevoli. Il digitale ha rimosso la coscienza del bene e del male. Ogni parola detta e scritta nel web è come se avesse un’aura legalizzata.

Il problema è che si dicono e si scrivono tante cattiverie, convinti che tutto rientri in una forma di giustizia. In realtà ci si sente male dopo aver detto cose che si pensa siano legali. Il digitale de-moralizza la coscienza. E poi ci si chiede come mai dopo aver scritto dei post contro un altro o una religione ci si senta in colpa.

Salvo poi scoprire che il peggior castigo di un male compiuto è quello di averlo compiuto. Tutto ciò che nell’anima viene rimosso non sparisce, ma marcisce. Sono in tanti – basta leggere i loro commenti – che sono bloccati dalla rabbia, dalla vendetta o in una forma di vittimismo.

Il pensiero individualista negli ultimi decenni è diventato pericolosissimo. Ogni cosa è messa in discussione, persino la consistenza dell’uomo stesso. Lo testimoniano le nuove ansie e le nuove forme depressive. Lo spirito umano si è svuotato delle sue relazioni, legami e responsabilità. L’uomo è divenuto sabbia, incapace di portare avanti la sua vita se non tra dubbi e incertezze. Ecco perché oggi l’uomo cerca nella tecnologia riconoscimento e rassicurazione.

L’identità comunitaria sembra deteriorata dall’individualismo tecnologico. Quest’uomo si porta con sé tante voci preoccupate e un forte senso di smarrimento collettivo. Riporre fiducia nella tecnologia e nell’individualismo è solo un’illusione. L’uomo ha il bisogno di stare con gli altri, come ha bisogno di stare con Dio. L’unico individualismo accettato è quello di un rapporto personale con Geova, senza comunque – come fa Dio – rinunciare al bisogno fondamentale della comunità.

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