La vera religione si occupa in modo ATTIVO dei suoi membri

Sebbene la vera congregazione sia dedicata soprattutto all’insegnamento della verità ed esista più per glorificare Dio che per il nostro bene, una buona religione ha profondamente a cuore i bisogni di ciascun membro.

I bisogni di ogni cristiano non devono mai diventare più importanti del servizio a Dio e della verità e comunque devono essere soddisfatti in armonia con il sano insegnamento della Bibbia. Una religione che si basa esclusivamente sull’insegnamento di Dio e sulla predicazione della sua Parola, ma che non mostra nessun interesse per i reali bisogni delle persone, non riflette lo spirito dell’amore cristiano, anzi lo contraddice. Senza amore non siamo nulla (1 Corinti 13:2). L’amore per il mattone viene dopo l’adorazione a Geova e i bisogni dei fratelli. Sembra che il mattone immobiliare abbia preso il posto del vitello d’oro, quello di antica memoria.

In Proverbi 29:7 si legge: “Il giusto si preoccupa dei diritti del povero, ma il malvagio non se ne interessa”. Il povero ha il diritto del bisogno. Non è quindi un dovere quello di soddisfare i bisogni del povero, ma è un diritto che ha il povero nell’essere aiutato. Il malvagio pensa solo ai suoi interessi. Ti piace essere considerato da Dio una persona malvagia perché non te ne frega nulla di aiutare chi è nel bisogno? E chi sono i fratelli che si trovano nel bisogno e che hanno tutto il diritto divino di essere aiutati da chi ama la giustizia di Dio?

La congregazione descritta in Atti 2:42 ci aiuta a capire correttamente il modo come veniva soddisfatto dai primi cristiani questo bisogno. Si legge: “E continuavano a dedicarsi all’insegnamento degli apostoli, a stare insieme [condividevano], a consumare pasti e alle preghiere”. Lo stare insieme e la condivisione erano aspetti fondamentali per la loro unità e per il loro benessere. Essa si manifestava con un amore concreto.

Oltre a condividere le cose spirituali e le attività connesse, si richiedevano sacrifici e rinunce per supplire ai bisogni della fratellanza. “Tutti quelli che diventavano credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e i loro beni e ne distribuivano il ricavato a tutti, secondo i bisogni di ognuno”. – Atti 2:44,45. In particolare questi bisogni riguardavano i giudei provenienti dalla diaspora e che si erano convertiti durante la Pentecoste e avevano accettato Cristo. Molti di loro rimasero a Gerusalemme per essere ammaestrati dagli apostoli. Senza lavoro, lontani dalle loro case, forse rifiutati dalle loro famiglie per aver accettato la verità, si trovavano veramente nel bisogno e tutti, dai  più abbienti ai meno agiati, furono felici di andare incontro alle loro esigenze.

Oggi i veri cristiani mostrano lo stesso interesse dei primi cristiani? Una vera congregazione che contribuisce esclusivamente per la costruzione di immobili e trascura i bisogni dei singoli può dire di essere approvata da Dio? In Atti si evidenzia che i beni donati venivano distribuiti “secondo i bisogni di ognuno”, non si parla di contribuzioni per grandi sale o per altre attività. Ripetiamo: si parla soltanto di “singoli bisogni di ognuno”. In base a quanto scritto in Atti, e non solo, Dio vuole che ci occupiamo dei singoli fratelli e dei loro bisogni, sia localmente che a livello mondiale.

Abbiamo letto bene? Oltre 202 milioni di dollari per le necessità dei ministri a tempo pieno? Una cifra considerevole se si tiene conto che è solo una parte delle contribuzioni mondiali dei Testimoni di Geova. Con tutti quei milioni di dollari si sarebbero potute sfamare intere popolazioni subsahariane. E che dire del resto delle contribuzioni? A quanto ammontano? Sono stati spesi per i singoli bisognosi delle congregazioni? C’è un programma di assistenza materiale per i fratelli nel bisogno, come quello dei cristiani del primo secolo?

E che dire dei bisognosi in senso spirituale, come i malati, gli infermi, gli anziani, i deboli nella fede, i dubbiosi, i perplessi, gli scoraggiati, quelli che soffrono, gli irraggiungibili, gli inattivi, eccetera? L’apostolo Paolo scrisse che “se qualcuno non provvede ai suoi, in primo luogo a quelli della sua casa, ha rinnegato la fede ed è peggio di uno senza fede” (1Timoteo 5:8) L’applicazione di questa verità riguarda anche la nostra famiglia spirituale. Viviamo tutti nella stessa casa, quella di Geova. Perciò, in un contesto più ampio, la congregazione deve andare incontro anche ai bisogni spirituali dei propri fratelli. Non a parole ma con i fatti. Siamo stufi delle parole vuote e delle eccessive richieste di denaro per cose che non sono scritte nella Bibbia.

Soddisfare i bisogni spirituali dei fratelli bisognosi non costa una lira da parte degli anziani. Serve solo uno spirito di abnegazione e di altruismo. Se i corpi degli anziani (o il CD) chiedessero con la stessa frequenza e con la stessa insistenza di aiutare i bisognosi della loro congregazione come continuano a fare con le richieste di contribuzioni o dedicassero tutto quel tempo che dedicano ai “mattoni degli egiziani”, tanti problemi non avrebbero motivo di esistere e tanti proclamatori non diventerebbero inattivi. Gli egiziani “resero loro amara la vita costringendo gli israeliti a fabbricare mattoni”. (Esodo 1:14) Non siamo a quei livelli, non siamo costretti a fabbricarli, ma ci provano costringendo e influenzando le nostre coscienze con continue richieste di acquisto di mattoni. Siamo diventati la religione del mattone.

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