La verità è TRASPARENTE

Una comunicazione trasparente è indispensabile per trasmettere la verità, non solo quella scritturale, ma anche quella che riguarda da vicino i fatti che coinvolgono i testimoni di Geova.

Non sto dicendo che i testimoni di Geova comunicano scientemente in modo non veritiero le notizie sui fatti che li vedono coinvolti. Essi sono noti per la loro onestà. In alcuni casi, come quello della pedofilia, secondo me, sono stati, paradossalmente troppo “biblici”, senza prevedere le conseguenze che ne sarebbero derivate sia a livello legale che mediatico.

In che senso? Nel senso che si sono preoccupati più dell’aspetto scritturale, cioè della procedura che indica la Bibbia nel trattare la violazione di una norma, (norma dei “due testimoni”, applicata alla lettera dall’antico Israele) che delle leggi di Cesare, che invece hanno una valenza più restrittiva a protezione dei minori.

Lo scopo di questo mio scritto non è quello di discutere la validità di una direttiva, ma di approfondire l’argomento che riguarda la comunicazione sia con l’opinione pubblica che con le congregazioni mondiali.

Lo scopo per cui nasce la Congregazione mondiale dei testimoni di Geova è principalmente di predicare la buona notizia del Regno dei cieli, in osservanza a quanto scritto in Matteo 28:19,20. Lo stesso apostolo Paolo lottò per difendere e per far riconoscere legalmente la buona notizia. (Filippesi 1:7)

Questa missione per essere effettuata in maniera legale e scritturale ha bisogno di una guida morale e di coerenza tra ciò che si predica e ciò che si vive. Questo è il fondamento per essere credibili, degni di fiducia e di rispetto. Di fronte a gravi fatti –  come quello degli abusi sui minori –  che violano le norme di Dio e di Cesare, chi guida i testimoni di Geova a livello mondiale, per fedeltà alla stessa congregazione e a Dio, doveva disporre che gli anziani locali da subito denunciassero alle pubbliche autorità i comportamenti delittuosi sui minori.

Inoltre, sarebbero dovuti stare, in senso giudiziario, dalla parte delle vittime senza la condizione dei due testimoni. Chi è realmente più debole: la vittima o l’abusante o chi copre anche se non intenzionalmente l’abuso? In questi anni ho notato che sul web si dibatte molto su questa questione. Alcuni cristiani sono rimasti sconvolti da queste notizie e hanno vacillato nella fede. Alcuni si sono dissociati o sono diventati inattivi.

È logico aspettarsi che in casi come questi alcuni tdG si schierino dalla parte delle vittime e dei loro familiari. I giornalisti non sempre sono pregiudizievoli nei confronti dei tdG. In casi come questi è ragionevole aspettarsi che stiano dalla parte delle vittime. Questo è il punto principale del mio ragionamento. La stampa e i social seri che si occupano di informazione, devono essere visti come alleati e non come nemici.

Una verità trasparente dei fatti contribuisce a trovare le mele marce dentro le congregazioni e a vincere quelle sacche di resistenza per allontanarle da quelle sane.

Se non si sta in modo radicale dalla parte delle vittime, delle loro famiglie e dalla parte della società civile, (chi commette un abuso dentro la congregazione può commetterlo anche fuori), allora la stampa e i giudici possono diventare i peggiori nemici di chi viola le normative penali e di chi cerca di ostacolarne la verità.

I media, quelli veri, esercitano un loro diritto, che è il diritto a un’informazione basata sulla verità per ottenere giustizia. E se sono rigorosi nei confronti dell’organizzazione dei tdG, come lo sono nei confronti delle altre religioni, è in virtù del ruolo morale che queste religioni asseriscono di avere.

Più si cerca di coprire un abuso, tanto più grande è lo scandalo quando si scopre. Non comunicare correttamente un abuso è un altro abuso.

Comunicare è un dovere fondamentale, perché se non lo si fa, si diventa automaticamente complici. Chi cerca di nascondere questi fatti impedisce agli altri di potersi difendere da altri eventuali crimini. Non c’è da meravigliarsi se all’interno dei tdG alcuni non perdonano questa mancanza di trasparenza. Chi non informa, incoraggia un clima di sospetto, di sfiducia e di rabbia.

Non credo che il CD volesse incoraggiare un tale clima. Ma la ritrosia nella comunicazione trasparente e la mancanza di discernimento al riguardo, lo ha spinto a commettere gravi errori di valutazione. Anche se il colpevole è stato disassociato o è morto, il dolore della vittima non si estinguerà mai. Ci sono casi in cui non si può più punire il colpevole oltre quanto scritto nella Bibbia, ma la giustizia ordinaria può seguire penalmente il suo corso.

E nel contempo si possono offrire gli strumenti ai corpi degli anziani per consolare le vittime e i loro familiari. Punto, quest’ultimo, che non mi sembra molto attuato tra i corpi degli anziani. Secondo me sarebbe più saggio se fosse la stessa Congregazione a fornire le informazioni sul caso, senza naturalmente scendere nei particolari, in modo proattivo e non reattivo. Non è utile non rispondere alle domande legittime sia dei fratelli che della stampa in generale, aspettando che qualcuno alzi poi il coperchio.

LA CATTIVA INFORMAZIONE NON CENTRA MAI IL BERSAGLIO DELLA VERITA’

Le vittime non sono numeri, sono cristiani a cui è stata rovinata la vita, la sessualità e l’affettività. Forse persino la fiducia in Dio, come pure la capacità di amare e sentirsi amati. Sono convinto che il corpo direttivo abbia preso le dovute misure, anche se con colpevole ritardo. Il corpo direttivo si deve lasciare consigliare sia dai comunicatori, sia dai legali e dagli esperti in materia di vittime degli abusi. Non è infallibile.

Ciò che è mancata è stata la comunicazione tempestiva ed efficace. Conviene sempre più informare che ritardare o pensare che una questione così delicata possa risolversi in ambito teocratico. Oggi è impossibile nascondere qualsiasi scandalo. Se c’è un’inchiesta, come quella australiana, è meglio spiegare le cose nel miglior modo possibile affinché non si abbia la sensazione che si è reticenti o si arrivi al punto di non sapere come meglio rispondere, dando l’idea che si voglia nascondere qualcosa.

Le risposte date troppo tardi forse non interessano più l’opinione pubblica e forse alcuni degli stessi tdG. In casi come questi si dà spazio a diverse interpretazioni o forse altri risponderanno in maniera inesatta e scandalistica.

La cattiva informazione causa danni alle stesse vittime e ai loro familiari, ma di più li causa alla stessa verità che viene privata della sua trasparenza. Per questo motivo, alcuni fedeli hanno visto vacillare la loro fede in Dio. Le ferite nello spirito sono più profonde di quelle nella carne. Anche quando la fede di un tdG resiste, rimangono comunque dei dubbi, specialmente quando la vittima non è stata creduta e abbandonata al suo dramma.

P. de Bleis

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A proposito degli assenti…

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Commenti (3)

  • Peggy

    |

    Buongiorno a tutti voi. Ho letto attentamente quest’argomento e mi permetto di aggiungere qualche considerazione. Io non ho figli per scelta, tuttavia se una persona
    di qualsivoglia estrazione sociale o religiosa avesse anche solo sfiorato
    mia figlia/o non avrei perso neanche un secondo, sarei andata
    di corsa a denunciarlo ai CARABINIERI. Mi rifiuto a priori di comparire dinanzi ad un co mitato “giudiziario” per esporre un problema di così grave entità. Semmai sarà quest’ultimo a suggerire se non costringere il pedofilo a sottoporsi ad una bella terapia
    psicanalitica, sempre che non ci siano pregiudizi anche su questo. Qui non esistono riprensioni, ammonimenti, richieste di scuse o perdono! Non c’è nulla da perdonare perché il problema sta nella testa di questi individui. Quindi anziché scolare il moscerino ed ingoiare il cammello molti saccenti congregazionali farebbero bene ad acculturarsi un po’ sulla psicanalisi Freudiana, Junghiana fino al nostro Massimo Recalcati. La spiritualità non si compone solo di belle parole bibliche di cui ci si riempie la bocca, i termini amore, empatia, perdono, tolleranza sono stati ormai inflazionati.
    Grazie per l’attenzione e un caro e sincero saluto, Peggy.

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    • Anonimo

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      La spiritualità non si compone solo di belle parole bibliche anzi forse potrebbe pure essere un modo per nascondersi..sono d’accordo e anche sull acculturarsi sulla psicanalisi…Saluti Patty

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  • Patrizia

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    Sono perfettamente d ‘accordo anche in chi cerca di non vacillare rimane il dubbio che la’ in America al CD non sappiamo veramente come stanno le cose, cosa viene fatto, cosa e se vengono insabbiate informazioni.E aggiungo che non serve a nulla ogni volta che qualcosa da quelle più gravi a quelle meno gravi e organizzative crea dubbi o lamentele, venire fuori con articoli dove si parla con le varie scritture che dobbiamo mostrare fede e ubbidire non lamentarci con vari esempi biblici del tipo per sedare dubbi e possibili “rivolte ” passatemi il termine,io con le scritture li faccio tacere pena la punizione di Geova o essere considerati ribelli come gli Israeliti che si lamentavano nel deserto..quasi non si voglia che i fratelli usino la testa..anche questo crea dubbi e i dubbi non sono creati da Dio ma dalle azioni degli esseri umani che mi riferisco al CD e a chi dirige li rende molto responsabili della vita e della fede dei sottoposti..perché è pur vero che siamo influenzati da quello che ci viene impartito in forma scritta e orale.Saluti.Patty

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