La vita solitaria

6720laghetto

di Giacomo Leopardi

“… Talor m’assido in solitaria parte,
Sovra un rialto, al margine d’un lago
Di taciturne piante incoronato.
Ivi, quando il meriggio in ciel si volve,
La sua tranquilla imago il Sol dipinge,
Ed erba o foglia non si crolla al vento,
E non onda incresparsi, e non cicala
Strider, né batter penna augello in ramo,
Né farfalla ronzar, né voce o moto
Da presso né da lunge odi né vedi.
Tien quelle rive altissima quiete;
Ond’io quasi me stesso e il mondo obblio
Sedendo immoto; e già mi par che sciolte
Giaccian le membra mie, né spirto o senso
Più le commova, e lor quiete antica
Co’ silenzi del loco si confonda…”

Alcune volte mi siedo in un luogo solitario, sopra un’altura, al margine di un lago, circondato da piante silenziose. Qui, quando il meriggio si dispiega nel cielo, il sole riflette la sua tranquilla immagine sul lago, né erba né foglia si muovono al vento e quando non si ode, né da vicino né da lontano, voce né movimento, né si vede onda muoversi, né si sente cicala stridere, né uccello battere le ali sui rami, né farfalla sussurrare, allora una profondissima quiete domina sulle rive; tanto che io, stando seduto immobile, dimentico quasi me stesso e il mondo; e già mi pare che il mio corpo si liberi dalla mia anima, né spirito né sensazioni riescano più ad animarlo e mi sembra che la stasi prolungata del mio corpo si assimili al silenzio del luogo.

Seduto presso un laghetto circondato da alberi taciturni, il poeta osserva il sole riflettersi sulle acque del lago e nel momento in cui non sente le onde incresparsi né gli uccelli battere le ali e vede il pomeriggio aprirsi, nota una profonda quiete dominare su quel luogo. Il tempo è come sospeso e mentre lui siede immobile dimentica se stesso e il mondo che lo circonda. In questa condizione, Leopardi ha la sensazione che il suo corpo sia privo dell’anima e che nulla, nemmeno lo spirito riesca a ravvivarlo. Lo stato d’immobilità che avvolge il suo corpo spinge il poeta a identificarsi con la mancanza di suoni e movimenti: il silenzio del luogo. Egli si priva così della sua individualità materiale e spirituale per sentirsi un tutt’uno con la natura come parte di un’unica inattività.

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