L’AIUTO della CONGREGAZIONE

NOMINATI DI SUCCESSO / SESTA E ULTIMA PARTE

I peccati di componenti della congregazione, i conflitti tra fratelli, le difficoltà familiari nascoste, le vedute diverse tra nominati, le insoddisfazioni teocratiche, gli impegni gravosi, il lavoro secolare, la salute, una mossa sbagliata, sono alcuni degli aspetti che possono far provare a un nominato la spiacevole sensazione di non farcela più e di abbandonare ogni cosa.

Non si tratta di debolezza e non è nemmeno un’esperienza rara tra i nominati nelle congregazioni cristiane. È tipica di chi si prende cura dei fratelli.

MOSTRARE COMPRENSIONE PER I NOMINATI CHE FATICANO NEL SIGNORE

Non è detto che gli aspetti menzionati sopra coinvolgono tutti i nominati nella stessa misura. Comunque, quello che diciamo è riferito a quei nominati che soddisfano pienamente con sincerità di cuore i requisiti scritturali. Non parliamo di “fannulloni”, di invidiosi, di amanti di se stessi, del prestigio e di coloro che non curano le pecore nel modo indicato nelle Sacre Scritture.

Il nominato di successo è coinvolgente. Anche se ha aspirato volontariamente a diventare un anziano di congregazione, l’approvazione e la benedizione di Geova saranno evidenti dal suo operato e da come lo Spirito lo guida nelle sue responsabilità. Il nominato di successo non considera il suo incarico come una professione secolare o come una responsabilità a tempo e luogo – solo quando è in congregazione – come se si trattasse di qualcosa di staccato dalla sua vita cristiana. Tutta la sua esistenza ne è coinvolta.

La responsabilità di nominato coinvolge anche la vita degli altri. Nelle sue parole ci sono fattori determinanti per la vita e la morte spirituale degli altri conservi con cui si relaziona direttamente. Questi fratelli vanno compresi e sostenuti anche per il tempo che dedicano a trattare e risolvere faccende di cui non sempre ne siamo a conoscenza. Paolo aveva un assillo quotidiano per i fratelli che lo preoccupava creandogli ansia. Si sentiva debole con i deboli e si accendeva con chi era turbato nella fede. (2 Corinti 11:28,29) Nei versetti precedenti racconta delle sue vicissitudini: fatiche, prigionie, percosse, pericoli di morte, bastonato, lapidato, notti insonni, fame e sete.

E’ vero che non tutti i nominati hanno le stesse esperienze di Paolo, però molti di loro faticano, soffrono e molte notti non dormono preoccupati per le faccende di congregazione. Il tempo del pastore non gli appartiene più e in molti casi nemmeno la sua vita. Pensate quanto tempo dedica, solo nella preparazione delle adunanze e delle parti da svolgere. Per non parlare poi delle emergenze e degli imprevisti. Chi non li apprezza, non apprezza nemmeno i sacrifici di sua moglie e dei suoi figli, che per amore della congregazione accettano volentieri di privarsi della compagnia e del suo tempo. I suoi familiari hanno lo stesso diritto che pretendono altri, anzi in alcuni casi di più di tanti altri che lo vorrebbero vedere correre a destra e manca, come se il nominato fosse una loro proprietà da usarlo quando vogliono a loro uso e consumo.

Tutti questi coinvolgimenti nella vita di altri rappresentano, paradossalmente, il pericolo che si prenda troppo sul serio. Ci riferiamo a coloro dall’atteggiamento austero e datato. E’ vero che non possiamo sottovalutare il nostro ministero, ma non sopravvalutiamoci troppo. Attenzione a quei nominati che sono presenti dappertutto, a coloro che hanno il dono dell’ubiquità, come se senza di loro la congregazione non va avanti. Un altro pericolo è quello di avere il corpo in Sala del Regno e la mente altrove. Una tale assenza è preoccupante.

Alcuni si sacrificano sull’altare dell’efficienza e pensano di avere ragione nel farlo. L’eccessivo è quasi sempre deleterio. Ogni tanto bisogna porre un freno a certe iniziative. La cosa importante è dare il proprio contributo in modo equilibrato.

Alcuni non si rendono conto di essere inconsapevolmente strumenti nelle mani di Satana che usa per creare problemi ai nominati. Satana può attaccare i deboli, avendo di mira i forti. Quando colpisce un nominato ferendolo mortalmente le ripercussioni sia in congregazione che in famiglia sono pesantissime. Il Diavolo odia i nominati e ne fa un bersaglio preferito dei suoi attacchi. Ogni congregazione dovrebbe pregare per questi fratelli e dare ciascuno il proprio contributo affinché non cadano nelle mani del male.

I pastori sono chiamati a svolgere più attività e a farle tutte bene. Cosa impossibile. Il nominato non è il capo di un’azienda dove gli altri sono obbligati per contratto a seguire le sue direttive. Apparteniamo tutti a un’associazione mondiale di fratelli VOLONTARI. Nessuno è obbligato a fare quello che dicono gli anziani. Gli anziani possono farlo più che a parole con il loro esempio e la loro benefica influenza. Condurre una congregazione di persone eterogenee e complesse è un’arte estremamente delicata.

I problemi che un fedele pastore affronta non sono poi così dissimili da quelli che fa fronte uno psicologo. Si tratta di un compito estenuante, anche perché non tutti hanno l’esperienza e la conoscenza per trattare casi complicati nel miglior modo possibile. Conoscono quello che c’è scritto nella Bibbia sul problema, ma più di là non vanno, perché è al di sopra delle loro possibilità, ma non del loro amore.

Con loro, a differenza degli specialisti di igiene mentale, non c’è da prendere appuntamento e pagare la visita. Loro si rendono più che disponibili. Apprezziamo i loro sinceri sforzi per aiutarci. E se non lo fanno esattamente come desideriamo, amen. Va bene lo stesso.

«Può sembrare un impegno leggero per voi uomini di genio e cultura… spesso avrei preferito una frustata che predicare di nuovo… quando ho compreso la terribile responsabilità di aver ricevuto in affidamento le anime che si possono perdere o salvare, in base a quanto odono, ho desiderato non avventurarmi in una simile impresa…» C.H. Spurgeon (1834 – 1892), predicatore battista.

Paolo considerava i suoi fratelli “mia gioia e mia corona”. (Filippesi 4:1) Siamo anche noi la “gioia” dei nostri anziani di congregazione? O siamo delle spine nella carne? Uno dei pericoli più insidiosi a cui vanno incontro i nominati è l’ostilità irrazionale. Si tratta del transfert, cioè di quelle emozioni, sentimenti e ansietà di un cristiano che le subisce e le trasferisce sul nominato come se ne non fossero di sua appartenenza ma del nominato in questione. Una cosa del genere può distruggere emotivamente un anziano.

Malgrado il vestito pulito, la camicia stirata, le scarpe linde, la barba fatta e i capelli in ordine, il nominato è vulnerabile nel suo amore, perché è umano. Lotta tutti i giorni con le sue imperfezioni. Ha le proprie debolezze, i sui difetti e le sue paure. Il modo migliore per incoraggiare un nominato è quello di vivere una vita cristiana esemplare dal punto di vista di Geova. Non sempre c’è la necessità di avere un anziano con sé per risolvere i problemi. Condurre una vita cristiana in maniera eccellente è già la soluzione a tanti problemi.

Lasciate che i nominati siano coinvolti nel loro ministero non più di quello richiesto nella Bibbia. Trattateli con il dovuto rispetto. Sono persone che hanno accettato volontariamente di aiutarvi, nessuno li obbliga a servirvi. Se smettono siete voi i primi a privarvi del loro sostegno. Se vi fate coinvolgere positivamente nelle loro attività, il risultato non può che essere gioia per tutti e gloria a Geova. In fondo, lo scopo del nominato è quello di magnificare con il suo incarico Geova.

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