L’altro fratello. Stesso Dio, vite diverse

Perché i fratelli Testimoni di Geova attivi e inattivi, pur credendo nello stesso Dio e avendo vissuto lo stesso ambiente teocratico, possono essere così diversi fra loro? Le differenze sono riconducibili a Dio, all’Organizzazione o alla propria personalità?

Stesso Dio, stessi genitori, stesso ambiente paradisiaco: uno era Caino, l’altro Abele.

La rivalità fraterna fra Caino e Abele ha segnato un solco profondo nelle generazioni successive. Caino è morto, mentre la sua stirpe si è affermata. La stirpe di Abele non è mai nata, ma lui “benché morto, parla ancora” (Ebrei 11:4).

Fernand Cormon, Caino, Museo d’Orsay, Parigi

“Quando con i figli vestiti di pelli di animali,
Scapigliato, livido in mezzo ai temporali,
Caino si sottrasse alla presenza di Geova,
Al calar della sera, l’uomo cupo arrivò
Ai piedi di una montagna in una grande pianura…”

                                                         Victor Hugo, La Légende des siècles.

Quest’opera illustra il destino funesto di Caino: “maledetto, al bando dal suolo, vagante e fuggiasco sulla terra”. (Gen 4:11;12) Caino, ormai vecchio, ha lo sguardo stravolto e guida faticosamente la sua tribù. I suoi figli sorreggono una barella di legno sulla quale siedono una donna spaventata e i suoi bambini che dormono. Gli esuli trasportano pezzi di carne sanguinante. Altri uomini, dei cacciatori, accompagnano il gruppo. Uno di loro tiene in braccio una giovane donna e alcuni cani chiudono il corteo.

La scena è collocata in un’immaginaria “età della pietra”. Lo si nota dagli indumenti che indossano, dall’ascia che porta ai fianchi Caino, dai piedi scalzi, dalla lancia, dagli animali che portano sulle spalle e dai capelli lunghi e arruffati. Tutto è brutto, tranne i due bambini al centro e la giovane donna che uno di questi uomini tiene in braccio. E’ brutto e terribile cadere sotto la mano di Dio.

Cormon, di proposito, ha voluto far trasparire nei loro volti il timore del giudizio di Geova. Inoltre, ha allungato le ombre, come se la luce della verità perseguitasse i colpevoli attraverso la nuda e desolata pianura, dove anche il cielo è grigio e oscurato dalle nuvole. Il messaggio è chiaro: “Non c’é luce e civiltà senza Dio, solo una vita primitiva”.

Dicono che il cruccio di fratelli fa più che due flagelli. I dissapori fra fratelli sorgono dalla diversità estrema che c’è fra loro. Può dipendere da come i fatti vengono vissuti. Nella congregazione, a volte, è fondamentale il ruolo che si occupa e il comportamento con il quale si esplica tale ruolo nei confronti dei fratelli.

Quando in congregazione sono evidenti certe preferenze tra anziani e alcuni proclamatori si potrebbe avere una percezione discriminante della realtà. Le differenze fanno parte della congregazione. Uno può aver conosciuto la verità tanto tempo fa mentre un altro da poco. Uno può avere capacità che un altro non possiede. C’è chi decide di donare la sua vita al servizio a tempo pieno, altri invece non possono farlo a motivo di impegni familiari o per problemi di salute o di età. La differenza è spesso segnata dal desiderio di migliorare la propria spiritualità e dal tipo di sforzi che si fanno per raggiungere certi obiettivi.

Purtroppo alcuni confondono l’unità con l’uniformità, le capacità naturali con i requisiti scritturali, le iniziative personali con l’insubordinazione all’autorità, la libertà di scelta con la disubbidienza. Si comincia con vedute diverse, si finisce con accesi dibattiti e grandi scontri, fino a diventare veri litigi, fratture insanabili troncate con l’allontanamento volontario o disciplinare.

Venirsi incontro con pacatezza ed equilibrio è un modo per rimarcare che non esistono cristiani di serie A o B, ma solo fratelli che vivono diversamente le loro emozioni e i loro stati d’animo. Siamo diversi pur appartenendo alla stessa famiglia di Geova, perché diverse sono le nostre storie. Ognuno vive la verità in tempi di transizione differenti (scuola, lavoro, matrimonio, età) con traiettorie diverse le une dalle altre.

Alcuni fratelli che si sono stancati e non sono più con noi, sono stati per molto tempo la nostra metà. Ma anche la metà di Geova, di Gesù e dell’Organizzazione. Per tutta una serie di circostanze sfavorevoli, un giorno si sono ritrovati ad essere la metà di niente e la loro vita è cambiata drasticamente. Hanno metà fede, una fratellanza lontana, un’assenza dell’Organizzazione e dei suoi rappresentanti nominati che pesa su metà della loro spiritualità e sull’altra metà che ancora crede in Geova. Fratelli altri, fratelli diversi, fratelli a metà, pur sempre fratelli interi per Geova.

Quando le differenze diventano rimarchevoli ed emerge una forte incompatibilità che non si riesce in alcun modo a risolvere, allora è inutile continuare un rapporto che segue direzioni opposte. A volte, certe differenze non sono così importanti come pensiamo. Alcuni punti di vista non sono sbagliati perché diversi dai nostri. Forse è necessario avere un po’ di sopportazione (Colossesi 3:13), oppure cercare il vantaggio altrui (1 Cor 10:24). In ogni caso nelle diversità è importante mostrare ragionevolezza (Flp 4:5).

“Entrambi leggiamo la Bibbia giorno e notte, ma tu leggi nero dove io leggo bianco”. (W. Blake)

Unicità nella diversità.

Le prove che affrontiamo sono diverse, “varie”. (Giac 1:2) Il senso dell’aggettivo “vario” riportato in Giacomo significa “multiforme”, “variopinto”, “di molti colori”. Nella Bibbia anche l’immerita benignità di Dio è multicolore o “espressa in vari modi” (1 Pt 4:10). Ciò significa che non esiste nell’esperienza umana una situazione critica che l’immeritata benignità di Geova non possa affrontare con successo.

Dio esprime la sua grazia anche attraverso i suoi servitori affinché siano particolarmente capaci per aiutare i bisognosi. I colori di Geova sono tutti belli, ma in questi casi uno dei colori più luminosi è l’empatia, che si manifesta con il calore, la compassione e la tenerezza. Qualunque sia il “colore” o la natura della nostra prova, ci sarà sempre nel quadro della nostra vita una pennellata di colore o un’espressione dell’amorevole benignità di Geova.

Il tempestivo ed appropriato aiuto degli “attivi” agli “inattivi”, indipendentemente dal colore della prova, sarà sempre una dimostrazione della Sua grandezza. “Attivi” vi rendete conto della straordinaria opportunità che vi concede Geova di far parte della tavolozza dei colori che regge con una mano, mentre con l’altra dipinge col pennello varie sfumature di colore sulla “tela” degli inattivi? “Inattivi” apprezzate di cuore le pennellate di colore vivo e dinamico che Geova cerca di stendere delicatamente sulla tela della vostra vita per renderla ancora più preziosa ai suoi occhi?

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