L’AMORE è alla base della nomina

(NOMINATI DI SUCCESSO / QUARTA PARTE)

All’alba, sulla spiaggia del mar di Tiberiade, Gesù appare a Pietro e ad altri sei discepoli. Seduti attorno al fuoco, Gesù, indicando il pescato, si rivolge a Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di questi?”. Forse il cuore di Pietro fu addolorato da queste parole, pensando alla sera in cui tradì il suo Signore. Gesù non lo chiama Pietro, la roccia, ma Simone. Forse Gesù evitò questo titolo che gli aveva dato per non metterlo in imbarazzo. Per tre volte continua a chiamarlo Simone e non Pietro, per ricordargli la persona genuina di prima e non quella del tradimento.

Per due volte Gesù chiede a Pietro se lo ama (agape). E lui gli risponde: “Signore, lo sai che ti voglio bene [philia]”. Non risponde: “Sì, ti amo”, ma “ti voglio bene”. Alla terza domanda, Gesù non chiede se lo ama, ma se gli vuole bene, (letteralmente: “hai l’amore per un amico?”). Per due volte Gesù vuole amore, mentre con la terza richiesta vuole da Pietro quell’affetto che caratterizza la vera amicizia. Pietro si addolora e si affida alla conoscenza che Gesù ha di lui: “Signore, tu sai ogni cosa; lo sai che ti voglio bene”.

Pietro non è più quell’uomo spavaldo dei giorni passati, dove tutti gli altri sarebbero inciampati tranne che lui. Ai tre dinieghi la notte dell’arresto di Gesù, ora Pietro è un uomo ridimensionato, ha perso ogni illusione e presunzione di sé. Quel fuoco acceso, forse ricorda a Pietro la notte del rinnegamento. Ora davanti a quel fuoco ci sono: tre domande di Gesù, tre confessioni di Pietro, tre proposte di “nutrire le pecorelle”. Pietro si rasserena, trova sollievo e si convince che Gesù lo accoglie di nuovo nel suo favore come sorvegliante che avrà cura dei futuri discepoli. (Giovanni 21:1-17)

Cosa insegna questo episodio ai nominati? Gesù non istituì un comitato giudiziario per giudicare Pietro del rinnegamento. Si volle accertare se Pietro mostrava ancora amore e affetto per lui, prima di dargli l’incarico di sorvegliante, e questo indipendentemente dalla gravità del peccato. Alla fine ciò che conta quando si pecca è l’amore che si continua a provare per Geova. Un amore altruistico che è alla base di ogni nomina e di ogni riconciliazione.

Inoltre, questo racconto, ci aiuta a capire che prima di ogni cosa, anche di sé stessi, persino del servizio a Dio dobbiamo amare Geova e Gesù con tutto il cuore. L’amore viene prima di tutto. Se si ama più il servizio che Geova abbiamo sbagliato indirizzo. (Deuteronomio 6:4,5)

Si può guidare una congregazione, una circoscrizione, un paese, solo se si ama Geova. Così come si possono pronunciare discorsi e avere privilegi senza amare Dio. Alcuni sbagliano la priorità della loro adorazione. Adorano, nel senso che attribuiscono più importanza ai loro incarichi che a Dio e ai fratelli. Si possono adorare più le statistiche e gli immobili, che le pecorelle di Cristo.

Comprendere che l’amore (agape) e l’affetto (philia) per i fratelli e le sorelle viene prima dei numeri e degli incarichi, incoraggia tutti i nominati che non vanno oltre certi limiti e certi requisiti. Ciò che ha valore agli occhi di Geova è un cuore sincero e ben disposto a fare tutto quello che è in nostro possesso fare. La nostra dignità risiede in un rapporto affettuoso con Geova. Chi ama prima Geova, non deve preoccuparsi dei rapporti, del proprio servizio, dei propri limiti, degli errori, delle incomprensioni. Amare Dio è la cosa più importante nella vita di ogni cristiano. Tutti possono amare Geova.

L’amore verso Geova non dipende da un elevato quoziente di intelligenza e cultura. Nemmeno dalle capacità oratorie e organizzative. Tantomeno dalla posizione che si occupa. Ogni nominato deve rispondere alla domanda che Gesù ha fatto a Pietro: “Mi ami più di questi?” “Allora pasci le mie pecorelle”. Ami più i fratelli dei tuoi incarichi? Se ami, allora sei idoneo per aver cura del gregge di Dio. Geova conosce bene come siamo fatti e quanto amore abbiamo per lui. La conoscenza è reciproca. Geova conosce noi, ma noi conosciamo Lui? Abbiamo un rapporto affettuoso di grande amicizia? Se conosciamo profondamente la Bibbia e sappiamo amare gli altri, allora questo è possibile.

I requisiti per essere nominati in congregazione poggiano tutti sull’amore, perché Dio è amore. Dove c’è amore c’è Dio. Anche nella nomina.

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