L’anziano autorevole

Nelle congregazioni i cristiani di successo sono quelli che riescono ad avere una comunicazione immediata, diretta ed efficace, ma sopra ogni altra cosa hanno l’abilità di riuscire a individuare chiaramente la personalità dei fratelli.

Nell’articolo precedente avevamo parlato del fratello tranquillo. Oggi esamineremo la personalità più discussa, più forte e dominante, quella del sorvegliante, i cui requisiti sono descritti in  1 Timoteo 3:2-7:

«Il sorvegliante deve perciò essere irreprensibile, marito di una sola moglie, moderato, assennato, ordinato, ospitale, capace di insegnare, non ubriacone, non violento, ma ragionevole, non litigioso, non attaccato al denaro, un uomo che diriga la propria casa in maniera eccellente e che abbia figli sottomessi e rispettosi (dopotutto, se un uomo non sa dirigere la propria casa, come potrà aver cura della congregazione di Dio?); non dev’essere uno convertito di recente, perché non diventi orgoglioso e riceva la stessa condanna emessa contro il Diavolo. Deve inoltre godere di una buona reputazione agli occhi di quelli di fuori, perché non cada in discredito e in una trappola del Diavolo». 

Grazie a questo elenco di requisiti si comprende che Dio ha stabilito norme elevate per chi ha incarichi di responsabilità. Ci si aspetta che gli anziani li soddisfino in maniera ragionevole ed equilibrata e che diano il buon esempio per come trattano i loro fratelli. In congregazione, alcuni non si rendono conto che in ogni comunicazione è sempre il destinatario a decidere e molto spesso, a seconda di chi è il fratello il significato cambierà. È molto difficile che l’intero messaggio venga recepito esattamente come detto. Può essere scoraggiante per un sorvegliante scoprire che la comprensione di un consiglio non dipende da lui ma dal fratello che ascolta.

In congregazione non basta essere un nominato per rendere facile la comunicativa. La vita cristiana è più complicata di quanto sembra. Gesù spiegò il segreto di un’etica universale; identificò la chiave del vero rapporto con il prossimo: «Fate anche agli altri tutto quel che volete che essi facciano a voi» (Matteo 7:12PS). Cercare di trattare gli altri come desiderano rende il modo di comunicare più efficace. Molti credono che adorando lo stesso Dio e applicando gli stessi principi biblici tutto sia facile in congregazione. In realtà siamo fin troppo differenti gli uni e gli altri, vediamo ciò che facciamo, ma molte volte non ne discerniamo il motivo. Ci valutiamo e giudichiamo a vicenda in base a quello che vediamo delle azioni altrui.

Siamo così diversi perché una serie di combinazioni di fattori ereditari e ambientali hanno forgiato sin da bambini il nostro modello di comportamento, il temperamento e i tratti fondamentali del nostro carattere. Uno di questi caratteri è quello dominante. Si tratta di una personalità che nel mondo del lavoro occupa posizioni dirigenziali e presidenziali. Si tratta di individui che hanno una reazione veloce e che rifiutano l’inattività. Sono personalità motivate, decise, determinate, in grado di risolvere i problemi. Inoltre, sono energici, diretti, espliciti, risoluti e capaci di imporsi. Un vero maschio Alfa. I suoi obiettivi sono considerati da altri irraggiungibili. Lui si batte per avanzare e non rinuncia quasi mai. Si sente a proprio agio nel guidare le congregazioni, è un leader per natura. Non riescono a stare inattivi, il tempo trascorso senza fare niente è tempo sprecato. La vita è breve, meglio agire subito.

L’autorità carismatica trova la sua legittimazione in particolari qualità del capo e nel suo ascendente. La degenerazione dell’autorità prende il nome di autoritarismo che genera gregarismo, autosvalutazione, talvolta impulsività e aggressività. Le caratteristiche di una personalità autoritaria sono rispetto per le convenzioni, sottomissione all’ordine vigente, mancanza di empatia, credenze stereotipate, ammirazione per il potere. Comunque, a prescindere, l’autorità è essenziale nelle organizzazioni  per il buon funzionamento, perché accorcia i tempi di risposta alle richieste dell’ambiente.

Nello rispondere a domande specifiche, le autorità dominanti dicono esattamente ciò pensano, senza addolcire la pillola. Non vedono quale sia il problema. Con loro bisogna sempre muoversi. Non perdono tempo in questioni che non portano a nulla. Sono una voce fuori dal coro grazie a una volontà molto forte. Per loro, solo i pesci morti si lasciano trasportare dalla corrente. È un pensatore rapido e quando la situazione è divenuta statica, non ha problemi a cambiare opinione se esiste una soluzione migliore della sua.

Naturalmente, questo modo di procedere nelle congregazioni e nelle circoscrizioni, presenta degli svantaggi. Nonostante si stanca più in fretta, ha in mente un’altra attività da soddisfare, un altro compito da svolgere. Trova sempre qualcosa di nuovo da fare. Ha un cilindro inesauribile da cui tira fuori una nuova idea, un progetto da realizzare, un obiettivo da raggiungere. Non di rado va oltre i requisiti richiesti, ma non per cattiveria, lui è fatto così: onesto e dinamico; veloce e pratico; attivo e pieno di iniziative. Quando è assente difficilmente gli altri anziani prendono decisioni senza di lui. Dipendono troppo dalla sua autorevolezza.

COME SONO VISTI DAGLI ALTRI ANZIANI E DAL RESTO DELLA CONGREGAZIONE?

Gli altri anziani hanno un quadro diverso dall’immagine che questi fratelli dominanti si sono fatti di se stessi. Questi anziani, chiamiamoli autorevoli, di un certo peso spirituale, che si elevano sopra il livello comune, sono temuti in congregazione. Sono visti come intransigenti, impazienti, a volte persino dispotici e maniaci del controllo. In realtà, alcuni vedono solo il lato meno attraente. A lui questi giudizi non gli fanno né caldo né freddo. Per lui contano solo i risultati. Gli altri temono la sua personalità e lo rispettano. Un po’ meno lo amano. C’è da dire che quando una situazione è ingarbugliata, i fratelli si rivolgono a lui per sbrogliare la matassa.

Per gli anziani autorevoli, gli altri parlano troppo e impiegano troppo tempo per arrivare al dunque. Per loro l’azione e il pensiero vanno di pari passo. Bisogna andare sempre al nocciolo della questione. Il di più è sempre del malvagio. L’anziano autorevole non ama molto i preliminari né che ci si interessi della sua squadra di calcio o di come ha passato la domenica. Non gliene importa nulla. Con lui si va subito al sodo. Non fa comunella, né piace fare discorsi oziosi. E se va via durante una conversazione è solo perché è stanco di sentire cretinate. Con lui bisogna adottare le stesse strategie: determinazione e risolutezza. La cosa peggiore che potete fare è ritrattare ciò che ritenete giusto. Vi farà a “pezzi”. Quando un anziano autorevole scopre che non cedete, cambia istantaneamente atteggiamento.

Lui non sopporta gli scansafatiche. Siccome lavora sodo più degli altri, pretende che si faccia come lui, anzi di più. Ricordatevi che questi fratelli, come tutti gli altri, hanno le loro debolezze, anche se fingono di non vederli. Scoprite quali sono e fatene buon uso. Ad esempio, gli autorevoli non amano i dettagli, li considerano una perdita di tempo. Per loro il fine è la cosa più importante, non ha importanza come raggiungerlo. Hanno la fretta nel sangue e il piede continuamente nell’acceleratore. Per questo hanno bisogno che qualcuno li fermi facendo notare che non tutti hanno compreso il loro punto di vista. Ribadite che un anziano pur autorevole, da solo, non può farcela nelle questioni della congregazione. Non lasciatevi intimidire. Inoltre, non ama guardare il passato. È inutile che ricordiate le cose passate, lui è concentrato al presente per le cose future. Per lui solo il presente e il futuro si possono cambiare, ma non il passato, perciò è inutile che parliate di cose che per lui non hanno più valore.

Un problema serio per gli anziani autorevoli è la mancanza di adattamento ai bisogni e alle debolezze dei fratelli. Considerano i fratelli solo dei vincenti, forti in tutti i sensi. Non hanno la più pallida idea delle debolezze, degli stati d’animo angosciosi, della tristezza, delle circostanze sfavorevoli, di ambienti ostili. Per loro non esistono ostacoli e sono convinti che sia lo stesso anche per gli altri. Non si accorgono che a volte fanno venire l’ulcera a chi gli sta vicino. Gridare e litigare con lui non serve a nulla. Farlo è il suo pane. Non ditegli di calmarsi e di abbassare la voce. S’infuria di più. Sono i meno indicati per fare una visita pastorale a un fratello inattivo. Il litigio è garantito.

In conclusione, non lasciatevi intimidire, non indietreggiate, non sono arrabbiati come sembra, fate valere il vostro punto di vista, soprattutto se è scritturale. Non partite con premesse lunghe dieci minuti, prima di arrivare al dunque. Non parlate in continuazione, con lui investite le vostre energie nei fatti e non nelle parole. Secondo lui per chiacchierare si può usare il tempo libero. Anche se a volte ci stanno sullo stomaco, finché agiscono in armonia con le Sacre Scritture, sono figure necessarie nelle congregazioni. Spesso sono l’ossatura del corpo degli anziani. Le ossa sono molto più dure e resistenti di qualsiasi altro organo. Senza di esse crolleremmo. Apprezziamoli sinceramente quando fanno coscienziosamente il loro lavoro nelle congregazioni. Non spetta soltanto a loro mostrare empatia, ma possiamo e dobbiamo farlo anche noi verso di loro. Qualcuno deve pur dirigere la congregazione. Non stiamo troppo lì a menare il can per l’aia, così, tanto per usare un modo di dire a lui caro.   

È SEMPRE IL CASO DI UBBIDIRE?

È sempre il caso di ubbidire al nostro Creatore, Geova Dio e a colui che ha delegato la propria autorità: Cristo Gesù. Inoltre, come Capo della congregazione cristiana, Gesù ha conferito autorità ad altri discepoli qualificati (Ebrei 13:17). Non sempre è il caso di prestare ascolto a chi ha una certa autorità, ad esempio quando usa la sua autorità in modo malvagio; quando ci ordina di fare cose contrarie ai principi cristiani; quando i suoi consigli non si basano sulla Parola di Dio. Pur non insospettendoci di quanto asserisce, bisogna provare le espressioni ispirate per vedere se hanno origine da Dio. Geova non si aspetta che crediamo ciecamente. Non vuole il tipo di ubbidienza che il domatore si aspetta da una bestia usando il morso o la frusta. Ogni cristiano è dotato di capacità di pensare e del discernimento in base al quale può scegliere di ubbidire. L’ubbidienza è frutto di una libera scelta. W 1 aprile 1988

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA