Il dovere di essere cristiani ESEMPLARI

Scrivendo a Tito, Paolo presenta sé stesso come “schiavo di Dio e apostolo di Cristo”. Non è la prima volta che Paolo, nelle sue lettere, si presenta con il suo nome e il suo incarico di apostolato.

La ragione è dettata dalla coscienza del proprio dovere spirituale che Cristo gli ha assegnato nelle congregazioni. Questo vale in particolare per i nominati che hanno il compito di pascere le pecore di Cristo.

Si tratta di una coscienza della dignità del proprio incarico nella congregazione. Ancor prima di essere nominato pastore della congregazione, il fratello deve essere consapevole di questa responsabilità e deve badare a svolgere con coscienziosità questo sacro servizio.

Chi è coscienzioso sa che deve essere esemplare sotto ogni punto di vista. Con il passare degli anni deve essere ancor di più evidente la consapevolezza del legame spirituale tra il suo impegno e Cristo nella cura del gregge di Dio.

Una tale coscienza dell’esemplarità non è un vago sentimento, ma è strettamente legata a una “coscienza spirituale”, cioè al sano desiderio di servire i fratelli e all’abilità di fare le cose in congregazione con proprietà ed efficacia. Il suo servizio è disinteressato, volontario e gratuito, ricco di qualità e virtù morali.

Senza esemplarità non può esserci persuasione. Chi è anziano o sorvegliante della congregazione non può essere considerato alla stregua di tutti gli altri componenti della congregazione. Non è uno comune, altrimenti non sarebbe un nominato che soddisfa importanti requisiti spirituali.

Egli è chiamato a mettere in sintonia non solo le sue opere, ma la sua fede, la preghiera e la sua vita con quella della congregazione, che non è più essa a dipendere da lui, ma al contrario, è lui che dipende dalla congregazione, in quanto la sua condotta è sottoposta allo sguardo, all’attenzione e al giudizio di essa. Ciò richiede, esemplarità nella sua vita familiare e nella dedizione al ministero.

Il pastore non passerà inosservato, egli deve resistere alla prova della lente d’ingrandimento sull’esemplarità cui lo sottoporranno i fratelli. Egli deve far tesoro della valutazione e dei giudizi di altri componenti della congregazione. Se più spesso questi uomini pensassero alle impressioni che fanno sull’animo del proclamatore e si preoccupassero di produrre opere degne del loro incarico, la loro vita sarebbe migliore e più ricca di virtù cristiane.

Invece, sempre più spesso si lasciano ossequiare come se le loro responsabilità teocratiche non sono sotto il giudizio dei proclamatori, come se godessero di un giudizio divino e non umano.

In sintesi, nella responsabilità di pastore e sorvegliante delle anime, c’è una chiamata alla santità, all’umiltà e all’amore altruistico. Deve essere un esempio di vita cristiana, secondo l’immagine del Cristo. Un’esemplarità autentica e genuina, silenziosa e spontanea, che sia verificabile da altri membri della congregazione e non solo dal corpo degli anziani o dal sorvegliante in visita.

Le capacità umane devono corrispondere a quelle spirituali, coltivate e perfezionate secondo l’ordine dello spirito. Si tratta di qualità naturali al servizio di cose soprannaturali. Non si tratta dunque di qualcosa da prendere con leggerezza.

Un tale schiavo di Dio, come Paolo, deve essere evidente che è un pastore o sorvegliante sincero, giusto, forte, equilibrato. In tanti, dopo alcuni anni che servono come anziani, si dimenticano che l’esemplarità della loro condotta viene al primo posto se vogliono continuare a servire fedelmente nel loro incarico.

Homines, nihil agendo, agere consuescunt male, scrisse Publilio Siro, a indicare che “gli uomini, non facendo nulla, si abituano a fare malamente”. Gli anziani che non progrediscono e che non fanno nulla per migliorarsi e per migliorare la congregazione, col tempo si abituano a fare malamente le varie attività teocratiche. In questo modo la congregazione ne soffre. I fratelli si indeboliscono, fanno male le cose e poi si allontanano.

Perciò, caro anziano che ti sei abituato a fare le cose malamente, la tua vita è un esempio di cristianesimo? Come ti vedono gli altri con la lente d’ingrandimento dell’esemplarità?

Comunque, i proclamatori devono stare attenti alla lente dell’esemplarità, perché può avere un effetto destabilizzante sull’anziano e sulla sua famiglia, specie se si guardano solo i difetti. (Luca 6:42). Un anziano è soggetto come tutti gli altri cristiani alle preoccupazioni e ai problemi della vita. Guardare sì, ma con obiettività e sano realismo, tenendo conto che nessuno è perfetto. Inoltre, l’incarico di anziano e sorvegliante può accrescere la vulnerabilità a causa di una maggiore esposizione, poiché si tratta di una responsabilità spirituale che si svolge in una sfera umana.

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Vedi anche:

Il rapporto con gli anziani di congregazione

Molte volte il disaccordo con loro dipende dal modo come ci approcciamo. Mancanze da parte di alcuni anziani non giustificherebbero un atteggiamento insubordinato. Geova non benedice la disubbidienza e la ribellione.

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