L’anziano tdG nell’era 4.0

La quarta era industriale in atto è una rivoluzione culturale

È importante che il Corpo Direttivo e gli anziani delle congregazioni si mettano in discussione, modificando e migliorando i loro incarichi, le capacità e le loro aspettative per adattarli ai rapidi mutamenti in corso. In parte già sta avvenendo. L’era 4.0 non si tratta di una rivoluzione tecnologica, ma di un cambiamento di consapevolezza. La congregazione oggi deve essere coinvolta attivamente in tutte le sue componenti (anziani, servitori di ministero, pionieri e proclamatori) se vuole adattarsi a questo nuovo processo in atto. L’era 4.0 richiede un forte cambiamento culturale basato sulla ricerca di un benessere spirituale attraverso la tecnologia e sul saper fare tecnologia. L’uomo spirituale al centro, la tecnologia che gli ruota attorno e uomini capaci che sappiano farla funzionare dovutamente.

Per guidare le congregazioni verso questa evoluzione è necessario formare nominati, che oltre a soddisfare i requisiti spirituali descritti nella Bibbia, siano preparati a sapersi approcciare a questa nuova era. Nominati che si caratterizzano dall’adempimento dei requisiti spirituali e con una visione globale della congregazione, che sappiano portare avanti idee e progetti moderni con capacità di migliorarsi e di migliorare i fratelli coinvolti. Anziani che sappiano affidare sapientemente compiti a persone capaci di collaborare e che siano meritevoli di fiducia, addestrandoli, motivandoli e gratificandoli per i risultati che riescono a ottenere in una qualsiasi attività teocratica siano impegnati. Ogni anziano deve perciò saper coniugare l’innovazione tecnologica con l’aspetto umano delle relazioni.

Il termine Era 4.0 (o Industry 4.0) indica un processo che porterà la produzione industriale ad automatizzarsi e a interconnettersi attraverso nuove tecnologie, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro e ad aumentare la qualità degli impianti.

Avere una visione globale vuol dire vedere con gli occhi della mente una situazione futura, saperla leggere e realizzarla. Già Albert Einstein diceva che “l’immaginazione è più importante della conoscenza”. I nominati devono essere capaci di saper immaginare una realtà creata prima dalla mente e poi dalle nostre mani. Essere auto-consapevoli vuol dire sapere come funziona la nostra mente e il modo come prende certe decisioni. In parole povere, dobbiamo sapere come si formano nuovi stili di vita e da essi nuove emozioni. In sostanza, un anziano deve soddisfare i requisiti scritturali anche attraverso un’intelligenza emotiva in modo da costruire relazioni stabili basate non più sul potere e sull’autorità (ormai in fase di dissolvimento) ma sul principio di reciprocità nel rispetto, nella fiducia e nell’autonomia di ogni proclamatore. In futuro il proclamatore sarà sì connesso con gli altri, ma sarà più autonomo nel gestire i suoi doveri cristiani, con poca interferenza da parte degli anziani e con più spirito di squadra.

Gli anziani avranno come compito principale quello di saper motivare i fratelli, a prendersi cura di loro, senza sfociare nel paternalismo teocratico. Molte cose in futuro saranno garantite e adempiute da robot tecnologici e da una intelligenza artificiale. Già oggi molte cose sono cambiate rispetto ad alcuni anni fa. Esemplificazioni, strutture immobiliari, adunanze digitali, video e messaggi digitali, pubblicazioni digitali, ecc. Sta insomma aumentando molto l’intelligenza tecnologica e virtuale. Per questo motivo servono anziani che sappiano gestire un mondo nuovo in senso tecnologico, ancor prima di entrare nel nuovo mondo come predetto dalla Bibbia. Il nuovo anziano dell’era 4.0 deve saper organizzare, incentivare la capacità creativa, lo spirito di squadra e avere una visione non più ristretta e datata, ma collettiva, che tenga conto di altre vedute, una mentalità innovativa, che desideri il cambiamento e che sappia adeguarsi alla nuova realtà. Un anziano privo di circolari e meno condizionato da disposizioni datate. Un anziano in grado di muoversi con più autonomia.

I giovani proclamatori, i cosiddetti millenials nascono nel mondo della trasformazione digitale. Presto saranno loro a dirigere le congregazioni e saranno loro principalmente gli uomini spirituali che porteranno con maggiore evidenza i cambiamenti e il progresso tecnologico. Sono loro la prima generazione che può insegnare alle precedenti generazioni la tecnologia e il modo di rapportarsi a essa. Hanno però bisogno di una guida spirituale che li aiuti a saper indirizzare in modi spirituali tutto il loro sapere e la loro conoscenza tecnologica. E’ da loro che dipende il nostro futuro ed è su di loro che bisogna investire, perché sono i più adatti a darci una lettura contestualizzata ai tempi che stiamo vivendo. La trasformazione tecnologica porta con sé il progresso, ma anche il timore che tutto si trasformi in digitale e che l’uomo alla fine diventi superfluo, in quanto sostituito dai mezzi tecnologici. Non dimentichiamoci che è pur sempre l’uomo a inventare queste macchine e a dar loro un “cervello” di algoritmi. Il punto è: stiamo diffondendo tanto benessere, ma sappiamo farlo dando a esso i giusti valori umani? Non dimentichiamoci che nella congregazione, al centro rimane pur sempre il proclamatore e non il mezzo tecnologico.

Oggi le congregazioni devono essere in grado di generare ricchezza spirituale ai nuovi e ad aiutare tutti coloro che da tempo frequentano le adunanze ad adattarsi. La congregazione deve essere sana, in quanto promuove il benessere sia fisico che spirituale e morale dei proclamatori. Deve essere innovativa perché tende a migliorare l’organizzazione interna e digitale, in grado cioè di sfruttare i mezzi tecnologici dell’informazione e della comunicazione. Si richiede quindi un livello di competenza trasversale, non più tutto nelle mani del corpo degli anziani, ma un supporto di altri fratelli qualificati e addestrati a saper navigare in nuove acque e per venire incontro alle nuove richieste che una società moderna in continua evoluzione richiede.

Oggi, non si parla d’altro che di innovazione 4.0, digitalizzazione e tanti altri termini a volte di difficile comprensione per i non addetti ai lavori, figuriamoci per fratelli e sorelle avanti negli anni. Il rischio di non adeguarsi è di venire assorbiti da una chiusura mentale e da tanta confusione, nonché dall’incapacità di stare al passo con una generazione sempre più digitalizzata e proiettata verso nuove forme di lavoro e di comunicazione interpersonale. Oggi tutto cambia rapidamente, anche l’etica e gli stili di vita. Un approccio con le persone del territorio, di gran moda dieci anni fa, oggi è considerato superato e non adatto ai bisogni delle nuove generazioni. O ci si adegua e si cambia oppure rischiamo di venire travolti da una tecnologia sempre più aggressiva e invasiva.

In un’era in cui tutto corre veloce, il domani è già ieri. Bisogna saper leggere il presente per costruire il futuro. Forse un giorno saremo rimpiazzati dall’intelligenza artificiale. Stiamo trasmettendo tutto il nostro sapere a delle macchine. Millenni fa, Dio ha creato l’uomo a sua immagine, oggi il cervello umano ha creato l’intelligenza artificiale a sua immagine e somiglianza. Tutto sta diventando digitale. Anche gli inattivi, un giorno li cercheremo tramite il tablet. Presto anche Dio sarà digitalizzato e adorato tramite la religione tecnologica. Abituiamoci fin da adesso.

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