L’arsura della cerva e l’anelito del levita

«Come una cerva anela ai corsi d’acqua, così io anelo a te, o Dio». Salmo 42:1

Se per qualche ragione indipendente dalla nostra volontà, come a causa del Covid-19, ci troviamo separati temporaneamente dai nostri compagni di fede della congregazione, possiamo consolarci pensando allo spirito del levita del Salmo 42, che si sentiva come una cerva assetata in una regione arida.  

Una cerva non può sopravvivere a lungo senz’acqua. Andrà in cerca dell’acqua, non solo dove non si trova facilmente, ma anche in posti dove la vegetazione si secca rapidamente come durante la stagione asciutta, rischiando persino di esporsi agli attacchi di animali da preda.

I cervi per natura soffrono il caldo estivo e trovarsi in un luogo arido aumenta ancor di più la sofferenza e la brama di bere acqua. L’arsura è una sensazione di calore interno, come il bruciore che s’avverte in gola per la febbre.

L’anelito della cerva è dunque un respiro ansante, affannoso, rotto dallo spasimo, quasi come l’ultimo respiro di chi sta morendo. Il suo anelito è un lamento molto forte e straziante.

Il bramito si sente anche da lontano e non sappiamo se quel levita abbia sentito personalmente quel grido, ma siamo certi che lo usa metaforicamente in modo magistrale, così emozionale da farlo diventare il canto della sua anima che brama l’Iddio di un passato meraviglioso in un presente arido. Ogni Salmo è molte cose insieme, più strati di metafore, preghiere, sentimenti, emozioni, esperienze.

Il levita poteva servire nel tempio solo una settimana ogni sei mesi, a volte poteva capitare solo una volta nella sua vita. Immaginate dunque la sofferenza se questi era impossibilitato di servire nel tempio per cause non dipendenti dalla sua volontà.

Era talmente dispiaciuto di questo che ‘le sue lacrime gli erano divenute cibo giorno e notte’ (Salmo 42:1-3). Un levita che non serviva nel tempio che levita era? E’ vero che si trovava in esilio, ma lui bramava il tempio, perché quello era il posto della vera adorazione, il luogo della presenza di Geova.

Essendogli stato tolto il privilegio di recarsi al santuario, egli chiede quando potrà nuovamente ‘apparire dinanzi a Dio’ e si consola dicendo: “Perché ti disperi, o anima mia, e perché sei tumultuosa dentro di me? Aspetta Dio” (Salmo 42:5, 11; 43:5).

Il salmista rimane in una posizione di attesa, nel frattempo medita sul tempo in cui non era in esilio. Ricorda con gratitudine il suo servizio e con intensi sentimenti esprime quello che un tempo lo rallegrava.

Per non essere sopraffatto dal dolore ricorda quando lui, con gli altri compagni israeliti, camminava verso il santuario di Geova per celebrare una festa. ( Salmo 42:4-6)

All’inizio il salmista non si confortò ricordando il passato, anzi il ricordo accrebbe il suo dolore. Si chiedeva perché era così abbattuto. Comunque riflettere sul suo passato lo aiutò a ricordarsi di Geova. Questi era il suo conforto. Quindi si fece coraggio, proponendosi di aspettare pazientemente che Geova agisse.

Anche se la lontananza dal tempio influì su di lui dal punto di vista emotivo, non lasciò che le circostanze avverse facessero vacillare la sua fede. A tempo debito, Geova sarebbe venuto in suo aiuto consentendogli di nuovo di lodarlo insieme ai suoi fratelli. Non dubitò mai che Geova al momento opportuno avrebbe risolto la questione.

Per questa ragione non cedette al risentimento. Era contento di poter servire nella misura concessagli, e sicuramente comprendeva che la cosa importante è essere devoti a Geova con tutto il cuore in qualsiasi posto ci si possa trovare.

Lezioni per noi

In questo periodo siamo separati temporaneamente dalla congregazione. Possiamo farci coraggio ripensando alla gioia che provavamo associandoci con i fratelli. Anche se sulle prime questo potrebbe farci sentire ancora più soli, ci aiuta a ricordare che Dio è il nostro rifugio e che dipendiamo da lui per avere sollievo.

Non dimenticarti che sono gli schernitori a mettere in dubbio la fede dei TdG. Geova non abbandona i suoi servitori. Ciò nonostante puoi risentire degli effetti negativi di questo isolamento forzato da Covid-19.

Qualunque cosa possa capitarci, sia consentito anche a noi come al salmista di continuare a sperare nell’aiuto di Geova Dio. Mostriamo vivo apprezzamento per qualsiasi opportunità abbiamo ora di godere spiritualmente la compagnia di altri.

Impariamo ad accontentarci di quello che abbiamo al momento

“Un giorno nei tuoi cortili è migliore di mille altrove”, dice il levita. “Ho scelto di stare sulla soglia della casa del mio Dio anziché andare in giro nelle tende di malvagità”. (Salmo 84:10) Capiva che trascorrere anche un solo giorno nella casa di Geova è un privilegio inestimabile.

Ciò non toglie che possiamo apprezzare le benedizioni presenti. Ci sono tante altre cose preziose che hanno attinenza con l’adorazione di Geova. Questo è il momento di scavare a fondo nella nostra vita per cercarle.

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