Le abitudini rivelano chi sei

Le abitudini hanno un peso consistente nella guida delle congregazioni e nella gestione dell’organizzazione dei tdG. Perché è così difficile superare le abitudini autolimitanti che ostacolano il progresso e il nuovo nel mondo dei tdG?

Non è che i Testimoni di Geova siano rimasti indietro di secoli per quanto riguarda il loro processo innovativo, in particolare quello tecnologico, anzi, nella loro storia, in alcuni casi sono stati all’avanguardia. Tuttavia bisogna ammettere che esistono sacche di resistenza che incidono negativamente e che frenano alcuni cambiamenti soprattutto nei rapporti interpersonali e nella gestione delle risorse umane. Ci riferiamo alle vecchie abitudini consolidate.

Le abitudini sono quei comportamenti ripetitivi e automatici, che senza farci caso, scandiscono la nostra vita privata e religiosa. Le abitudini di per sé non sono nocive, anzi alcune di loro, riflettono la nostra natura più autentica. Certe radicate abitudini non sono del tutto inevitabili e una volta identificate e compreso il funzionamento, possiamo modificarle e aggiornarle con quelle più appropriate.

Nelle congregazioni si constata un ripetersi di usanze e consuetudini, a volte anacronistiche, che creano incomprensioni e ne rallentano il progresso e il cambiamento. Con la scusa che “si è sempre fatto così” si rallenta il cambiamento. Chi ragiona così, trasmette alla congregazione i suoi timori e i suoi dubbi, ostacolando chi vede oltre.

In alcune congregazioni, i corpi degli anziani vedono un pericolo nei giovani dotati di nuove energie e competenze tecnologiche. Inoltre, i fratelli che, per inezia o per pigrizia, non si sforzano di trovare soluzioni idonee mettono la congregazione in una condizione desueta. Il loro motto non prevede sistemi innovativi, perché tutto sommato “si stava meglio quando si stava peggio”.

In certi casi, c’è un minimo di verità in queste parole. I giovani nominati per rinnovare la struttura organizzativa, non è che siano dei geni, in senso spirituale. A detta di molti, alcuni sorveglianti di circoscrizione, assomigliano a funzionari della Pubblica Amministrazione o a ispettori aziendali, mandati nelle congregazioni per salvaguardare gli interessi dell’organizzazione. Quello che si nota di più è una forte carenza nei rapporti interpersonali, dove prevale più la tecnica che il bisogno umano del proclamatore.

Da studi effettuati, comparando programmi di formazione di alcune aziende di riferimento o leggendo le biografie di imprenditori di successo nati orfani o in contesti familiari difficili o disagiati, il denominatore comune che li caratterizza di più è la forza di volontà nella costruzione di un nuovo futuro.

Se si attingerà alla creatività e al pensiero fuori dagli schemi, coinvolgendo i fratelli capaci, nessuno escluso, potrà emergere un diverso assetto, dove ognuno avrà contribuito al benessere della congregazione. La guida e la responsabilità affidata a un corpo di anziani abituati a fare sempre le stesse cose, senza aggiornamenti e innovazioni, impedirà alla congregazione di stare al passo con i tempi. Gli anziani abitudinari, o cambiano atteggiamento o devono farsi da parte.

Non si tratta di sovvertire il sistema teocratico, ma di far cambiare quelle piccole abitudini che ostacolano il progresso spirituale dei fratelli. Dietro ogni gesto o comportamento è implicito un significato e un atteggiamento di valori, cambiando anche una piccola abitudine sia comunicativa che procedurale si può innescare un virtuoso processo spirituale.

La forza dell’abitudine viene definita una seconda natura, qualcosa che influisce potentemente sulla nostra vita. Debitamente coltivate, sono molto utili. Ma possono anche essere deleterie. Certe abitudini determinano il destino, ma non è detto che non si possano cambiare. La Bibbia mostra molto chiaramente che possiamo scegliere di cambiare le nostre abitudini cattive e coltivarne di buone. La condotta cristiana implica seguire un comportamento abituale, nel senso che, una volta stabilito un modello funzionante, lo seguiamo grazie alla forza dell’abitudine (Filippesi 3:16).

Gesù era esemplare sotto questo aspetto: “Secondo la sua abitudine, entrò in giorno di sabato nella sinagoga, e si alzò per leggere” (Luca 4:16). Gli apostoli, ogni giorno, nel tempio e di casa in casa, continuavano senza posa a insegnare e a dichiarare la buona notizia intorno al Cristo, Gesù” (Atti 5:42; 17:2). La regolarità quotidiana impediva loro di venire meno nelle loro attività spirituali. Durante le prove, i fratelli che hanno buone abitudini spirituali e profondo apprezzamento per la verità non trovano difficile rimanere fermi. Mentre quelli che vengono meno sotto quest’aspetto non è raro vederli soccombere. Sei diventato “inattivo” perché hai perso di vista le buone abitudini di un tempo? O le cattive abitudini hanno preso il sopravvento e ti sei lasciato andare? Forse un po’ tutt’e due le cose, non è vero?

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