Le foglie d’autunno, una metafora per i fratelli “lontani”

Se dovessimo scegliere una stagione simbolica per i fratelli che si sono allontanati dalla congregazione, la scelta ricadrebbe sicuramente sull’autunno

Nella letteratura le foglie rappresentano parti di noi e del nostro modo di vivere. Per alcuni sono frammenti della nostra anima. In psicologia, il sentimento umano viene definito “autunno”. Ed è l’autunno la stagione dove le foglie cadono dal ramo lentamente, con grazia, cullate dal vento e prima di decomporsi, si depositano delicatamente sul terreno. Le foglie sono le lacrime degli alberi. In effetti, a guardarle, le foglie hanno le forme delle lacrime.

Come le foglie sono le sfaccettature dell’albero, così noi uomini siamo sfaccettature di Dio. Non è un caso che la pianta ricerca sempre la luce per nutrirsi e vivere. Senza acqua e luce muoiono. E’ grazie alle innervature che servono da sostegno e da trasporto della linfa vitale, che le foglie riescono a vivere. I colori autunnali fanno parte di quel processo naturale che prepara gli alberi al periodo invernale. Quando è il momento, l’albero interrompe il processo vitale alle foglie, così che si staccano dai rami e muoiono. Dicono che il verde segna la giovinezza, il marrone la maturità, il giallo la vecchiaia. Le foglie autunnali sono vite compiute, storie già scritte.

La vita è fatta di innervature, che etimologicamente significano forza, vigore. La nostra vita è fatta di percorsi legati con forza alle persone, alle cose, ai ricordi. Le foglie quando cadono, toccano terra adagiandosi su un tappeto dove si sono accumulate altre foglie appassite. Un tappeto morbido, ma anche insidioso. Così è il cristiano che si adagia su un tappeto pieno di trappole. Trappole che ci rendono incapaci di reagire e di riprendere il solco dell’innervatura. Succede anche qualcos’altro alle foglie che cadono a terra. Grazie a insetti, funghi, vermi ed altri animali, tutto questo materiale organico viene ben presto trasformato in humus, un componente essenziale a fertilizzare il terreno per la prossima primavera. La morte trasformata in vita, in un ciclo continuo, perenne, naturale.

Per alcuni l’autunno è una stagione triste, malinconica. Per altri è il periodo più magico e colorato della natura. Per la psicologia, l’autunno non è una stagione ma uno stato d’animo. L’autunno non è solo morte organica, è anche preparazione di germogli che la primavera riporterà in vita in maniera rigogliosa. Siamo stagioni che si ripetono. Nell’autunno interiore di questi fratelli “lontani” qualcosa si stacca via sommessamente, cade silenziosamente, e si trasforma. Si cede il posto a qualcos’altro. E’ strano, come la natura doni il colore più bello quando la foglia si stacca dall’albero. Allo stesso modo, nonostante il freddo invernale sia alle porte, i fratelli “lontani”, possono risplendere con dei colori intensi e bellissimi, colori che presagiscono una nuova rinascita.

Quando ci soffermiamo ad ammirare queste opere d’arte, sembra quasi che ‘gli alberi del campo battano le mani’ mentre lodano in silenzio il loro Fattore. — Isaia 55:12. Anche se in apparenza, i nostri fratelli “lontani” possano sembrare appassiti come foglie secche, e non “battano le mani” di gioia come gli alberi di Isaia, mantengono ancora i colori intensi e bellissimi del loro animo e nel silenzio del loro cuore conservano i germogli di una rinascita spirituale.

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