Le opinioni non si condannano, si discutono

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Le disposizioni sbagliate rischiano di produrre effetti opposti a quelli che si prefiggono.

E’ sbagliata la disposizione di mettere a tacere le opinioni diverse da quelle del gruppo, di un leader o di una classe dirigente. Le idee o le tesi inconsistenti che non hanno una base di verità o che risultino illogiche e insensate, per quanto moralmente abiette, razionalmente ridicole e insostenibili sul terreno spirituale, vanno combattute con ragionamenti scritturali, prove ragionevoli e con altre opinioni accettabili e inconfutabili. L’opinione non è mai un reato e sopprimere la libertà di chi la esprime non fa altro che alimentare un’idea che si ritiene sbagliata in partenza.

Le opinioni si combattono con altre opinioni, con la cultura, la conoscenza della Bibbia, con l’esempio, il rispetto e l’educazione. Comprimere la libertà di chi esprime una opinione diversa o contraria alle direttive è il modo migliore per veicolarla. Le opinioni non si combattono nelle aule di un comitato giudiziario. Gesù le contrastava direttamente e lo faceva con ragionamenti logici e persuasivi. Non si rivolse mai al Sinedrio, ai responsabili delle sinagoghe o alle autorità governative. Anzi, furono i nemici di Gesù a servirsene per contrastarlo.

Se non si vuole essere criticati non si devono nemmeno criticare gli altri che la pensano diversamente. Non si critica la religione degli altri se non si accetta la critica alla propria. Lo stesso principio si applica anche quando sono criticati coloro che abitualmente criticano. Chi non accetta la critica mette a rischio quanto di buono e costruttivo ci potrebbe essere in essa.

Non è con lo strumento disciplinare della scomunica o la minaccia di essere rimossi da un incarico che si risolvono le opinioni divergenti. Non è neanche giusto prendersela con i membri del comitato giudiziario. Loro applicano quanto scritto da altri. E’ una pesante incombenza giudicare sulla base di quanto altri hanno stabilito.

Semmai, il problema è a monte e riguarda chi legifera tali normative disciplinari. Certo, c’è molto da discutere anche sull’interpretazione e sull’applicabilità di certe normative da parte dei comitati giudiziari nei confronti dei trasgressori, presunti o tali.

Diverso è ovviamente il caso della diffamazione, dell’ingiuria, della calunnia, dell’offesa del decoro e della reputazione altrui, del vilipendio nel caso di una religione o peggio ancora dell’incitamento a commettere atti di discriminazione. Qui ci troviamo in ambiti penali che sarebbe bene non confondere con la sfera delle opinioni.

“Mettere fuorilegge le opinioni diverse è ingiusto. La storia insegna che è fuorilegge chi giudica ingiuste le opinioni diverse “

Spesso la verità si perde di vista. E’ meglio usare prudenza che toni colpevolisti di fronte a notizie che riguardano le accuse a una religione o a qualcuno dei suoi membri. Uno dei vizi accusatori è quello di fare (anche molto bene) il racconto di un’accusa, spiegando fatti, fattacci e dettagli come veri cronisti di cronaca nera o rosa, a seconda dei casi.

C’è sempre una immedesimazione nelle ragioni di chi accusa e vuole legittimare i propri attacchi cercando il consenso dell’opinione pubblica e sfruttando il desiderio di giustizia di tanti. Molti di questi facili creduloni non si rendono conto di essere strumentalizzati con il fine di diffondere un’accusa anche in maniera inconsapevole. C’è da dire che non tutti quelli che vengono a conoscenza di fatti accusatori credono facilmente a quello che leggono o sentono.

Nell’ambito del giustizialismo mediatico, è facile creare dei mostri e sbatterli in prima pagina ancora prima che questi siano processati. In molti casi, i presunti “mostri” erano innocenti. Alla fine, i veri “mostri” si sono rivelati essere gli accusatori e non gli accusati. L’argomento è molto delicato e il campo in cui si gioca la verità dei fatti è spesso pieno di insidie e pericoli.

Ci sono in ballo le ragioni delle vittime e la vita di persone di cui si deve ancora accertare la colpevolezza. Sono numerosi i casi di ordinaria ingiustizia.

Internet ci sta abituando alla notizia in tempo reale. Ogni lettore diventa così giudice di altri ancor prima di conoscere i fatti in maniera dettagliata o in attesa di eventuali rettifiche. E’ saggio appurare e verificare le notizie ancor prima di darle per buone.

E’ un bene all’informazione veritiera, che chi scrive e chi legge avanzi sempre delle perplessità di fronte a notizie di cronaca o di opinione. Capita infatti che aspetti intelligenti vengano scambiati per cose stupide o che atteggiamenti insensati vengano scambiati per manifestazioni intelligenti.

Oppure, giudizi e comportamenti strani e incomprensibili siano interpretati come espressioni di anticonformismo e che viceversa modi di ragionare e di vivere intransigenti, anche se permeati da profondo senso di umanità e giustizia, siano percepiti alla stregua di modelli paranoici e pericolosi. Le opinioni sono quindi una cosa, la verità è ben altro, sia che riguardi i Testimoni di Geova attivi, inattivi e disassociati.

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