Le parole di Dio

Le parole di Dio curano, infondono coraggio e speranza. Le parole dell’uomo feriscono e lacerano l’anima.

 Le parole di Dio sono delle rivelazioni. Aprono uno squarcio nel buio delle menti umane. Le parole di Dio curano gli uomini, gli uomini devono curare le parole. Dio ha creato le parole con un immenso potere terapeutico. Per questo motivo l’anziano dovrebbe averne cura. Il medico presta la massima attenzione quando usa il bisturi con il paziente.

Allo stesso modo, quando un pastore cristiano parla di un inattivo con altri fratelli deve usare ogni precauzione, perché può provocare gravi danni. Le parole di un anziano possono modificare il modo di pensare dei fratelli riguardo agli inattivi.

La benedizione di un anziano dipende molto dall’attenzione che presta ai bisogni di questi fratelli e dagli sforzi che fa di comprenderli. Parlare bene delle attività passate di un inattivo aiuta i fratelli ad essere riconoscenti. Un anziano che parla male di un lontano, con quale spirito potrà andare a casa sua per incoraggiarlo a ritornare a Geova? C’è qualche passo nella Bibbia dove Geova parla male delle sue pecore smarrite?

Le parole che si dicono vanno maneggiate con cura, come le medicine. Esse possono alleviare o causare sofferenze. Chi darebbe un bisturi in mano a un medico incapace di usarlo?

Per molti lontani, parlare con un pastore comprensivo è stato un sollievo. Le conversazioni di taglio spirituale vanno dritto al cuore. Per un inattivo, parlare con chi è in grado di capire, vuol dire liberarsi di un peso, ridefinire la propria vita. E’ necessario superare gli ostacoli mentali se vogliamo che un incontro con un lontano diventi un opportunità.

L’ANZIANO IN CAMERA DELL’INATTIVO

La presenza intima di un anziano può avere effetti benefici sulla spiritualità dell’inattivo. Conversare di cose che lo interessano, stimolarlo su temi di gradimento, ricordargli le esperienze positive, lo rasserenano, lo aiutano a sorridere, a interagire positivamente.

L’anziano “in camera” ha più probabilità di familiarizzare rispetto all’anziano formale, che parla solo per dovere nella saletta degli anziani. Prima di affrontare argomenti delicati e andare al sodo della questione, l’anziano “in camera” lo mette nelle condizioni ideali per affrontare con il giusto spirito un eventuale ritorno in congregazione. Non prende subito di petto l’argomento. Ci arriva con delicatezza, al momento giusto, soppesando le parole.

“Dovete guarire, guarire, guarire” ripeteva il medico ai malati terminali. A volte, anziani dal facile ottimismo o troppo zelanti, parlano con faciloneria di miracoli, senza rendersi conto della realtà che hanno di fronte.

IL LINGUAGGIO DI DIO

Capita che un anziano e un inattivo parlino due lingue diverse. Geova comunica il suo messaggio in modo semplice. Per comunicare con Adamo usò l’ebraico antico, mentre oggi può comunicare con gli uomini in qualsiasi lingua. Per lui è importante che noi capiamo i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le istruzioni che ci dà.

Non è la diversità di linguaggio tra inattivo e anziano ciò che conta, ma la la comprensione dei propri sentimenti e dei propri pensieri. Dio ama comunicare. Loda sinceramente. Una simile rassicurazione accresce l’autostima, infonde coraggio e motiva a un impegno maggiore.

Come anziani non possiamo risolvere il problema dell’inattivo. In molti casi per incoraggiare bastano poche e semplici parole. Assicuriamo a chi è giù di morale che lo pensiamo. Preghiamo insieme a lui. Ricordiamogli che la congregazione lo considera necessario e prezioso, assicuriamogli che Geova si interessa davvero di lui personalmente.

Prendiamoci tutto il tempo necessario per condividere una “parola buona”. La parola è un dono di Dio. Quando siamo con un fratello lontano, in quel momento noi siamo le parole di Geova.

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