Le parole che non ti ho detto

Quando le parole cambiano il corso della vita.

Vi sono bisogni di fronte ai quali le parole si presentano come la risposta più efficace. Ci riferiamo in particolare ai rapporti che instauriamo con i nostri fratelli inattivi. Quando siamo in Sala del Regno desideriamo parlare, stringerci la mano, abbracciarci, dialogare senza fretta, vogliamo godere quel contatto umano che è medicina indispensabile per stare bene.

In queste adunanze i sentimenti che si provano stando l’uno accanto all’altro alimentano la fede e ravvivano lo spirito. Qui abbiamo modo di osservare la storia di ogni Testimone: la scelta, la motivazione, gli obiettivi, le decisioni, la perseveranza, la volontà. E’ in questo luogo che spesso si decide il destino di una persona.

In congregazione troviamo fratelli che hanno addosso un’inesauribile energia vitale. Sono contagiosi con il loro entusiasmo ed è una gioia ascoltarli quando parlano con noi dal podio o privatamente. Sono un regalo di Geova. Vi sono altri fratelli che si trascinano con le scarpe di piombo senza sapere dove e perché.

Tra questi vi sono anche alcuni che hanno un vuoto esistenziale dentro; vivono ai margini e si chiedono cosa ci stanno a fare in congregazione. Da qui un senso di smarrimento e di inutilità. Hanno perso il significato per vivere e piano piano si allontanano dalla congregazione. Altri invece, pur se spenti, rimangono dentro. Sono presenti ma il loro spirito è altrove.

Si sentono come una barca in riposo al porto con la vela rimasta sempre piegata. Vivono di rinunce e paure. Non hanno il coraggio di uscire dal porto con la vela spiegata e affrontare il mare aperto. Quando decidono di farlo, affrontano i venti del destino uscendo dal porto con la vela della barca ancora piegata e con il mare mosso.

Prima che il fratello salpi, gli amici, i compagni, gli anziani, devono darsi da fare per parlare in maniera incoraggiante da far desistere chi vuole prendere il largo in quelle condizioni. In queste circostanze, fratelli capaci hanno saputo ragionare, cercato di capire, hanno sgombrato il campo dalle incomprensioni, hanno saputo chiarire i fatti e i dubbi, hanno confrontato le varie soluzioni e la via d’uscita. Si sono dati da fare sia con le parole che con i fatti.

Quello di parlare è un lavoro di ricomposizione, fatto in due, perché due vedono meglio di uno. E’ difficile vedere chiaro quando si è da soli, soprattutto quando si sbaglia. Parlarsi si diventa più obiettivi e leali. Alcuni fratelli hanno uno spessore di saggezza nelle loro parole che sconcertano per la loro semplicità e profondità. Arricchiscono i poveri di spirito, consolano le anime afflitte, danno forza allo stanco.

Sono noti per la loro umanità. Sanno reinventare e ricostruire i fratelli ancor prima che possano diventare inattivi. Sanno stare vicino perché sono consapevoli che senza un supplemento di energia è difficile che questi fratelli ci riescano con le loro forze. Riescono a tirare fuori dal cuore di questi fratelli bisognosi sentimenti inespressi e risorse inaspettate da dinamizzare la volontà per riedificarsi di nuovo la fede.

Non si sostituiscono ma sanno accompagnare i fratelli, li aiutano a saper scegliere e ad agire in modo autonomo. Anche quando vanno a trovare un fratello inattivo, hanno la capacità di tirarlo fuori dallo stagno dell’inattività e restituirlo alla guida di se stesso. In questi casi, il miglior insegnamento che possono dare è quello di fargli capire che è lui la miglior cura di se stesso.

Non devono illuderlo con la promessa che saranno altri a farsi carico di lui. E che lo sostituiranno quando sorgeranno problemi. Accompagnare non sostituirsi. Quando si cerca di porre fine a un certo passato e dare inizio a un futuro diverso, allora il problema è del tutto personale; è indispensabile l’opera attiva dell’interessato. Accompagnare, non sostituirsi a lui.

E’ sorprendente come le parole possono cambiare il corso della vita. Peccato che in molti casi che coinvolgono gli inattivi, queste parole nessuno le ha mai dette.

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