«Le prigioni interiori»

Le chiamano così perché sono come un cervello incatenato in grado di condizionare tutta la vita. E’ quell’incapacità di imprimere una svolta alla propria vita.

Alcuni che si trovano in una sponda del fiume si tuffano per raggiungere la riva opposta pensando che dall’altra parte si stia meglio, pur non desiderando affatto attraversare il fiume. A volta si vuole cambiare ma senza quella volontà di farlo. Forse perché si è inadeguati per farlo, oppure perché non si è convinti al cento per cento. Il più delle volte si è impossibilitati per farlo e allora questa impossibilità viene mascherata con la velleità di cambiare, che non significa capacità di cambiare.

In casi simili, soprattutto in congregazione, gli anziani devono mostrare pazienza ed evitare assolutamente sia di prendere decisioni al posto del cristiano in difficoltà, sia di spingerlo a scegliere eventuali alternative. Tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato lasciare che il fratello si maceri nell’incertezza mentre gli anni passano. Potrebbe essere utile mostrare i lati positivi e quelli negativi di una scelta, incoraggiandolo a essere lui il protagonista delle proprie decisioni.

A proposito di dipendenza, vedi: Fratelli che non vogliono crescere

Esiste un paradosso al riguardo: persone che sono state amate in modo ossessivo, protettivo e infantilizzante e che non hanno saputo sviluppare in età adulta una loro autonomia. Talvolta, al contrario, la storia familiare è costellata di vuoti affettivi, di calore e abbandono.

Nel primo caso ci si trova davanti un cristiano incapace di comportarsi da persona matura, si tratta di una adulto/bambino. Nel secondo caso, una volta adulti, la convinzione di essere stati vittime di un’ingiustizia può sviluppare rabbia, rivincita e depressione. Quest’ultime sono personalità difficili, complicate nei sentimenti.

Un’altra prigione interiore è il narcisismo, persone interessate unicamente a se stesse. Vedi: L’identità rinnegata

Rigidi, ossessivi, malati di «controllo»

Ci riferiamo a quei cristiani la cui personalità si è sviluppata in direzione opposta alla dipendenza. Si tratta di persone meticolose, misurate, che hanno il controllo delle emozioni. Più che per i sentimenti optano per l’intelligenza e la volontà, aspetti che consentono di dominare meglio le situazioni. Queste persone sono diventate troppo presto mature.

Alcuni di loro vanno in crisi sul piano sessuale: l’eccesso di controllo intellettuale penalizza il corpo. Il troppo controllo dei sentimenti rende queste persone affidabili e competenti, tuttavia a livello sentimentale sono noiosi, perché privi di patos.

Chi si rende conto di queste prigioni sta male, ma non ha abbastanza forza da imprimere una svolta alla sua vita. In altri casi, chi non è cosciente di queste prigioni ed è bloccato dal passato, sceglie spesso le cose sbagliate. Gli eventi della vita che potrebbero innescare il cambiamento, vengono neutralizzati e soffocati sul nascere.

Sulle prigioni interiori, vedi i Quattro Prigioni di Michelangelo, nell’articolo: L’inattivo di Dio: La lotta dello spirito per liberarsi dalla materia

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