Le regole dei Testimoni o di Geova?

Chi ha letto il programma dei congressi estivi 2017 avrà notato il discorso: Rispetta le regole, basato sulla scrittura di 2 Timoteo 2:5. Ci chiediamo: “Le regole di chi dobbiamo rispettare?”

 Il testo del discorso non è una novità. Già in passato, il programma dell’assemblea di circoscrizione del 2003, prevedeva un simposio dal tema: “Corriamo la corsa con perseveranza”, dove tra le altre cose, si mettevano in risalto le regole di corsa, l’addestramento e l’autodisciplina. Le informazioni di quel simposio traevano spunto dalla W 1-1-2001, pp. 28-31.

GLI ATLETI SONO OBBLIGATI A RISPETTARE LE REGOLE

I Giochi Istmici dell’antica Grecia, avevano delle regole molto severe. Assassini, ladri, depravati, criminali famigerati e loro parenti, non potevano essere ammessi alle gare. I giudici applicavano in maniera rigorosa il regolamento e le violazioni alle gare erano severamente punite con l’espulsione. Questi fatti ci aiutano a capire le parole di Paolo: “Inoltre, se pure qualcuno contende [fa l’atleta] nei giochi, non è coronato se non ha conteso secondo le regole” (2 Tim 2:5).

GEOVA HA IL DIRITTO DI STABILIRE LE REGOLE

Nei giochi sportivi ufficiali sono gli organizzatori che fissano le regole di gioco. Invece, le regole che ogni servitore di Dio deve seguire sono stabilite da Geova. Si tratta di regole non umane, visto che provengono dall’alto dei cieli. Ci riferiamo dunque a norme scritte nella Bibbia, che servono per correre correttamente la corsa della vita eterna. Chi viola, anche in maniera negligente, tali norme può essere squalificato dalla gara. Non sono gli uomini a scegliere gli standard per correre o quale percorso seguire.

I REQUISITI PER CORRERE SONO RAGIONEVOLI E PER IL NOSTRO BENE

Le Regole che Dio ha stabilito per non arrenderci durante la corsa della vita, sono un’espressione del suo amore (1 Gv 4:8). Non sono mai regole arbitrarie o irragionevoli, ma sono fatte per il nostro beneficio (Sal 19:7, 8). L’amore ci spinge a osservare le regole di Dio in ogni aspetto della vita. Inoltre le sue norme non sono affatto pesanti (1 Gv 5:3).

Per soddisfare certi requisiti è necessario addestrarsi con l’obiettivo di vincere la gara. Il motto olimpico ufficiale è l’espressione latina “Citius!, Altius!, Fortius!” ovvero “Più veloce!, più in alto!, più forte!” e si accompagna a una nota di Pierre de Coubertin che recita: L’importante non è vincere, ma partecipare“.

Questo motto non vale per i testimoni di Geova. Nelle gare di Dio si partecipa esclusivamente per vincere e non per partecipare. Se c’è da soffrire si soffre e se bisogna stare lontano dalle faccende di questo mondo, non ci si immischia (2 Tim 2:3,4).

E’ essenziale quindi autodisciplinarsi e limitare certe attività. Caratteristiche mondane vanno immediatamente sostituite con qualità cristiane. In questa corsa, per non arrendersi, è fondamentale non tentennare e non mostrare instabilità. Nessuno ci ha obbligato a partecipare a questa corsa. Abbiamo scelto volontariamente di farlo perché spinti dal nostro amore per Dio e con tutta probabilità perché ci teniamo a vincere, altrimenti che senso ha parteciparvi.

LE REGOLE DI CHI?

Il Corpo Direttivo, i sorveglianti e gli anziani non sono gli organizzatori di questa gara, né hanno scritto loro le regole per parteciparvi e per correre. Non sono essi a premiare i vincitori, perché a loro non appartiene nessun premio, e non hanno nemmeno il diritto per farlo. Perché? Perché anche loro sono corridori partecipanti e non si è mai visto un organizzatore che partecipa come concorrente. O si è l’uno o si è l’altro. La Champions League è organizzata dalla Uefa, ma la Uefa non gioca. Come organo di governo del calcio, fa applicare il regolamento affinché sia premiata la squadra più vincente del torneo.

Nella corsa della vita eterna, il problema non sono le regole d’ingaggio che Geova ha stabilito, ma sono le regole umane, quelle imperfette e che non hanno titolo per esistere nelle congregazioni. Anzi il vero problema è proprio quello delle interpretazioni sconclusionate da parte di una schiera di quanti hanno la direttiva nelle comunità.

Sin dall’inizio il nostro obiettivo è di batterci contro certe regole che non hanno niente a che vedere con la Bibbia. Nella maggioranza dei nostri articoli evidenziamo l’assurdità di imporre certe regole che non hanno nulla a che vedere con le regole di Geova. Ufficialmente gli anziani e i sorveglianti agiscono secondo i criteri stabiliti dall’organizzazione, e che ritiene in armonia con le Scritture. Tutt’altra cosa è il modo di gestire le congregazioni.

Ci spiace dirlo, ma ci sono anziani e sorveglianti, che oltre a non seguire le norme bibliche, sovente le applicano male o cosa ancor più grave adottano un comportamento omissivo. Sono inadempienti. Il reato omissivo è punito perché obbliga all’azione per tutelare i beni giuridici altrui. In genere, una condotta omissiva consegue una lesione di un bene giuridico tutelato. I fratelli e le sorelle che compongono le congregazioni sono beni di Geova. A Lui gli appartengono e sono da tutelare.

I primi a dare l’esempio nell’applicare le regole di Geova dovrebbero essere i nominati. Nelle competizioni sportive, come ad esempio nel calcio, se qualcuno non si impegna e non rende come dovrebbe, viene sostituito da un suo compagno. Se alcuni nominati sono omissivi nei requisiti spirituali vanno rimossi, perché non rendono, se ne infischiano del regolamento, fanno faticare e inciampare.

Forse non entrano a gamba tesa, ma non fanno nulla per aiutare i propri compagni di fede, come nel caso di certi inattivi, anzi alcuni anziani, partecipano per perdere, corricchiano stando fermi per non stancarsi…

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