Le riforme sono la soluzione migliore?

Responsabili di Inattivo.Info, vi seguo da qualche anno (…) troverete in allegato una mia riflessione che riguarda tutti i testimoni di Geova attivi e inattivi. Ritengo l’argomento di estrema attualità e vi prego di volerlo pubblicare perché (…) Grazie a tutti voi e cordiali saluti.

Ho notato che coloro che invocano le riforme sono i primi a muoversi quando le questioni importanti diventano oggetto di delusione o di discussione. I riformisti sono ovunque e spesso sono i promotori del cambiamento. Storicamente questa voce è riferita ai magistrati che avevano l’autorità di introdurre nuovi ordinamenti, oggi è applicata a persone che vivono legalmente e occupano posizioni influenti.

Tra questi ci sono anche individui che esercitano una certa pressione affinché chi è al potere faccia qualcosa per migliorare la situazione. Non sono anarchici, nichilisti, sovversivi, rivoluzionari. Nel caso nostro, il loro obiettivo è indurre il corpo direttivo a riconsiderare il modo in cui affronta certe questioni. Propongono idee per migliorare le cose richiamando l’attenzione, rivolgendo appelli e sfruttano i social per avere visibilità.

Secondo me, una delle cose peggiori per un riformatore è quello di essere ignorato. I primi a snobbarlo, quando inizia a muoversi, sono proprio gli interessati alla questione. Non è raro che vengono fatti passare per visionari, santoni, fanatici e in casi estremi come dei tipi paranoici. Io stesso ho avuto modo di raccogliere queste impressioni parlando con alcuni fratelli. Anche se a volte si ha l’impressione che lo siano veramente, io non la penso così. Sono dell’idea che ogni pensiero positivo va ascoltato e rispettato.

La storia è piena di riformatori religiosi che hanno provocato scissioni e dato vita ad altre religioni. Per quanto mi riguarda ho avuto modo di conoscere alcuni fratelli che portano avanti tali inziative nel web. Sono d’accordo su alcune cose, meno su altre. Ad esempio, non mi convince il carattere provvisorio o la tenuta di queste proposte. Ve ne elenco alcune tra le più dibattute:

  • Combattere le ingiustizie che vengono perpetrate.
  • Correggere certi insegnamenti e dottrine, come ad esempio la disassociazione.
  • Certe procedure sono considerate fuori dal tempo, tipo i due testimoni in casi in cui sono coinvolti i minori.
  • Maggiore visibilità per quanto riguarda i metodi interni, come nei casi di pedofilia.
  • Maggiore coinvolgimento da parte della maggioranza in campo economico ed organizzativo.
  • Rivedere certe procedure di nomine e di assegnazione degli incarichi.
  • Meno invasività nella vita privata da parte dei responsabili sui fratelli e sulle sorelle.
  • Meno parole e opinioni personali e più contenuti biblici.
  • Un ritorno alle origini del Cristianesimo.

A me pare che non ci sia nulla di nuovo, si tratta di un manifesto che ogni riformista di qualunque religione ha cercato di prendere a modello. Le problematiche si assomigliano tutte. Bisogna ammettere che alcune riforme hanno recato enormi benefici nel corso della storia, sia nel campo delle libertà fondamentali che nei diritti umani. Se leggiamo la storia della nostra organizzazione sul libro Proclamatori, noteremo che è piena di cambiamenti fatti negli anni.

Un rischio che spesso viene sottovalutato è di presentare soltanto il lato positivo di una riforma. Raramente si prendono in considerazione i risvolti negativi che ne possono conseguire. I cambiamenti portano progresso e una ventata di entusiamo, ma in taluni casi, sono palesi i danni prodotti.

La storia secolare insegna, che alcune riforme hanno aggravato i problemi che avrebbero dovuto risolvere. Gli sforzi per riformare un sistema, in genere, partono da zero e poi fanno tabula rasa. Inoltre, alcune riforme cominciano con un obiettivo e finiscono per promuovere una causa diversa. Perfino convinti assertori riformisti possono rimanere delusi dei risultati raggiunti.

UN ESEMPIO DI RIFORMA APPROVATA DA DIO

Nel suo primo anno di regno, il giovane re Ezechia, avviò una riforma religiosa che portò all’abbattimento dei luoghi dove si adoravano gli idoli. Il tempio fu riaperto e la pura adorazione ristabilita (2 Re 18:1-7) Nonostante tutte le riforme attuate, con il passare degli anni, il popolo di Israele continuava a fare ciò che era male agli occhi di Geova. Le riforme umane, anche se hanno l’approvazione di Geova, non sono una garanzia permanente, perché le circostanze possono cambiare e l’uomo tendenzialmente può cambiare pensiero, modo di adorare e di conseguenza allontanarsi da Geova. Solo il Regno di Dio porterà riforme permanenti su scala mondiale.

Certe volte, i riformatori, non riescono a raggiungere un obiettivo pur riconoscendo qual è il problema e pur avendo in mano la soluzione. Possono venire meno le risorse e gli appoggi. Alcuni possono sfiduciarsi nel proseguire la lotta e abbandonano la causa. Altri non sono d’accordo con i metodi e le strategie da adottare. Il più delle volte abbandonano il gruppo perché sono pochi quelli che li seguono. Altri hanno una posizione più attendista, guardano da lontano senza schierarsi apertamente. Col tempo alcuni rinunciano per non subire le conseguenze di un comitato giudiziario. Concludono che il gioco non vale la candela.

C’è anche un fattore egoistico che i riformatori non prendono in considerazione. A furia di richiamare l’attenzione sulla loro causa, possono rendere la vita difficile agli altri che la pensano diversamente. Quando si toccano gli interessi della maggioranza è difficile che essa li segua. Più che vederli in chiave positiva li considerano una spina nel fianco. A lungo andare, quando si accorgono di essere diventati impopolari e imbarazzanti, si spazientiscono e vengono meno ai principi in cui hanno creduto e lottato per una vita.

È difficile soddisfare chi è scontento per come sono gestite le attività teocratiche. Quando i risultati sono scadenti subentra il malcontento prima, la frustrazione poi e infine c’è il naufragio della fede. Succede quasi sempre così. Si vuole migliorare la congregazione e si finisce per diventare un oppositore della stessa organizzazione che si voleva riformare.

Vi faccio un esempio. Papa Benedetto XVI è accusato dai “riformisti” di essere un “tradizionalista”, chiuso alle riforme che una parte di cattolici chiede da tempo. Papa Francesco è noto per le sue aperture al sociale. E per questo motivo viene accusato di tradire la stessa dottrina sociale della Chiesa. I “conservatori” gli contestano il suo approccio pastorale, comunicativo e magisteriale. Troppo aperto a questioni contrarie alla tradizione cattolica. Questo è solo un esempio eclatante, di come vanno le cose in una stessa religione, tra chi lotta per le riforme e chi sceglie invece una linea conservatrice.

Per dirla con le parole di Gesù: “A chi paragonerò questa generazione? Assomiglia a bambini seduti nelle piazze che ai loro compagni di gioco gridano: ‘Abbiamo suonato il flauto per voi, ma non avete ballato; abbiamo cantato lamenti funebri, ma non vi siete battuti il petto in segno di dolore!’ Allo stesso modo, è venuto Giovanni, che non mangia né beve, e dicono: ‘Ha un demonio’. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: ‘Ecco un ghiottone e un gran bevitore di vino, amico di esattori di tasse e peccatori!’ Comunque, a dimostrare che la sapienza sia giusta sono le sue opere”. (Matteo 11:16-19).

Morale della storia: è impossibile accontentare le persone esigenti che vanno agli eccessi. C’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Alla fine diventa chiaro a molti, che le idee conservatrici da una parte e le strategie di cambiamento dall’altra, sono discordanti, antitetici e opposti fra loro. Queste diverse correnti di pensiero causano solo confusione tra i fedeli degli opposti schieramenti.

Ci sono poi quelli, che senza rendersene conto, pensano di sostituirsi a Geova e a Gesù, sia nei tempi che nei modi. Sfugge loro il fatto che Gesù, a suo tempo, era in grado di attuare qualsiasi riforma e innovazione. I vangeli non riportano nulla di campagne riformiste, di manifestazioni di protesta. Egli non diede origine a nessun movimento del genere e non insegnò ai suoi discepoli a lottare per riformare il sistema religioso ebraico. Non era sua intenzione “mettere il vino nuovo in botti vecchie”, né di “mettere una stoffa nuova in un vestito oramai consumato”.

Naturalmente Cristo non rimase impassibile di fronte a problemi come povertà, corruzione e ingiustizia. La Bibbia mostra che lo stato pietoso in cui versava l’umanità lo toccava profondamente. Ciò che proponeva era una soluzione definitiva. Quello che aveva in mente non erano semplici riforme, ma un cambiamento totale nel modo in cui vengono gestiti gli affari umani. Per Gesù la soluzione è il Regno celeste.

Ci sono parecchi che in passato hanno lottato per riformare questo sistema di cose. Desideravano la giustizia e l’uguaglianza sociale. Di queste persone ne ho conosciuta una in Italia che militava marginalmente in un gruppo armato degli anni ’70 e ’80. Una giovane donna atea, che grazie alla conoscenza della Bibbia ebbe modo di uscire in tempo da quel gruppo di terroristi, che in quegli anni fece molte vittime tra le forze dell’ordine, dirigenti di industria, magistrati e uomini politici.

Una donna intellettualmente e culturalmente sopra la media, che dopo il battesimo sceglieva luoghi frequentati da universitari e da estremisti, per dibattere in modo coraggioso sulla soluzione mondiale dei problemi dell’uomo. Come lei, altri uomini e donne “combattenti”, si sono resi conto che l’unica soluzione che possa garantire stabilità governativa non è da ricercare negli uomini imperfetti di questo mondo, e secondo me, in taluni casi (sempre con il  rispetto dovuto per il ruolo che occupano) neanche in alcune disposizioni di coloro che guidano oggi la congregazione mondiale, disposizioni che col tempo possono essere modificate parzialmente o cambiate del tutto. L’unica vera soluzione definitiva l’hanno trovata nel Regno di Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo.  (P. B.) 

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