Leader di Dio o capi delle congregazioni?

aiutoTutti i leader sono capi, ma non tutti i capi sono leader.

Essere anziani non significa diventare automaticamente un leader. Molte congregazioni hanno un capo, mentre sono poche quelle che hanno un leader. Quella della leadership nelle congregazioni è una matassa aggrovigliata difficile da dipanare. Quali sono le capacità spirituali per gestire la complessa realtà teocratica dell’Organizzazione? Qual è il modus operandi nelle congregazioni da parte di coloro che si sentono capi e che ha visto nel corso degli ultimi anni un’accelerazione sempre più conflittuale tra loro e molti proclamatori, con un incredibile aumento di testimoni attivi scoraggiati e di inattivi ed ex testimoni che hanno abbandonato l’Organizzazione in maniera definitiva?

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Noè, Abramo, Mosè, Davide, Paolo, e il più grande fra essi, Gesù, sono alcuni esempi biblici di leadership partecipative, nelle quali il potere non è mai concentrato nelle mani di pochi individui. Un nucleo di uomini di valore che non avevano bisogno del podio per mostrare il loro carisma. Il carisma pur essendo poco duraturo riesce a creare un clima di fascino, creatività ed attrattiva. Passato il periodo della creatività e del coraggio, alla leadership subentrano gli opportunisti che sfruttano a loro vantaggio tutti gli sforzi e i successi ottenuti in precedenza.

Il paragone tra questi uomini del passato, ma anche tra quelli che sono stati anziani fino a un decennio fa e alcuni di coloro che gestiscono oggi il potere nelle congregazioni è impietoso. Un parallelo negativo lo troviamo nel racconto biblico di Adamo. Una lezione magistrale su quello che un anziano capo non dovrebbe essere. Come Adamo:

a) Non farsi mai prendere da manie di grandezza;

b) Non usare capri espiatori per nascondere le proprie colpe;

c) Non circondarsi di falsi amici, come il serpente, che per tornaconto non dicono la verità;

d) Non nascondersi, perché le foglie di fico non bastano a tenere segrete le proprie porcherie;

e) Non far sì che le proprie ambizioni trascinino altri alla rovina;

f) Non pretendere riconoscenze senza merito.

Chi ha responsabilità direttive dovrebbe chiedersi se è un capo in congregazione o è un leader di Dio? Per rispondere a questa domanda dovrebbe farsi un autoesame del proprio operato. Ad esempio:

Un anziano capo, rivolgendosi alla congregazione, dice: “Io”, “Tu” e “Voi”, considerandosi una figura distaccata da essa. Un leader dice: “Noi” e si sente parte integrante della comunità.
Un anziano capo usa le persone per il proprio profitto e dà ordini a destra e manca, spesso in modo illogico e irrazionale. Un leader coordina e aiuta a far crescere spiritualmente la congregazione. Un capo giudica, sgrida, premia e penalizza, mentre un leader osserva, cerca di capire i fratelli in modo da rafforzarli nella fede e dà loro consigli edificanti e informazioni scritturali efficaci. Il leader è in grado di saper ascoltare e con tatto si esprime in modo persuasivo, mentre il capo impone la sua opinione e vuole sempre aver ragione.

Il capo è un problema, il leader risolve il problema.

I fratelli hanno timore del capo e dell’autorità che esercita in congregazione. Un vero leader di Dio ispira, motiva, incoraggia con entusiasmo, calore e passione, perché lui ha a cuore le pecore di Cristo. Mentre un leader si sente partecipativo con gli altri e dà l’esempio, un capo assegna incarichi ai proclamatori e di solito si sottrae dalle responsabilità e da eventuali problemi che possono nascere. “Armiamoci e partite” è il loro motto. Ipocriti!

Un anziano capo pensa sempre a migliorare le statistiche, i rapporti, i numeri, i conti finanziari e ogni genere di tecnicismo e regole. Il suo cervello funziona a suon di circolari, molto spesso interpretate a modo suo. Il vero leader spirituale pensa a migliorare i fratelli e le sorelle. Il loro benessere è la sua preoccupazione.

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Alcuni si mostrano tuoi “amici” soltanto per avvelenarti

Il capo si autoglorifica appropriandosi anche dei meriti altrui. Il leader non solo riconosce le qualità dei fratelli, li loda sinceramente e li stimola a prendere iniziative personali per amare ancor di più Geova.

In Sala del Regno, a volte, si nota, che l’anziano capo perde la testa, si infervora, cambia umore o è eccessivamente entusiasta e non si capisce perché. Un leader, invece, è emotivamente stabile, equilibrato e sa gestire le sue emozioni anche quando i fratelli si comportano in modo tale da innervosire persino i morti.

Un capo mediocre non sopporta le differenze culturali né le capacità dei fratelli. Questo atteggiamento genera conflitti spesso insanabili. Un leader carismatico apprezza e valorizza i doni degli altri e la loro istruzione.

Un anziano capo si siede davanti per non vedere quelli di dietro. Un leader si siede accanto per stare con i fratelli.

 

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