Leggendo la cronaca di Luca…

luca

Luca ci ha lasciato nelle sue cronache, la figura di uno straordinario Gesù: un uomo per la gente e in mezzo alla gente. Parlava con chiunque e ovunque. Lui comunicava per mezzo delle sue qualità. Non aveva bisogno di altro per essere penetrante.

Luca e Paolo, compagni di viaggio, il cronista medico e il dotto versato nella Legge. Paolo era così “dentro” le Scritture che per comprenderle, Gesù lo ha dovuto “folgorare”.

La Bibbia lo descrive come un uomo umile, nonostante la cittadinanza romana, la famiglia benestante, l’educazione ricevuta dallo stimato Gamaliele. Un esempio da imitare: adattabile con chiunque, sincero quando parla, non cerca mai di impressionare gli altri. Si rivolge ai suoi ascoltatori con gentilezza e tenerezza.

Anche se riesce a “eclissare” molti dei dodici apostoli, stringe con i suoi compagni d’opera uno stretto vincolo di fratellanza. Eppure, quando leggiamo alcune lettere di Paolo, facciamo fatica, se non avvezzi, a seguire la profondità dei suoi ragionamenti.

Quando invece si parla delle sue qualità spirituali ne siamo inevitabilmente attratti.Luca, da quanto si evince dalle sue cronache, non sembra particolarmente attirato da concetti dottrinali o da temi astratti slegati dalla realtà. Lo è casomai, da fatti concreti: i discepoli di Emmaus che tornano avviliti a casa, la strada polverosa, i lebbrosi, il figlio della vedova, il samaritano soccorrevole, il padre misericordioso, le contestazioni dei farisei alle guarigioni di Gesù.

Notizie di prima mano, che Luca ha raccolto da testimoni oculari da lui intervistati. Fra questi, Filippo l’evangelizzatore, uno dei sette “uomini” descritti in Atti capitolo sei. Quando i cristiani sono dispersi da Gerusalemme, Filippo va in Samaria, dove ottiene eccellenti risultati.

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Luca gli dedica l’intero capitolo otto di Atti. Filippo è un vero evangelizzatore, uno di quelli che decide di predicare agli scismatici samaritani, odiati alla stregua di quelli delle nazioni e ritenuti dagli ebrei non meritevoli neanche di un saluto. Filippo conosce i problemi dei samaritani e vuole aiutarli.

E’ un battitore libero, uno che ama predicare, mica un passeggiatore o un simulacro. E’ uno che sta in prima linea, lontano dalle scrivanie e dalle stanze del potere. Il contatto stretto con i veri problemi della gente (inclusi i cosiddetti “disassociati” samaritani) predispone Filippo a una grande apertura mentale, come dimostreranno in seguito i risultati raggiunti.

Paolo ci parla nelle sue lettere di un Cristo che deve venire, grandioso e celestiale. Luca ha bisogno di sentir parlare di un Cristo umano, terreno. E Filippo certamente gli parla di un Gesù amabile, avvicinabile e desiderabile, che riscalda i cuori delle folle ed entusiasma i discepoli con il suo insegnamento. Luca ci lascia nelle sue cronache una figura di Gesù avvincente e realistica.

mose-e-tabletOggi, assistiamo, attraverso mezzi tecnologici d’avanguardia, alla divulgazione di alcuni concetti biblici che sembrano lontano anni luce dai reali problemi dell’uomo.

Una “generazione” che va e viene; “date” spostate e corrette come sanno fare al catasto; “patti” tra questo e quello; una tribolazione che fa tribolare chi cerca di individuare il suo inizio; Satana disconosciuto da quel Gog di Magog che abbiamo creduto fosse per tanti anni; un “re del nord” che non si capisce che re sia e di dove.

E ancora tante altre disquisizioni e applicazioni che confondono invece di chiarire. Inoltre, si nota in questi ultimi tempi, un marcato indirizzo degli editori Watch Tower, che non ha precedenti: più pubblicità ai mezzi di comunicazione che alla notizia in se. Alcuni, se potessero, trasformerebbero le tavole della Legge di Mosè in tablet. Paradossalmente, viaggia libera nell’etere l’idea che sia più importante lo strumento di diffusione che la Bibbia e il suo contenuto.

Nulla contro l’uso corretto della tecnologia, anche se dobbiamo costatare che stiamo perdendo di vista il senso reale del contatto umano. Senza accorgercene, stiamo sostituendo i nostri sensi con oggetti mediatici e tecnologici.

Come mai si approfondiscono poco i veri problemi che stanno coinvolgendo da alcuni anni a questa parte l’intera struttura teocratica? Ci riferiamo ai matrimoni tra giovani Testimoni, che dopo alcuni mesi falliscono miseramente; ai fratelli con depressione causata da anziani insensibili e autoritari; alle famiglie che non sanno a quale “santo” votarsi per ricevere un sostegno quando un loro familiare è disassociato.

sposi-adolescenti Molti giovani iniziano la vita matrimoniale non molto più preparati di questi

Per non parlare dell’incapacità di aiutare chi ha perso una persona cara; della solitudine in cui vivono abbandonati molti nostri cari fratelli e sorelle avanti con gli anni; delle contribuzioni in calo e il venir meno dello spirito di generosità dei proclamatori; della vendita di immobili dedicati a Geova e poi venduti a persone del mondo.

Che dire ancora dei problemi di coscienza e delle ansietà causati a coloro, che avevano fatto voto di servire presso le case Betel e che ora si ritrovano fuori a svolgere un altro servizio? O degli spostamenti di pionieri speciali e sorveglianti come se fossero una pedina sulla scacchiera; dell’impreparazione e della superficialità di fronte a casi in cui sono implicati minori e la presunzione di dover rendere conto delle nostre miserie solo al Padre Eterno e non alle autorità giudiziarie.

Poi, quando i magistrati bussano con cannonate di fuoco al ponte levatoio della Torre, gli inquilini rimangono basiti. Pensano che meno si parli e meno si sa. Poi quando si sa, crollano le illusioni di vivere in un mondo perfetto come quello che abbiamo creduto e immaginato. La realtà è dura da accettare.

Predichiamo la fine di questo mondo e non sappiamo nemmeno in quale stato arriveremo alle soglie di quello nuovo. A sentire ciò che dicono dal podio le nuove generazioni di nominati, viene l’orticaria. Non hanno nessuna idea di cosa significhi essere pastori. Le preghiere che ascoltiamo sembrano registrate. Durante i discorsi sanno soltanto ripetere quello che è scritto nello schema.

Guai a uscire dalla scaletta, specialmente alle assemblee. Ti controllano ogni parola. Non hanno apertura mentale e quando leggono la Bibbia, non la commentano, non la spiegano e non la applicano. Chiudono la loro copia ancor prima che l’uditorio finisca di leggere il versetto. E’ la loro voce che deve echeggiare tra le quattro mura della Sala del Regno. E’ il loro momento di gloria e non possono lasciarsi sfuggire questa solenne occasione. Leggiamo, poi, nelle pubblicazioni esperienze che sanno più di miracoloso che di quotidianità.

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E che dire della qualità alle adunanze? Per fare un esempio di che aria si respira in un funerale, secondo alcuni, abbiamo saputo di un commento fatto il giorno del discorso speciale, durante lo studio della Torre di Guardia del 15 febbraio 2015, esattamente sull’illustrazione riportata a pagina 9 (quella che vedi a fianco).

Riportiamo il commento testuale: “I fratelli hanno fatto sacrifici per riparare con l’ombrello chi ha perso la persona cara”. Ma come si può far passare un’idiozia del genere? Possibile che il conduttore non abbia chiarito o corretto questa scemenza, e che nessuno degli anziani o dell’uditorio sia intervenuto con un commento appropriato? Il sincero interesse per chi ha perso una persona cara si basa su un ombrello? Tutto qui? Come devono essersi sentiti il vedovo e l’orfano, presenti quel giorno in Sala?

Quando c’è un articolo di studio che riguarda gli inattivi, avete fatto caso come la colpa dell’allontanamento è sua e mai di chi ne è stato la causa? Quante volte avete letto che la colpa è degli anziani, del sorvegliante o del corpo direttivo?

Guai a puntare l’indice su di loro, c’è sempre di mezzo lo Spirito Santo sottoforma di aureola sopra le loro teste. Fateci caso, il debole è sempre l’inattivo e di solito si legge che c’è di mezzo una colpa nascosta per avvalorare questa tesi. Avete mai sentito di un mea culpa ufficiale degli anziani o dei sorveglianti? E’ evidente che anche di fronte alla colpevolezza tengono duro, più duro e duraturo del carbonio.

Luca ci ha lasciato nelle sue cronache, la figura di uno straordinario Gesù: un uomo per la gente e in mezzo alla gente. Parlava con chiunque e ovunque. Cercava il contatto diretto. Lui comunicava per mezzo delle sue qualità. Non aveva bisogno di altro per essere penetrante.

Ogni essere umano si sentiva a suo agio con lui, fu un vero amico con i suoi discepoli e un compagno affezionato. Diede consigli come nessun altro ha mai fatto nella storia dell’uomo. Seppe addestrare quasi tutti uomini di umile condizione e istruzione in maniera efficace.

Manifestò acuto discernimento per il vero significato delle leggi di Dio e diede risalto alle cose importanti: misericordia, giustizia e fedeltà. Gesù scaldava veramente il cuore di chi lo ascoltava. E’ lì che dobbiamo guardare e imparare se vogliamo vivere il vero cristianesimo… prima di insegnarlo agli altri.

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Luca descrive nella sua cronaca l’episodio di una donna che soffriva di una malattia imbarazzante: perdeva sangue da dodici anni. Gesù, pur pressato dalla folla, si accorge che della potenza è uscita da lui. Quando si gira per sapere chi gli ha toccato il mantello, vede una donna per terra “spaventata e tremante”, che è consapevole di aver trasgredito la legge sull’impurità. Gesù sa che è stato Geova a guarirla e per starle più vicino s’inginocchia e la rassicura.

La donna con soggezione e vergogna, rivolge il suo sguardo implorante verso quello di Gesù, che con il gesto della mano e con l’espressione compassionevole degli occhi la rincuora con modi delicati e gentili. Qualcuno della folla si accorge di quanto sta accadendo, altri continuano a camminare.

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