L’era della credulità

lescienzecopertinaLa disinformazione in rete  è incontrollabile e difficile da arginare.

Quante balle sui testimoni di Geova fluttuano in Internet. Per assurdo, se una persona sospetta che i testimoni di Geova siano degli extraterrestri troverà in rete innumerevoli conferme alla propria tesi e non si curerà delle informazioni di segno opposto. E poco importa se questa notizia è campata in aria, essa non ha bisogno dell’autorevolezza. Molti preferiscono l’irrazionale alla ragione e l’irreale alla realtà. La troppa libertà di informazione ha ceduto il passo alla credulità. Il problema è che tanti allocchi credono a tesi sconclusionate e a baggianate varie dette e scritte da persone senza identità e senza titoli. Ma come si fa a cibarsi di così tanto mangime per polli e tacchini?

Dal lavoro di Walter Quattrociocchi, direttore del Laboratorio di computational social science all’Istituto IMT di Alti studi di Lucca e pubblicato sulla rivista Le Scienze (edizione italiana di Scientific American) del 2 febbraio scorso, emerge che la diffusione di informazioni false, leggende metropolitane e teorie del complotto attraverso i social network è ormai inarrestabile.

L’articolo spiega che in Italia esiste un tale analfabetismo, cioè l’incapacità a comprendere efficacemente un testo, e un pregiudizio a determinati contenuti, tale da creare veri e propri fenomeni di massa attorno a informazioni false. Tramite un approccio basato sui dati di ricerca (matematica, statistica, fisica, sociologia e informatica) che sfrutta le tracce digitali lasciate dai navigatori sui vari social, sono riusciti a catalogare una diffusione massiva di informazioni fasulle.

“Tutti possono pubblicare la loro versione e opinione su qualunque tematica, senza che poi ci sia un’effettiva verifica sulla fondatezza o quantomeno sulla sostenibilità di quello che è stato pubblicato”…

“In un contesto informativo non filtrato, l’essere umano prende tutto ciò che più gli aggrada ed è conforme al proprio pensiero, alimentando la formazione di argomentazioni strampalate che vanno a sostegno delle narrazioni più disparate”…

“Questo scenario, così fortemente disintermediato e guidato dai gusti di massa, è in grado di generare fenomeni virali su vasta scala che influiscono notevolmente sulla percezione pubblica di questioni anche importanti”…

“Una discussione prolungata su un post sembra produrre una degenerazione negativa. In pratica è come se gli utenti coinvolti si influenzassero negativamente, tendendo a esprimere sentimenti negativi al crescere della discussione”. 

Cercare di far ragionare un sostenitore di una qualsiasi teoria di complotto è inutile, si ottiene l’effetto contrario

L’articolo focalizza l’attenzione anche sulle comunità che si aggregano attorno ad argomenti specifici e che tendono a confrontarsi al loro interno cercando di trovare spiegazioni e risposte ad argomenti ritenuti interessanti. Le discussioni sono spesso variegate e hanno come obiettivo quello di identificare ciò che non si conosce o più in generale di convogliare sentimenti di ansia e paranoia su storie e fatti specifici.

Gli utenti, man mano che cresce la loro partecipazione on line a tali discussioni, tendono ad abbracciare le tesi più variegate, a rafforzarsi fra loro e allo stesso tempo a ignorare tutto il resto. Dove la discussione degenera in un litigio tra estremisti dell’una o dell’altra visione, si fomenta una radicalizzazione e una contrapposizione delle parti. In sostanza, ognuno rimane della sua idea. In un contesto del genere è difficile far emergere la verità.

QUANDO IL TROPPO STROPPIA

Ogni eccesso è sempre negativo e controproducente. Lamentarsi non reca nessun beneficio. Lamentarsi non produce nessun cambiamento, anzi rischia di appesantire e ingigantire la realtà rendendo impotenti. Il lamentatore non si lamenta mai di se stesso ma sempre degli altri. Non si assume le sue responsabilità. E basta colpevolizzare! Nella vita ci sono cose che vanno accettate per quelle che sono e la testardaggine di voler per forza cambiare cose di cui non si ha il potere di cambiarle è una miscela perfetta di lamentela esplosiva. Lagnarsi spacca le relazioni con gli altri.

Al lamentatore fa comodo lamentarsi, prova soddisfazione a farlo e può ottenere molti vantaggi: indulgenza, ascolto, affetto, protezione. I social sono diventati un lazzaretto per mormoratori neuronali. Quanti di questi lamentatori digitali sono in grado di sostenere un confronto paritario con la persona o il gruppo di cui si lamentano? La libertà virtuale si è trasformata in una forma di libertinaggio maleducato e irrispettoso. A volte, dietro ai commenti al vetriolo si nasconde una personalità debole, egocentrica, sola e repressa.

Chi si lamenta non ha autostima e più si lamenta ancor più rafforza la sua convinzione di non essere forte per vivere una vita serena. Attende che siano altri a tirarlo fuori da questa situazione. Va bene lamentarsi uno, due, tre, quattro, cinque volte… ma poi il troppo stroppia, soprattutto quando la battaglia è persa in partenza.

IL LAMENTATORE TIPICO
Distorce la realtà
Si consola lamentandosi
Cerca continuamente dei colpevoli
Non sa fare autocritica
E’ un manipolatore emotivo
Causa dissensi
E’ retorico

Molti di questi lamentatori non sono in grado di esprimere le loro ansietà e preoccupazioni. Non se ne rendono conto e quando glielo fanno notare non lo ammettono, anzi si sentono aggrediti e in genere reagiscono male. Esprimono in modo frustrante il loro malessere. Temono che chiedere aiuto significhi diventare preda dell’aiutante. Il vittimista crede che nessuno voglia aiutarlo e che tutti se ne fregano di lui. In molti casi, chi cade nel vittimismo cronico finisce per alimentare sentimenti come il rancore e la rabbia, che sfociano in un vittimismo aggressivo.

Attacca e accusa gli altri, mostrandosi intollerante e violando in continuazione i diritti degli altri. Non è in grado di fare una critica costruttiva. La cosa più opportuna è dire che non abbiamo tempo per ascoltare le sue lamentele, che se ha bisogno di aiuto saremo lieti di darglielo, ma che non siamo disposti a sprecare tempo ed energie ad ascoltare le sue lamentele. La cosa più importante è che queste persone non vi rovinino la vita scaricandovi addosso la loro negatività e, soprattutto, che non vi facciano sentire in colpa. Non dimenticate che vi può fare del male emotivamente solo colui al quale voi date il potere di farlo.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA