L’illusione di credersi speciali

Siamo molto più normali o più esagerati di quanto pensiamo. Perché in ambito religioso è così difficile accettarlo?

La normalità è una norma, un’abitudine, una prassi di ciò che si ritiene regolare nella vita. Molte nostre convinzioni sono più estreme di quanto crediamo, soprattutto quando ognuno di noi ha forti motivi per credere il contrario. Il punto è: chi stabilisce ciò che è normale?

Ogni religione ritiene di essere al di sopra delle altre, considerandosi la depositaria della verità rivelata. È un pregiudizio che induce gli aderenti a sovrastimare le proprie credenze, le proprie capacità positive e a sottovalutare quelle negative. Le persone religiose più sono incompetenti meno si rendono conto di questo deficit, anzi si ritengono così bravi in certe disquisizioni, che tendono a giudicare negativamente chi è veramente esperto in materia. Si tratta quindi di una veduta irrealistica di sé stessi e delle proprie credenze.

È innegabile che anche fra di noi ci sono tdG che hanno un’eccessiva stima di sé e una smisurata convinzione di essere nel vero e nel giusto, al punto che un tale modo di pensare non solo fa incavolare chi ci ascolta, ma spinge gli altri a considerarci fanatici della peggiore specie.

Da quando c’è Internet, va di moda sentirsi inibiti on line. Ci si comporta con meno ritegno rispetto al mondo reale. Non mancano i dibattiti tra tuttologi e nientologi. Crescono in Rete come la gramigna siti pro e contro. Perché ci sentiamo superiori agli altri in materia religiosa? Perché ci valutiamo superiori alle persone di questo mondo, che etichettiamo come peccaminosi, satanici e malvagi? Considerare il mondo e le persone che ci vivono, fra cui anche i nostri familiari non tdG, in questi termini è tutto un dire. Noi invece, pensiamo di essere belli, alti, biondi, con gli occhi azzurri e soprattutto puri e incontaminati. Insomma, perfetti ancor prima della perfezione avvenire.

IL COMPLESSO DI SUPERIORITA’

Paradossalmente chi si sente superiore, in genere, soffre di un complesso di inferiorità che lo spinge a ingigantire le proprie capacità e a sminuire quelle degli altri. Si tratta di trovare qualcosa che possa compensare il proprio deficit. Una tale compensazione è in realtà una finzione che dà la sensazione di superare le difficoltà e di apparire esperti nell’affrontare i problemi. In psicologia, il complesso di superiorità è alla base di ogni atteggiamento nevrotico. Chi soffre di questo disturbo desidera talmente avere il predominio sugli altri che respinge ogni ragionamento estraneo, persone e obblighi sociali, morali e religiosi, diversi da quelli in cui è fermamente convinti. Molti di questi sentimenti negativi risalgono all’infanzia. “Chi pensa di stare in piedi badi di non cadere”, afferma la Bibbia. È pericoloso essere troppo sicuri di sé. Rivela che non si comprende la natura e il potere del peccato. Può essere difficile vincere sentimenti molto radicati, ma ci si può riuscire con l’aiuto della Parola di Dio.

L’EFFETTO PIGMALIONE

Si tratta di una tendenza a innamorarsi delle proprie opere, come accadde a Pigmalione, mitico re di Cipro, che dopo essersi innamorato di una statua di Venere, da lui stesso scolpita, volle sposarla. In una comunità religiosa gli aderenti riescono a influenzarsi reciprocamente in positivo o negativo. Se l’influenza è positiva fa aumentare l’autostima e l’impegno personale, poiché ognuno tende a conformarsi all’immagine che altri hanno di lui, mantenendosi in uno stato di dipendenza onde evitare separazioni dolorose. Comunque, esiste il pericolo che l’impegno, le responsabilità e i privilegi possono farci innamorare di essi in maniera così folle, da volerli “sposare” per tutta la vita a discapito della ragionevolezza e delle virtù spirituali.

L’EFFETTO TETRIS

Prende il nome da un videogioco chiamato Tetris, dove il giocatore, in poco tempo e con la massima attenzione, deve incastrare fra di loro dei mattoncini di forme diverse che scendono dall’alto. Per alcuni video-dipendenti, a furia di incastrare tali forme, hanno cominciato a sbarellare col cervello. Una volta sbarellati, il cervello cerca nell’ambiente reale forme simili ai mattoncini per incastrarli fra loro. Lo sbarellato vede dappertutto mattoncini. Essere fortemente impegnati in un’attività (nel nostro caso teocratica) per un periodo di tempo prolungato, estraniandoci da altre attività sociali e spirituali, alla fine non si riesce più a percepire quale sia il mondo reale e quello irreale. Si comincia a perdere di vista l’ambiente reale o lo si percepisce in funzione del ruolo che si occupa in congregazione. Se sei un sorvegliante di circoscrizione, un anziano, un pioniere, se hai il cervello sbarellato, cominci a vedere i fratelli come i tetramini, una serie interminabile di forme componibili. Sei talmente sotto l’effetto Tetris che sei convinto che sia stato Geova a farti piovere dal cielo i fratelli così da poterli incastrare a tuo piacimento in congregazione e  lo fai come se si trattasse di un videogioco e non della loro vita reale.

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