L’inattivo? Come il torso di Apollo!

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Contemplando il torso di marmo di Apollo, esposto al museo del Louvre, a Rainer Maria Rilke parve di sentire una voce: «Tu devi cambiare la tua vita».

Rainer Maria Rilke, in una delle sue più celebri poesie, descrive una statua di Apollo di cui esiste oggi solo il torso. Una statua che illumina l’osservatore e lo trascina nel suo incanto:

Non conoscemmo il suo capo inaudito

e le iridi che vi maturavano. Ma il torso

tuttavia arde come un candelabro

dove il suo sguardo, solo indietro volto,

resta e splende. Altrimenti non potrebbe abbagliarti

la curva del suo petto e nel delicato volgere

dei lombi scorrere un sorriso

fino a quel centro dove l’uomo genera.

E questa pietra, sfigurata e tozza

vedesti sotto il diafano architrave delle spalle

e non scintillerebbe come pelle di belva,

e non eromperebbe da ogni orlo come un astro:

perché là non c’è punto che non veda

te, la tua vita. Tu devi mutarla.

Esistono opere d’arte che sono più che creazioni artistiche ed estetiche. Esse appartengono a quel mondo in cui l’osservatore si ritrova in uno stato d’incanto e di fascino come se l’opera toccasse la sua vita interiore.

Contemplando il torso di marmo di Apollo, esposto al museo del Louvre, a Rainer Maria Rilke parve di sentire una voce: «Tu devi cambiare la tua vita». L’arte come richiamo a trasformare la propria vita e per cambiarla è necessaria una conversione etica. Per Rilke, l’osservatore guarda la statua e la statua, pur se priva della testa, guarda l’osservatore. Una statua di marmo che scruta in profondità una statua di carne. Un doppio sguardo ambiguo dove ognuno si scambia il posto. Il torso si espone ma non s’impone e quindi vincola l’osservatore a guardarlo realmente. E’ come se fosse presente nel marmo un’energia interiore che cattura l’occhio dell’osservatore e lo spinge a sentire la «voce» del cambiamento. Non più superficie di marmo ma «voce» che riecheggia nella coscienza dell’uomo ricordandogli che è giunto il momento di cambiare. Chi è l’unica autorità morale che oggi può dirci «devi cambiare la tua vita»? L’osservatore oppure l’osservato?

Quel volto che manca è dove mi sono specchiato e che ora riconosco come il mio. Senza volto e senza identità, raffinato come il marmo bianco che arde come la luce di un candelabro, cui lo sguardo volto indietro resta e splende, e dalla curva del mio petto fuoriesce una voce che odi nel tuo cuore: “Fratello, se vuoi cambiare la mia vita di inattivo, devi cambiare il tuo modo di vedermi”. Chi dei due è senza volto?

 

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