L’inattivo di Dio: La lotta dello spirito per liberarsi dalla materia

atlante michelangelo

Sistemati nel Parco di Palazzo Pitti a Firenze, incastrati nella roccia ai lati di una finta grotta, si trovano i Quattro Prigioni, sculture realizzate da Michelangelo.

Aver lasciato alcune parti non finite dà l’idea di una massa amorfa che si oppone alla tensione del corpo e che da essa vuole emergere. E’ il tormento di un uomo incatenato nella sua incompletezza che cerca disperatamente di liberarsene.

Vasari descrive in modo affascinante come Michelangelo cercasse di “far emergere la figura dalla pietra come se la si vedesse affiorare da uno specchio d’acqua”. Michelangelo, l’artista dell’arte perfetta, lascia volutamente intrappolata una creatura imperfetta. Con questa lotta, Michelangelo esprime il desiderio dell’uomo di liberare lo spirito dalla carne che anela a Dio.

Dalle torsioni dei corpi, le statue rivelano forza, vitalità, emozioni che sembrano fuoriuscire dal marmo che li racchiude.  Le statue incompiute sono una metafora dell’uomo imperfetto che brama il ricongiungimento con Dio. E’ lo spirito dell’inattivo che lotta per liberarsi da quell’opprimente materia che lo tiene rinchiuso nel suo involucro.

E’ una metafora che sento mia.

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