L’inattivo paralitico

paralitico-1“Alzati, prendi la tua branda e vattene a casa tua”. – Marco 2:11.

In occasione della consegna agli inattivi dell’opuscolo Ritorna a Geova, riportiamo un esempio scritturale su cui riflettere.

Ormai la popolarità di Gesù si era sparsa dappertutto al punto che le folle lo seguivano in qualsiasi città entrava. Fra questi, i farisei e gli scribi che cominciavano a sorvegliarlo, non potendo ancora dare un giudizio definitivo sul suo ruolo. Il loro contegno rivela una certa cautela e sembra che si trovino in quella casa di Capernaum solo per ascoltare Gesù. Facevano numero e ressa come tanti altri. Mentre Gesù sta parlando, quattro uomini faticano ad aprirsi un varco tra la folla. Stanno portando su una branda un loro caro amico paralitico.

La folla è troppo accalcata e di là non si passa neanche a spintoni e urla. I quattro portantini non si perdono d’animo. Devono a tutti i costi arrivare dal maestro prima che vada via. Questa iniziativa di grande solidarietà è sostenuta e alimentata dalla fede in Gesù e dall’amore verso l’amico paralitico. L’amore per l’amico e il desiderio di vederlo guarito fanno mettere in secondo piano le difficoltà: avrebbero buoni motivi per tornare indietro e provare un’altra volta.

In quella circostanza era impossibile avvicinare Gesù. Motivati dall’amore, cercano una soluzione: non potendo entrare dalla porta, salgono sul tetto attraverso la scala esterna e si aprono un varco, rimuovendo rami e fango secco. Da lassù, con delle corde, calano il paralitico nel punto in cui Gesù sta parlando.

Di fronte alle difficoltà non ci si arrende: l’amore è creativo, spinge a cercare strade nuove, a sperimentare metodi diversi, stimola audacia, fa crescere il coraggio. Per raggiungere traguardi importanti ci vuole sempre qualcuno che porti le stanghe. Quella dei quattro amici, non è soltanto compassione oppure affetto, ma anche una piena persuasione che Cristo, può e vuole guarire il loro amico, se soltanto riescono a condurlo da lui.

Questa è vera fede. Una fede amica che non si arrende e che resiste a qualsiasi difficoltà. Si tratta di una fede che vince, la stessa che Gesù osserva nelle persone che lo seguono e quando la trova la ricompensa riccamente. Inoltre, in quest’azione, Gesù discerne il desiderio di quattro amici che vogliono vedere il loro amico vivere una vita piena.

Oltre ai portantini, anche il paralitico mostra una grande fede. Accetta di farsi trasportare in quelle condizioni da casa sua al luogo dove si trova Gesù. Non si scoraggia quando vede la ressa  e non si spaventa di essere calato da un tetto. Lui non ha dubbi al comando di Gesù di alzarsi. E lo fa con un tale vigore come se non fosse mai stato invalidato dalla malattia.

Tale forza è evidente quando accetta di portare con sé la branda, fino a quel momento segno tangibile della sua debolezza e della sua infermità. Da ora in avanti, qualsiasi debolezza, qualsiasi infermità, non sarà più considerata un impedimento per seguire Gesù.

Gesù mette le malattie in relazione al peccato che abbiamo ereditato da Adamo e il perdono è collegato con il ricupero della salute fisica. A quel tempo si credeva che le infermità fisiche fossero anche la conseguenza di un peccato nascosto. Gesù smantella questa idea, la sua è una liberazione integrale.

Oltre al corpo fisico sana anche la persona interiore, “quella segreta del cuore… che è di grande valore agli occhi di Dio”. (1 Pt. 3:4) L’impegno per questa liberazione fisica e spirituale, Gesù lo affida a ogni cristiano e a tutta la congregazione cristiana.

paralitico-2

Il senso del racconto è chiaro: due reazioni diverse, entusiasmo della folla e incredulità dei farisei e degli scribi che accusano Gesù di bestemmiare. Questa è la reazione tipica degli uomini religiosi: non ascoltano mai, perché presuntuosamente credono di possedere la verità in quello che dicono. Non accettano che le proprie convinzioni e i propri schemi mentali siano posti in discussione.

Non vogliono vivere tale fede nella propria vita: assumersi la responsabilità di portare con sé il fratello inattivo, farsi carico delle sue “malattie”. “La malattia è sua, che crepi!”. Non vedono di buon occhio questa iniziativa, non vogliono dare il loro contributo, anzi sperano che gli inattivi reagiscano in maniera negativa.

Questi uomini religiosi ma non credenti, hanno già condannato nel loro cuore gli inattivi. Sono pigri nell’animo e svelti nel giudicare. Di fronte all’inattivo paralizzato dalle sue paure, dai suoi timori e dalle sue incertezze, il vero cristiano non vede un paralitico senza speranza, ma un essere con bisogni spirituali da soddisfare. Anche l’inattivo deve mostrare fiducia in Gesù e nei fratelli e sorelle che sono stati incaricati di visitarlo.

Gesù è spinta, vitalità, attività, forza, dinamismo. Dona un cuore nuovo e crea inedite possibilità di vita agli inattivi. Il potere di Gesù ci libera dalle nostre miserie che ci paralizzano, dall’impotenza di una volontà rassegnata all’inattività. Egli fa alzare e camminare l’inattivo, lo fa andare alla vera “casa”, quella di Geova e a suoi impegni e alle responsabilità di un tempo, con rinnovato entusiasmo e voglia di vivere, senza rassegnazione e senza pessimismo.

L’inattivo ha bisogno dell’amore dei suoi vecchi amici che lo aiutino a portare la sua “branda” di fronte alle difficoltà di un ritorno. E i suoi veri amici di un tempo non si arrendono a nessuna difficoltà, a nessun ostacolo, a nessuna delusione e insuccesso. Non importa quello che è stato il passato dell’inattivo, essi sanno che Gesù crea una cosa nuova: la sua accoglienza è una forza per tutti, una sorgente inesauribile per seguirlo, una fonte di vero ristoro per gli inattivi affaticati e oppressi.

Tags: , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA