L’isola che non c’è

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L’isola che non c’è, è il posto preferito della nostra mente.

Ogni anno che se ne va porta via con sé le gioie e i dolori che abbiamo vissuto. Per ogni anno che arriva, riponiamo in esso la stessa speranza di sempre, che sia migliore di quello passato. Con l’ultimo articolo di quest’anno che sta finendo, Inattivopuntoinfo spera che in un futuro prossimo possiamo riuscire a vedere l’isola felice, l’isola della vera vita umana, quella creata, la stessa vita di Geova cui noi ci aggrappiamo, quella a cui noi apparteniamo.

L’isola felice, è il posto preferito della mente. Questo strano comportamento della mente ci porta a mettere al centro della nostra vita cose che non esistono nella realtà. La fantasia è un istinto naturale. Sin da bambini, i nostri giochi sono stati anche le nostre prime storie; a occhi aperti abbiamo esplorato mondi fantastici, dato vita a personaggi immaginari, eroi di imprese impossibili. Abbiamo imparato storie che ci hanno cambiato.

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Particolare della copertina del libro, L’istinto di narrare, di J.Gottschall, edito da Bollati Boringhieri. Un libro fresco, nuovo, che fa riflettere sul profondo mistero che spinge l’uomo a raccontare storie e a esserne attratto.

Nessun uomo ha mai saputo vestire la trama con personaggi indelebili e con gesta indimenticabili, come ha fatto Gesù, il più grande narratore di concetti della storia umana. Il potere naturale dell’immaginazione è il segreto del successo dei grandi narratori. E’ un dono di Dio accumulare esperienze e costruire un mondo di storie con l’incanto della mente. Narrare storie è un istinto naturale. Anche a Dio piace narrare storie. La Bibbia è il libro di Dio, che ha narrato ad alcuni uomini affinché scrivessero questi racconti per il nostro bene. Le storie ammaliano la mente. Le esperienze umane raccontate ci aiutano a gestire meglio i nostri rapporti sociali e spirituali, a capire mondi sconosciuti, fatti inesplorati. La Bibbia spiega che gli esseri umani furono progettati e creati a immagine di Dio (Gen. 1:26, 27). Questo indica che, in un certo senso, Geova stesso ha la capacità di immaginare. Dal momento che ha deciso di dotarci di questa capacità, si aspetta che la usiamo per comprendere la sua volontà (Eccl. 3:11). (Torre di Guardia, edizione per lo studio, aprile 2016)

A volte anche le parole di una canzone hanno il potere di cambiare le nostre emozioni. Alcune parole s’insinuano nel nostro cervello al punto di farci commuovere e piangere. Su quella strofa costruiamo una parte importante della nostra vita. Alcune parole possono persino alterare il modo in cui immaginiamo noi stessi e il nostro mondo. Quando leggiamo una storia dalla Bibbia, ci lasciamo invadere dal profeta o dall’evangelista che la sta raccontando. Quelle parole penetrano in profondità nel nostro cervello e ne assumono il controllo della nostra mente, attivando impulsi irreprimibili al cuore, sospingendolo ad agire.

Le storie nei film o quelle raccontate nei libri o sintetizzate nella pubblicità attraverso immagini, stanno trasformando la vita sociale, plasmando le nostre convinzioni, modellando i nostri comportamenti, l’etica, la cultura, la storia. Saper raccontare storie è un mistero che affascina la mente. Acquistare un libro non è comprare carta, inchiostro e colla, ma una nuova vita, un nuovo amore, il cielo, la terra, l’intero universo raccontato. Alcuni scrittori sono abili a tal punto da trasformare un libro in un’opera d’arte. Le parole che scrivono sembrano tratti di colore che in maniera lenta e progressiva – pennellata dopo pennellata, parola dopo parola – esprimono forma e profondità. Piccoli indizi che la nostra mente riesce a realizzare mentre li guardiamo, li pensiamo, li immaginiamo. Ogni indizio è percepito in maniera diversa da una mente all’altra e questa diversità arricchisce la percezione umana della realtà. Un solo quadro, un solo racconto, migliaia di interpretazioni.

Spesso nella nostra mente si crea una sorta di realtà fisica che va ben oltre le informazioni che un pittore, uno scrittore, un regista, un pubblicitario vuole trasmetterci. Lo scrittore non conosce il nostro modo di leggere un suo libro, il pittore non sa quale impressione può suscitare un suo dipinto, il regista o il pubblicitario non può conoscere la reazione che mostriamo dopo aver visto un suo film o uno spot pubblicitario. Essi, però, possono guidare il nostro modo di immaginare ciò che percepiamo. Quando un autore scrive parole e le leggiamo, siamo noi a darle vita. La mente umana è stata creata per le storie, da poter essere modellata dalle storie. La funzione narrativa ci permette di vivere le esperienze forti rimanendo vivi. Amiamo, odiamo, giudichiamo, condanniamo, speriamo, sogniamo, senza correre rischi che queste emozioni comportano. Le storie piacciono alla mente e al cuore, ma è la nostra natura ad amarle e a fruire del vantaggio di fare pratica. Questo è il motivo che spinge noi di inattivopuntoinfo a scrivere le vostre storie, i vostri sentimenti, le vostre emozioni.

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Le illustrazioni di Gesù eguagliano la vita reale. Pur essendo raffigurazioni, il nostro cervello le elabora come se fossero reali. Il samaritano che vede l’uomo mezzo morto per strada e si commuove, suscita in noi le stesse emozioni, sentiamo anche noi le viscere che si muovono. Il padre che abbraccia teneramente il figlio prodigo e lo stringe affettuosamente a sé, smuove le nostre emozioni del cuore facendoci commuovere alla vista delle lacrime del padre e nell’udire i suoi gemiti di gioia. Quando Gesù racconta lo smarrimento della pecora, percepiamo nel suo racconto l’odore della pecorella che il pastore si mette sulle spalle. E’ un odore di stanchezza spossante, di dolore misto a gioia, che si attacca sui capelli del pastore, sulle sue mani, nella sua veste. E la pecora è felice anch’essa di sentire intorno a sé l’unico odore che conosce, quello più naturale, quello del suo amato pastore.

La Parola di Dio è vivente perché suscita emozioni potenti, riesce a penetrare la parte più nascosta di noi stessi e a discernere i pensieri della nostra anima. Quando Geova si indigna ci indigniamo anche noi, quando ama amiamo anche noi. Siamo la sua immagine, l’isola felice. Siamo creature di carne e spirito, la più bella fantasia divina mai realizzata, il più grande capolavoro di Geova.

Dio, l’autore dell’universo, ha cambiato il mondo del genere umano con il suo inchiostro vivo su carta biblica. Non siamo gocce d’inchiostro, che sudano inchiostro e piangono inchiostro. La nostra storia è reale non una fiction. Insieme a Geova stiamo scrivendo la nostra storia presente e futura. Siamo autori e interpreti principali del nostro avvenire, con tutti gli sbagli e le imperfezioni, ma anche con tutte le nostre migliori qualità. In ogni storia ciò che più conta è il suo finale. Per Geova siamo una storia a lieto fine, pur consapevoli di appartenere a una storia infinita. Immaginare una vita senza Dio è vivere l’oscurità e il nulla. L’uomo che ama Dio vive la sua vita senza diversità e divisioni. Non fa distinzioni tra attivi e inattivi, tra approvati e disapprovati, giusti e ingiusti. Siamo creature di Dio che gli somigliamo e questa somiglianza annulla le differenze che ci inventiamo. Lasciamo, quindi, che sia Dio a scrivere con l’inchiostro della vita la nostra storia nel suo libro di memorie. Non permettiamo agli uomini di decidere cosa scrivere nel racconto della nostra vita. Non perdiamoci nelle insensatezze e nelle brutture umane, lasciamoci andare invece nel più grande romanzo che sia mai stato scritto, quello dell’isola felice, l’isola della vita universale, quella che appartiene ai nostri desideri, alle nostre speranze, ai nostri sogni.

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te…

E ti prendono in giro
se continui a cercarla
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te

(L’isola che non c’è, Edoardo Bennato)

 

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