L’odore della pecora e l’odore del lupo

I lupi che vengono in veste di pecore possono ingannare l’occhio, ma non l’olfatto. Il lupo non può nascondere il suo odore, per questo è facilmente riconoscibile.

L’odore è la sensazione specifica dell’organo dell’olfatto, che può essere gradevole o sgradevole. L’olfatto è il senso preposto alla percezione degli odori. In alcuni animali (vertebrati) è molto accentuata. Odorare significa fiutare e ha diversi sinonimi: avvertire, captare, individuare, intuire, percepire, presagire, sentire, [con riferimento a qualcosa di negativo].

L’odore della pecora è facilmente riconoscibile al pastore perché ce l’ha attaccato addosso. Lo si riconosce dalla lana impregnata di sporco. L’odore del lupo è riconoscibile dalle urine e dagli escrementi che hanno un odore acre, intenso, prodotto da certe ghiandole. Inoltre, un lupo si riconosce dalla forma e dalla dimensione delle tracce che lascia sul terreno, dall’andatura e dalla lunghezza del passo. Inoltre ha gambe lunghe, zampe grosse, testa grande e mascelle robuste.

In senso figurato, nelle Scritture il termine “pecore” spesso indica l’indifeso, innocente e a volte maltrattato popolo di Geova. Gesù paragonò a pecore coloro che avrebbero fatto del bene a uno dei suoi minimi fratelli, mentre paragonò a capri quelli che avrebbero rifiutato di farlo. Gesù Cristo fu profeticamente paragonato a una pecora portata al macello, e a un’agnella che rimane muta di fronte ai tosatori. I lupi sono feroci, voraci, temerari e avidi, e spesso uccidono più pecore di quelle che possono mangiare o trascinare via. Nella Bibbia quasi tutti i riferimenti scritturali al lupo sono illustrativi: falsi profeti, malvagi oppositori del ministero cristiano, falsi insegnanti.

L’odore di pecora non si crea artificialmente in laboratorio. Esso si attacca quando il pastore sta in mezzo al gregge. Il pastore con l’odore delle pecore addosso non solo è riconosciuto dalle sue pecore, ma anche lui riconosce il suo gregge dall’odore particolare che si è impregnato addosso nel corso degli anni. Lo stesso odore permette a entrambi di riconoscersi perché è una conseguenza dello stare vicini. E’ difficile che un pastore dimentichi l’odore delle sue pecore. Quando una di esse si allontana e viene ritrovata, il pastore la riconosce principalmente dall’odore. Quel tipo di odore, anche se la pecora è stata lontana da tempo, non si disperde nell’aria, rimane comunque intriso in lei. Non dimentichiamoci che in senso figurato, l’odore ha relazione con il fiuto. Il pastore sa quindi fiutare il posto dove trovare la pecora.

Pastori con il profumo soave di Cristo. (2 Corinti 2:14,15) “Profumo” deriverebbe dal latino per fumum, che significa “attraverso il fumo”, con riferimento all’incenso usato nelle cerimonie religiose. “Il senso dell’olfatto” ci aiuta a riconoscere il profumo di Cristo. La conoscenza di Dio e i fratelli di Cristo sono paragonati al profumo e a un odore soave. (2 Corinti 2:12-17) Il profumo soave di Cristo che ogni pastore porta con sé addosso è un linguaggio colloquiale, un linguaggio non ingessato, un fraseggio vicino alla gente comune. Ha relazione con l’importanza di andare incontro alle sue pecore e di condurle ai pascoli della vita eterna.

Quando Gesù racconta lo smarrimento della pecora, percepiamo nel suo racconto l’odore della pecorella che il pastore si mette sulle spalle. E’ un odore di stanchezza spossante, di dolore misto a gioia, che si attacca sui capelli del pastore, sulle sue mani, nella sua veste. E la pecora è felice anch’essa di sentire intorno a sé l’unico odore che conosce, quello più naturale, quello del suo amato pastore.

Aver l’odore delle pecore e il profumo soave di Cristo addosso significa conoscere le pecore una ad una, accorgersi quando la sera ritornati all’ovile ne manca una alla conta. Quante volte Gesù avrà visto pastori con le loro greggi camminare tra le colline della Galilea o attraversare i deserti di Gerico, della Samaria e della Giudea. Camminando vicino a queste greggi sentiva l’odore delle pecore: qualche volta avrà accettato dai pastori latte e formaggio per sfamare i suoi discepoli. La vista di tali greggi gli si stampò nel cuore come la più familiare, la più umile, la più adatta per indicare il compito dei pastori in cura d’anime, non come lupi che sbranano le pecore, non come mercenari a cui non importa nulla delle pecore, ma pastori buoni che le conoscono e che a loro volta sono riconosciuti, pastori che danno la vita. Pastori e pecore che si riconoscono dall’odore di Cristo che portano addosso.

Il pastore, quando cerca una pecora che si è smarrita, deve avere l’olfatto del chimico, la cui capacità del naso di distinguere e riconoscere le sostanze ha quasi dell’incredibile. Il naso del chimico individua composti complessi e li riconosce istantaneamente, anche in quantità così piccole (fino a un decimilionesimo di grammo) che spesso i più moderni e sensibili strumenti di laboratorio non riescono nemmeno a individuare la sostanza, ad analizzarla, né a identificarla.

Il profumo del pastore – seconda e ultima parte

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