Lucidi in un mondo folle

La Bibbia predisse che l’umanità sarebbe andata incontro a tempi e condizioni difficili che avrebbero messo a dura prova l’integrità fisica, morale e mentale di ogni essere umano (2 Timoteo 3:1-5; Luca 21:10,11).

Come fa il cristiano a gestire eventi di questa portata e non diventare “inattivo” o impedire che lasci definitivamente la congregazione? È più importante mostrare fede o avere fiducia? Si, perché entrambe non sono la stessa cosa.

Nella vita si può avere fede nel Regno dei Cieli e che le cose in futuro andranno per il meglio, ma nonostante ciò possiamo avere momenti di dubbio. Se invece avremo fiducia in Dio i pensieri negativi non riusciranno a impossessarsi della mente, perché non faremo affidamento sul risultato finale col rischio che ci consumi, ma su una Persona affidabile.

In questo caso, la fiducia è un atteggiamento verso Dio e sé stessi, che deriva da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, che spingono a confidare nelle possibilità di Dio di far divenire ciò che ha detto o promesso. Tutto ciò produce un sentimento di sicurezza e tranquillità.

La fede è una credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui. Per la Bibbia, la fede è la certezza che quello che si spera si realizzerà. Ma questa certezza può venire meno in noi. (Ebrei 11:1)

Se la fede dipende dalla convinzione di se stessi in una promessa, la fiducia dipende da chi è l’altra persona. Geova non mostra la stessa fede degli uomini, perché ciò che dice si è già avverato ai suoi occhi.

Piuttosto, confidiamo in Geova nel senso che riponiamo totale fiducia nella sua persona. La fede mira alle promesse e per raggiungerle dipende da noi. Cos’è più importante: la fiducia in Dio o la fede nelle sue promesse? Anche se sono importanti tutt’e due, non sono la stessa cosa.

Ad esempio, Geova aveva la massima fiducia in Gesù. Predisse che sarebbe rimasto leale pur essendo sottoposto a ogni sorta di sofferenze. (Isaia 53:3-7, 10-12; Atti 8:32-35) Dotato di libero arbitrio, Gesù poteva decidere come comportarsi. Ma Geova aveva tale fiducia che predisse che sarebbe stato fedele.

Su cosa si basava questa fiducia? Sulla conoscenza intima che Geova ha di suo Figlio e quanto desideri piacergli. (Giovanni 8:29; 14:31) L’amore che hanno l’uno per l’altro crea un vincolo di unione e di fiducia che non si può infrangere. (Colossesi 3:14).

La fiducia è un processo intellettivo, lo sviluppo naturale delle nostre scelte. Se si ha fede che un ponte traballante reggerà al nostro passaggio, è probabile che lo attraverseremo con una certa apprensione. La fiducia è inequivocabile e incrollabile e comporta l’attraversamento del ponte senza esitazioni e paure.

Si può provare ansia riguardo al Regno, ma in Geova si ha una incrollabile fiducia. Se prendiamo decisioni sbagliate non stiamo riponendo fiducia in Dio. Percepiamo questa distanza con Dio come una mancanza di fede, eppure non perdiamo la fede in Dio prima di avere già perso quella in noi stessi.

Siamo noi a essere cambiati, non Dio. Quando gli voltiamo le spalle, tutte le relazioni ne soffrono compresa quella con Dio. La persona che ignora la vita non può riportare Dio a suo piacimento o evocarlo a comando. L’egoismo folle di questo mondo blocca la fiducia in Dio.

Meno siamo connessi con la verità maggiore sarà il distacco con Dio. Vivere il cristianesimo in maniera attiva e produttiva è un’espressione della nostra fiducia in Dio, nelle sue promesse e in noi stessi.

Un cristiano che non fa i piani a lungo termine dimostra di non avere fiducia. Senza accorgersene, si predispone in modo che il mondo confermi e giustifichi la sua tesi di abbandono. E’ l’azione ciò che converte la fede in fiducia. Non possiamo provare fiducia in Dio se non viviamo la nostra vita in base ai suoi dettami.

Quando superiamo una prova la nostra relazione con Geova si alimenta. Aggiungiamo un nuovo livello di fiducia che culmina con l’ubbidienza e la sottomissione totale alla sua volontà. Invece, quando sbagliamo, la nostra voce interiore grida vergogna, a prescindere quanto siamo abili nel giustificarci.

Ci mettiamo sulla difensiva e mentalmente ci facciamo ragionamenti paranoici per proteggerci da un’eventuale ritorsione dovuta al nostro errore. Diversamente, il cristiano che non pecca non ha motivo di preoccuparsi.

La consapevolezza che ci sono cose che vanno al di là del nostro controllo, ci porta a evitare di sbagliare e a non spingerci oltre. Chi vuole controllare gli eventi senza tener conto di Dio, perderà il controllo anche su se stesso.

Più conosciamo le nostre potenzialità più siamo ingrado di capire e accettare ciò che non possiamo controllare. Quando abbiamo fatto tutto ciò che dovevamo fare, sarà Dio a prendere le redini della nostra vita.

Un cristiano che non si fida di se stesso come può fidarsi di Dio e degli altri? Dio è immutabile e se vogliamo scorgere la sua presenza e sentire la sua potente mano, siamo noi a dover cambiare, non Dio. Non esistono alternative. Questo significa mantenersi lucidi in un mondo folle.

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