L’ULTIMO PASTORE

renatoE’ nomade, vive tra i campi e le montagne con il suo gregge. Questo è il suo mondo, non quello delle grandi metropoli, dove quasi nessuno conosce più gli animali, né i ritmi della natura. Parla poco, è semplice e genuino, come i veri pastori di una volta.

Non guarda la Tv perché non ce l’ha. E’ sposato e ha due soli amici: un collaboratore che lo aiuta nella gestione del gregge e il suo cane fidato, che porta sempre con sé insieme al suo bastone ricurvo.

E’ molto bravo e previdente: nessuna delle sue pecore ha mai subito un incidente né ha mai bloccato il traffico. E le pecore sono tante. Prestare attenzione a tutte è veramente arduo. Le sue pecore sono così ben addestrate che lo seguono con la massima docilità. Ogni tanto lancia un richiamo per ricordare alle pecore la sua presenza. Se uno sconosciuto fischia o fa un richiamo diverso, le pecore si agitano e se il richiamo persiste, incominciano a fuggire.

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Ha una corporatura molto robusta, il volto grinzoso e sorridente, capelli folti e mani ruvide. Nulla a che vedere con la pelle ultra liscia delle creme antirughe della pubblicità. Parla una lingua antica, premedievale, usata dai pastori di quella zona. La sua storia è fuori dal tempo, unica nel suo genere.

Un eroe di quelle favole che quando le hai lette da bambino non dimentichi più da adulto. E’ una vita dura la sua, esposto al caldo e al freddo. Attento ai pericoli e alla cura di ogni singola pecora. Le conosce tutte, una per una.

Una mattina ha realizzato il suo più grande sogno. Un’impresa incredibile per chi è abituato alla frenesia della vita moderna, con il suo traffico cittadino, di frastuoni e d’indifferenza. Renato ha portato 1000 pecore in Piazza del Duomo a Milano.

Un’idea di un suo amico regista che ha girato un film sulla sua vita, attratto dal suo modo di vivere, tra quartieri residenziali e betoniere. Un mondo in via d’estinzione, un simbolo per l’Occidente con la sua corsa sfrenata verso il progresso.

Renato ha voluto che insieme alle sue pecore ci fossero tanti bambini da poter vedere le pecore da vicino “mostrando loro che la libertà e i sogni saranno sempre possibili finché ci sarà spazio per credere in un ultimo pastore… che conquistò la città con il suo gregge e con la sola forza della fantasia”. Lui ama i bambini e le pecore. Un’immagine sorprendente e commovente, quella vista davanti al sagrato ambrosiano. Un documentario che andrebbe proiettato non solo nelle scuole ma anche in tutte le chiese di ogni religione.

Un mondo che sta scomparendo, di cui pochi hanno memoria: un pastore e il gregge. Roba d’altri tempi, da favola. Evangelico. Eppure, Renato, pastore metropolitano e ultimo nel suo genere, esiste davvero e abita a Milano, una città tutta sua, che nessuno oggi riconosce più. “Ai piedi dell’ultimo albero della città, di fronte all’ennesima enorme e informe fabbrica, il pastore si riposa con il suo fedele cane e torna a rifugiarsi lì dove può davvero affermare la sua dignità senza vergogna. Come in un sogno ancora possibile…”.

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L’ultimo pastore

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