L’UMARELL

di Fabio Concato

Dedicato a tutti quelli che inchiodati alla finestra sono spettatori malinconici di quelle immagini della loro vita che scorrono in fretta davanti ai loro occhi

Umarell è una parola di origine bolognese che indica quei pensionati, solitamente con le mani intrecciate dietro la schiena, che si posizionano in un angolo del cantiere per sbirciare i lavori in corso e dare consigli non richiesti.

In questo periodo di quarantena, Fabio Concato, cantautore milanese, ha scritto una canzone in dialetto milanese e l’ha dedicata agli umarell, più esattamente agli anziani e alla città di Milano, colpita duramente durante la pandemia.

Una canzone per i più “fragili” e i più “deboli”. Per Concato gli umarell rappresentano il simbolo della curiosità, dell’amore per l’osservazione. Una luce su piccole storie di ogni giorno su un mondo, quello degli anziani pensionati, spesso considerati inutili nella società attuale.

C’è una strofa molto significativa, che recita: «E non ce l’hanno fatta tutte le persone/Sono andate via in silenzio come te/Senza un bacio, una carezza, una ragione/Senza un “sono qui e ti voglio bene”».

Il riferimento è a tutte quelle persone anziane che sono morte nelle case di riposo, contagiate dal virus non per colpa loro, e che non hanno potuto ricevere un degno saluto prima di esalare l’ultimo respiro. In solitudine e in tristezza.

In questo periodo di isolamento tutti noi continuavamo ad affacciarci alla finestra o dai balconi, per vedere qualcosa là fuori, sperando che un giorno il virus venga sconfitto e ognuno di noi possa scendere per le strade a riprendersi la propria vita.

Anche noi vogliamo dedicare questo articolo a tutte quelle persone anziane decedute e fra queste anche nostri cari fratelli e sorelle in fede. Ma anche a tutte le persone viventi che più volte al giorno si affacciano dalla finestra perché costrette a stare fra quattro mura per malattia o vecchiaia.

In particolare, quelle persone che per un motivo o per altro sono costrette a vivere nelle case di riposo, lontano dagli affetti dei loro cari, dopo una vita di sacrifici e di stenti, che si affacciano alla finestra della loro camera e guardano scorrere con tristezza il film della loro vita.

Ecco come si finisce poi
Inchiodati a una finestra noi
Spettatori malinconici di felicità impossibili

A differenza degli Umarell che ancora hanno le forze per muoversi e per rimanere attivi, vorremmo proporvi una canzone in ricordo degli anziani e disabili che hanno perso la vita per il Covid-19 nelle case di riposo della Lombardia: Nei giardini che nessuno sa, di Renato Zero. Siamo certi che questi fratelli e sorelle si sono mostrati fedeli a Geova fino alla fine e Lui non li ha mai abbandonati, anche quelli che per cause indipendenti da loro erano “inattivi”.

«Anche nella vecchiaia e con i capelli bianchi, non abbandonarmi, o Dio» (Salmo 71:18).

«Dio non è ingiusto da dimenticare la vostra opera e l’amore che avete mostrato per il suo nome» (Ebrei 6:10).

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(Clicca sul titolo per vedere il video)

Nei giardini che nessuno sa 

Senti quella pelle ruvida / Un gran freddo dentro l’anima / Fa fatica anche una lacrima a scendere giù / Troppe attese dietro l’angolo / Gioie che non ti appartengono / Questo tempo inconciliabile gioca contro di te

Ecco come si finisce poi / Inchiodati a una finestra noi / Spettatori malinconici di felicità impossibili / Tanti viaggi rimandati e già / Valigie vuote da un’eternità / Quel dolore che non sai cos’è / Solo lui non ti abbandonerà… mai, oh mai

È un rifugio quel malessere / Troppa fretta in quel tuo crescere / Non si fanno più miracoli / Adesso non più / Non dar retta a quelle bambole / Non toccare quelle pillole / Quella suora ha un bel carattere / Ci sa fare con le anime

Ti darei gli occhi miei per vedere ciò che non vedi / L’energia, l’allegria per strapparti ancora sorrisi / Dirti sì sempre sì e riuscire a farti volare / Dove vuoi, dove sai senza più quel peso sul cuore / Nasconderti le nuvole, quell’inverno che ti fa male

Curarti le ferite e poi qualche dente in più per mangiare / E poi vederti ridere e poi vederti correre ancora / Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore una domenica / E poi silenzi / E poi silenzi / Silenzi

Nei giardini che nessuno sa si respira l’inutilità / C’è rispetto grande pulizia, è quasi follia / Non sai com’è bello stringerti / Ritrovarsi qui a difenderti / E vestirti e pettinarti sì e sussurrarti non arrenderti

Nei giardini che nessuno sa quanta vita si trascina qua / Solo acciacchi piccole anemie, siamo niente senza fantasie

Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere / Esili, fragili non negargli un po’ del tuo amore / Stelle che ora tacciono, ma daranno un senso al quel cielo / Gli uomini non brillano se non sono stelle anche loro

Mani che ora tremano perché il vento soffia più forte / Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte / Siamo noi gli inabili che pur avendo a volte non diamo / Dimentica, c’è chi dimentica distrattamente un fiore una domenica / E poi silenzi / E poi silenzi / Silenzi

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