L’uovo di Instagram

Ubbidienti e pazzi per un uovo

Un uovo è la foto più cliccata di sempre: 45 milioni di persone hanno messo un like (mi piace) su Instagram. Lo scopo iniziale di questo successo era quello di battere un vecchio record di una foto, detenuto con diciotto milioni di like da una madre che mostra sua figlia neonata. La nuova star di Instagram è dunque un uovo, che ha raggiunto una popolarità e una rilevanza planetaria, grazie a milioni di click. 

Una cosa è chiara: non c’è miglior propaganda persuasiva, quanto effimera e volubile, fatta sui social. Nulla si può contro un uovo crudo su uno sfondo bianco. Qualcuno ha chiesto di mettere un like sull’uovo e quarantacinque milioni di persone lo hanno fatto. Non si conosce nemmeno chi ha iniziato per primo. Mettete un like su questa immagine così cerchiamo di battere il record mondiale di like di Kylie Jenner e della figlia Stormi”. E la gente ha ubbidito, perché la gente quasi sempre ubbidisce senza valutare razionalmente il suo atto di sottomissione momentanea. Facciamo tutti, molto più spesso di quanto ci piace credere, ciò che gli altri ci dicono di fare.

Tendiamo per natura a seguire le norme, anche quelle senza nessun senso, perfino quando sono contro il nostro interesse e lo facciamo pure senza discutere. Siamo influenzati nelle nostre decisioni dal ruolo di chi ci ordina di fare qualcosa, dalla voce perentoria, dall’autorità e dal suo grado di potere.

Quarantacinque milioni di like alla foto di un uovo, dimostrano che siamo disposti a fare e a credere molto più facilmente e frequentemente di quanto siamo disposti ad ammettere. Siamo dei creduloni per natura. Certi account non pubblicano nulla di interessante, nonostante l’incredibile successo. Questa è anche la natura di Internet. Un uovo può diventare più popolare del Papa o di Trump, senza un minimo sforzo. Il fatto che un uovo sia, solo un uovo, è ciò che lo rende vincente. Dicono che un’immagine più è normale e semplice, più crea un’impronta digitale unica.

Quello che a noi di inattivopuntoinfo ha colpito di più sono le interpretazioni che i media hanno dato a questa vicenda. Se vi fate un giro sul web, dopo aver scritto sui motori di ricerca l’uovo di Instagram, scoprirete che ce ne sono veramente di suggestive. C’è chi vede nell’uovo il simbolismo della fertilità, della nascita, della resurrezione, la speranza di una nuova rigenerazione, un punto di partenza, addirittura l’archetipo dell’uovo cosmico, dove tutto ebbe origine. Eppure la didascalia originale della foto non dice nulla sulle ragioni simboliche dell’uovo. Un profilo creato solo con lo scopo di battere il record di like. Niente tette, niente sedere sodo, né curve sensuali, ma un uovo di gallina a mandare in delirio milioni di follower. La frittata è fatta, pronta per essere servita. Siamo alla frutta, anzi all’albume.

Un uovo comune, reso famoso dai media non perché è famoso. I paradossi della fama, non della fame. Evviva il coccodè della gallina che, per esibizionismo o per protezione, si fa sentire dopo lo sforzo compiuto di mettere al mondo l’uovo. Nemmeno lei avrebbe immaginato tanto clamore e fama, tra gli umani. E poi dicono che la gallina è stupida. Chi è più stupido, tra i follower dell’uovo di Instagram e la gallina, adesso è tutto da vedere. Altro che Ronaldo, Chiara Ferragni e Fedez, Wanda Nara e Belen, la vera star è un uovo, fatevene una ragione, almeno fino al prossimo record.

Abbiamo pubblicato questo articolo perché ci interessa un particolare di tutta questa attenzione mediatica: l’ubbidienza cieca. Ci riferiamo a quella di chi ubbidisce agli ordini senza riflettere e senza domandarsi se essi siano giusti o no. Senza spirito critico l’ubbidienza non ha valore. Si ubbidisce quando si è motivati dalle ragioni che inducono a ubbidire. Un’ubbidienza cieca non è mai una virtù, in quanto può soffocare altri valori, quali la libertà, la creatività, la vitalità. Lo spirito critico non è contro le regole, semmai le avvalora, perché ci permette di valutarne la validità e l’efficacia.

È scritturale ubbidire a certe regole nella congregazione, ed è giusto che ogni cristiano sia educato in tal modo. Ma è ancor più importante educare i fratelli ad avere coraggio di attivare e coltivare in maniera sistematica il senso critico all’ubbidienza. Si devono evitare quelle contraddizioni che soffocano lo spirito della legge. Il cristiano non ragiona come i farisei: “Faccio diligentemente, quanto mi hanno ordinato, senza chiedermi il senso di quello che faccio e di quello che non faccio”.

Giusto riconoscimento delle regole e al rispetto di esse, ma anche libertà della critica, in particolare di cosa sta dietro a una regola (potere, sottomissione forzata, autorità indiscriminata) e il beneficio in chi la applica (ingiusta, inadeguata, anacronistica, deleteria, edificante, rafforzativa, istruttiva, unitaria, contestuale). Non c’è peggior cosa di uno spirito acritico di ubbidienza. Questo vale per tutti, sia in congregazione che fuori da essa, in particolare sui social, dove l’unica regola è non avere regole, dove è facile seguire la massa senza chiedersi il perché. Uovo docet.

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