Ma che fine hai fatto?

Ti abbiamo visto irrequieto, preoccupato e depresso. Trovi avversione all’operare e ti lasci sopraffare dalla svogliatezza. Non sai nemmeno tu qual è il vero problema. Qualcuno ti ha fatto passare la voglia di impegnarti nelle tue attività? 

Cerchi disperatamente e in maniera affannosa un capro espiatorio dei tuoi problemi. Le attività cristiane svolte con serenità fino al giorno prima ora ti sembrano un peso eccessivo.

Le regole teocratiche all’interno della congregazione le hai vissute senza nessun ostacolo. Ora le trovi oppressive e limitanti alla tua libertà. Ti inventi scuse di ogni genere pur di non rispettarle.

Ti trovi paralizzato di fronte a quegli ostacoli che tempo fa superavi senza nessuna difficoltà. Ora ti sembrano montagne rocciose da scalare a mani nude e senza attrezzatura addosso. Frequentare le adunanze, predicare la Buona Notizia, associarsi con i fratelli, ti sembra una fatica immane, prima lo facevi senza sforzi particolari. Scambi persino i sorrisi dei fratelli per malumori e le facce gioiose per visi tristi. Andare in Sala ti sembra di andare a un funerale.

Cosa ti è successo? Dov’è finito quell’entusiasmo che ci mettevi nel fare le cose? A guardarti sembri invecchiato di brutto. Si è spento quell’ardore che mostravi quando predicavi alle persone? Sembri un altro! Non ti si può nemmeno avvicinare. Che repulsione è mai questa? D’un botto ti siamo divenuti antipatici. Prima uscivamo insieme e ci divertivamo, ora provi una certa idiosincrasia, persino nei fratelli che lodavi e apprezzavi per la loro devozione a Geova. Insomma, non te ne va bene una. E non sappiamo nemmeno come comportarci con te?

Spiritualemente eri sano come un pesce, ora puzzi come un pesce, scongelato da tre mesi. Si può sapere cosa ti è successo? A malapena riusciamo a parlarti e tu non fai altro che lamentarti degli altri, delle tue malattie, della tua salute, delle tue paranoie. Dov’è finito quell’ottimismo che ti caratterizzava? Quelle rare volte che ti incontriamo per strada sembri un malato terminale per come ciondoli. Mamma mia come ti sei conciato!

L’unica cosa che funziona, ahinoi, è la tua memoria. Ti ricordi ogni particolare, con dolorosa precisione, di tutte le ingiustizie, vere o presunte, che ritieni di aver subito. Le richiami tutte alla mente in maniera puntigliosa. Neanche Geova con i morti che sono nella sua memoria può competere con la tua memoria. A volte sei strano: dici che nessuno ti viene a consolare e quando qualcuno bussa alla porta di casa tua, tu non gli apri. Ti lamenti che non c’è amore nella congregazione, ma tu non è che ne mostri tanto verso di noi. Dov’è finito quel tuo amore altruistico che ti rendeva avvicinabile alle persone?

Quando c’era qualcosa da fare in congregazione, avevi lo spirito di Isaia: “Eccomi”. Ora bisogna cercarti con il lanternino. Sei diventato un centesimo di un euro, che dalla tasca bucata è finito nelle pieghe di quel giubbottone di piumino d’oca che a Lampedusa si usa solo una volta ogni quattro anni, quando la temperatura è vicina allo zero. Altro che centesimo smarrito nella casa della donna. Sei soddisfatto di essere insoddisfatto. Che supplizio, caro fratello! Ti sdoppi e ti contempli, quasi a provare piacere in un tale incanto. A volte sembri una centrifuga rotta, che vorrebbe frullare i suoi pensieri, ma non può, perché guasta.

Una volta combattevi quelli che non si davano da fare, ora sembri tu una battaglia persa. Lentamente sei sprofondato nel torpore e nella noia. Anzi, sembri molto vicino alla pax cadaverica, che non soffre e non gode. Nemmeno la presenza sul divano di casa tua di Charlize Theron o di Angelina Jolie smuovono la tua passione e il desiderio di vita. Il tuo è diventato un disinvestimento libidico sul mondo e sugli altri. Se ti visita uno strizza cervelli dirà che sei affetto da anedonia.

A volte sembri un tibetano che recita come un mantra le parole di Salomone: “E odiai la vita, perché l’opera che è stata fatta sotto il sole era calamitosa dal mio punto di vista, poiché ogni cosa era vanità e un correr dietro al vento”. (Ecclesiaste 2:17). E vabbè, pazienza. Ti vogliamo bene lo stesso, anche così come sei.

(I tuoi amici di inattivo.info)

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Commenti (8)

  • Mario

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    Certo che se qualcuno si riconosce nella tua descrizione, gli passa proprio del tutto la voglia di riavvicinarsi!! Così il Maestro (Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, poiché io sono d’indole mite e modesto di cuore, e troverete ristoro per le anime vostre. Poiché il mio giogo è piacevole e il mio carico è leggero”.)

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    • inattivopuntoinfo

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      Di recente hai fatto due commenti e tutt’e due interpretando e stravolgendo negativamente il senso degli articoli. Se confondi una sana ironia tra amici con il Maestro, il cuore, il giogo, il peso e quant’altro, ci dai l’impressione che vuoi commentare solo per fare polemiche inutili che non ci interessano e che in futuro non pubblicheremo, come stiamo facendo con qualche altro commento ostile, commenti che non incoraggiano né edificano il sano dibattito. Ti consigliamo di rivolgerti altrove.

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      • Autore articolo

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        Ci spiace che qualcuno confonda un articolo dettato da puro spirito goliardico. Il fratello in questione era al corrente dell’articolo da tempo. Ci ha scherzato su prendendoci a sua volta in giro. Il sito è nostro e permetteteci dunque di fare ogni tanto un po’ di ironia fra di noi.

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        • Mario

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          Perdonatemi, non avevo colto lo spirito goliardico dell’articolo. Leggendolo, mi ci sono trovato. Sono molto stanco, sconfortato, depresso. Capire che molte verità in cui credevo non sono “verità” ma mezze-verità se non menzogne mi ha logorato. fatico nel fare le attività teocratiche, mi trascino. Non ne parlo con nessuno peché non capirebbero e mi accuserebbero. Una vita spesa al massimo per poi accogersi di non aver fatto nulla di prezioso agli occhi di Geova è devastante…

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  • Autore articolo

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    Mi spiace per il momento difficile che stai attraversando. Una cosa è certa: agli occhi di Geova qualsiasi cosa, anche la più infinitesimale, è sempre preziosa e Lui, a differenza degli uomini, non la dimentica mai. Che Geova possa concederti la sua forza per ritornare felice.

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  • trismegisto

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    Non ho nessuna voglia di fare polemica. Ieri avevo letto l’articolo e probabilmente ne avevo ricevuto la stessa impressione di Mario, anche io ho speso la mia vita li dentro, e ora la penso come lui, anche x la faccenda delle mezze verità.. Volevo scrivervi ma poi ho rinunciando pensando che ce sempre differenza tra chi viene abusato e chi anche sinceramente vuole aiutare chi e’ stato abusato.E credetemi e’ una differenza abissale. Oggi ho aperto per scrivervi , ma ho trovato il commento di Mario e il seguito. Anche se vi leggo sempre volentieri, mi sento di dirvi che il novanta per cento degli articoli fanno centro, ma in alcuni ,magari ironici, come affermate, danno almeno l’impressione, sicuramente non voluta, di ” colpevolizzare ” , e non tenere conto che certi episodi nella teocrazia, modificano di netto, tutti i parametri di valutazione, e portano a pensare che il problema non è in noi inattivi, ma in un substrato teocratico, che sta rivelando sempre più i suoi limiti,
    Limiti, che forse non vanno più giustificati, ma combattuti se si crede che dietro a tutta questa roba, ci sia davvero chi pensiamo di servire. Sinceramente grazie, a prescindere.

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  • Autore articolo

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    Non immaginavo che una cosa fatta tra amici potesse “colpevolizzare “ qualcuno, tranne che il diretto interessato che è il più sorpreso di tutti di una cosa che riguarda lui e noi. Mi spiace e chiedo scusa. Sui limiti di cui parli sono d’accordo. Non vanno giustificati, ma anche i dubbi dell’inattivita’ e delle mezze verità vanno risolti e scegliere da che parte stare.

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  • Cristiana libera

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    Pur apprezzando i vostri articoli, condivido i pensieri di Mario e Trismegisto. Molte volte ripenso alla gioia che provavo nel frequentare le adunanze e con quanto zelo partecipavo all’opera di predicazione…oggi non sarebbe più lo stesso, perchè le nuove consapevolezze che ho maturato nel tempo mi hanno cambiata.. e forse non sono più compatibili con le direttive di quest’ organizzazione. Il mio ritorno sarebbe di breve durata. Non sono le solite scuse di un’inattiva depressa.. sono motivi validi. Continuo nel mio piccolo a confidare in Dio e per riprendere le parole del vangelo citate da Mario: “imparare da” Gesù. Buona vita!

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