Ma la «verità» ci emoziona ancora?

Oppure abbiamo permesso che alcune emozioni, invece di farci progredire, abbiano bloccato la nostra crescita spirituale e in certi casi spinto alcuni all’inattività?

 La maggioranza degli studi sostiene che solo dopo i sei mesi di vita i bambini cominciano a provare delle vere emozioni. La prima è la gioia, poi la collera, infine paura e tristezza, mentre le emozioni sociali, come vergogna, imbarazzo, gelosia, invidia, colpa, si manifestano più tardi. Che dire di noi cristiani adulti: dopo che ci siamo nutriti con il latte delle cose elementari, abbiamo ancora bisogno che qualcuno ci insegni da capo le basi delle sacre dichiarazioni di Dio per provare le emozioni della verità? (Ebrei 5:12)

Emozione, di derivazione latina, vuol dire trasportare fuori, smuovere, scuotere. Per questo le emozioni ci fanno sentire vivi, dicono agli altri come ci sentiamo, ci smuovono trasportandoci nel mondo rendendoci in molti casi più intelligenti e creativi. In poche parole, le emozioni sono per la mente, l’equivalente di ciò che le sensazioni fisiche sono per il corpo. Il problema è che non è facile decifrarle, soprattutto le emozioni social. In genere, i post positivi stimolano altri post positivi, quelli negativi altri negativi. L’unica differenza tra i due, è che i post positivi si diffondono più rapidamente.

Perché ci emozioniamo?

Le neuroscienze hanno fotografato nel nostro cervello un panorama molto sofisticato per spiegare pienamente perché ci emozioniamo. La psicologia sostiene che le emozioni sono universali e che ci aiutano a comunicare e a prendere decisioni sensate. Secondo la biologia, ci aiutano ad affrontare meglio le sfide dell’ambiente. Nonostante, ogni spiegazione abbia un senso, tutte ci lasciano insoddisfatti. Le emozioni sono un dono del Creatore all’umanità, meravigliose e cariche di mistero.

Tra tutte le emozioni, la gioia è alla portata di tutti, persino per coloro che hanno un atteggiamento cupo e che guardano la realtà con gli occhiali scuri. Eppure, nonostante sia la più positiva, la gioia è la più sottovaluta. Essa ci aiuta a non dedicare troppo tempo per preoccuparci dei nostri problemi. Secondo Gesù, anche la più triste delle tristezze “sarà mutata in gioia” (Giovanni 16:20). Gli ebrei avevano individuato nelle viscere la sede delle emozioni e sapevano bene che senza queste emozioni che si provano quando si scrutano le Scritture, la fede sarebbe stata solo una bella favola. Se la verità esposta nella Bibbia non ci emoziona è perché non permettiamo allo Spirito di permearci fino in fondo.

Le emozioni che si provano sono diverse e individuali. Una preoccupazione è la paura di non avere più il controllo della propria vita. Questo porta a scatenare un senso di rabbia. Ci si può sentire isolati. Ad esempio, un fratello malato, costretto a stare in casa, dopo una raffica iniziale di visite e telefonate, col tempo può succedere che sempre più di rado qualcuno faccia un salto per una visita o una telefonata. Così allo sconforto si aggiunge altro sconforto. Vedere allontanarsi gli amici fa male e a questo punto alcuni tagliano i ponti con tutto e con tutti diventando inattivi. Si è permesso che le emozioni negative avessero il sopravvento sulla gioia di un tempo.

Chi legge attentamente la Parola di Dio sa che spesso il peccato esige un tributo dalla nostra salute emozionale fino a spingerci verso scelte sbagliate che provocano ulteriore dolore e sofferenza. Le emozioni sono una componente vitale della personalità umana e possono diventare potenti elementi di motivazione, sia in positivo sia in negativo. Dio vuole che sperimentiamo gli effetti delle emozioni positive e non è colpa sua, ma del peccato, se subiamo le conseguenze delle emozioni negative.

Leggere la Bibbia e le storie dei suoi personaggi, ci aiuta a capire che non tutti erano immuni alle emozioni negative. Essa descrive i modi come alcuni riuscirono a controllare le proprie emozioni. Quando leggiamo storie ricche di compassione, gentilezza, dolcezza e pazienza, provocano in noi una sensazione di benessere, di prospettive favorevoli e un rapporto soddisfacente con Dio e con il prossimo (Colossesi 3:12-14).

Leggendo la Bibbia comprendiamo che Dio è amore e il piano da lui stabilito prevede che i suoi adoratori si scambino a vicenda tale amore. Questo tipo di amore comporta un assortimento di altri sentimenti ed emozioni positive che possono (se ci lasciamo emozionare da questi passi) tradursi in atteggiamenti propositivi. Chi si lascia emozionare dalla verità biblica, sa che i ricordi sgradevoli saranno rimossi, incluse le sofferenze vissute e le angosce che esse provocano.

Alcuni si sono lasciati scoraggiare dal comportamento di qualche fratello, da lasciarsi andare fuori dalla congregazione. È solo naturale provare certe emozioni di fronte a una profonda delusione, soprattutto se chi ci ha ferito aveva la nostra fiducia. Nella Bibbia si legge che anche Geova prova certe emozioni. Nel Salmo 78 si racconta del dolore di Geova, causato da una condotta ribelle del suo popolo. È rassicurante sapere che Geova vuole molto bene ai suoi adoratori e nonostante i tanti errori non pensa che siano irrecuperabili. Allo stesso tempo il fatto che Geova abbia dei sentimenti e che la nostra condotta possa influire su di essi dovrebbe indurci a riflettere e a spingerci a voler fare ciò che è giusto (Proverbi 27:11).

Ci preoccupiamo troppo delle nostre emozioni e ci dimentichiamo che anche Geova prova in alcuni casi le nostre stesse emozioni. Se, quando leggiamo la Parola di Dio, non permettiamo che la verità susciti in noi emozioni positive, difficilmente avremo successo e gioia nella nostra vita spirituale. Cosa molto grave è che non tutti leggono la Bibbia personalmente.

Da sempre sosteniamo che la lettura del Libro dei Libri, quello cartaceo naturalmente, trasmette a chi lo legge delle sensazioni, che in apparenza potrebbero sembrare poco logiche e anacronistiche, difficili da spiegare a chi non le conosce, ma estremamente concrete e condivise tra gli amanti delle Sacre Scritture. È unica quella sensazione che si prova nel prendere, toccare e sfogliare le pagine della Bibbia, sentirne l’odore della carta. E che dire della felicità di regalare a qualcuno una copia delle Scritture, il nostro libro preferito. Con la Bibbia doniamo anche una parte di noi e di quelle emozioni uniche che solo quel libro ci ha trasmesso in tanti anni di verità. Una copia digitale non è la stessa cosa.

E che dire delle emozioni che ci travolgono quando leggiamo un punto che ci riguarda intimamente, dell’irrefrenabile spinta a evidenziare, sottolineare e scrivere note sui margini. E poi, anni dopo, gioire nel confrontare le sensazioni di un tempo con quelle di oggi, quando vediamo le nostre annotazioni, i nostri appunti. Un libro racconta molto del suo lettore. Si prova una emozione che non si riesce a descrivere quando abbiamo tra le mani la Bibbia.

Una potente energia di quei pensieri e insegnamenti contenuti in quelle pagine che dalle mani si espande in tutto il corpo. Un tablet non è minimamente paragonabile a un cartaceo. Chissà per quale ragione, una copia cartacea della Bibbia si riconosce facilmente e portarne una con sé e leggerla nei momenti liberi, trasmette ad altri l’idea di un devoto assertore dei pensieri di Dio. Un tablet o un cellulare non sono per niente paragonabili a un bel libro dalle pagine consumate dall’uso e ricche di annotazioni.

Tags: , , , , ,

Trackback dal tuo sito.

Lascia un commento

inattivo.info

Inattivo.info è un sito aperto nel 2014 ed è rivolto ai testimoni di Geova non più attivi come un tempo e ai responsabili delle congregazioni.

Built by TANOMA